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Ruth Hagengruber, Widersprüche, Paradoxien und Klärungen. Überlegungen
grundsätzlicher Art zur Frauenforschung aus der Sicht der Philosophinnen



Una scheda di lettura

1. Paradoxien und Widersprüche: Gleichheit und Differenz
2. Das 'konkrete' Allgemeine und das 'generalisierte' Einzelne: Die impliziten Widersprüche der feministischen Theoriediskussion
3. Klärungen
Fazit


1. Paradoxien und Widersprüche: Gleichheit und Differenz
La realtà è paradossale: le donne godono gli stessi diritti degli uomini, eppure sono discriminate. Questo paradosso costituisce uno dei centri della riflessione femminista dell'ultimo secolo. La particolarità psicologica, sociale, storica e di genere deve diventare oggetto di un discorso sull'uguaglianza di diritti nella differenza. Ma come? Il pensiero femminista ha tentato e tenta di rispondere a questa domanda in due modi diversi, per certi tratti addirittura opposti. Secondo la prima corrente di pensiero, il femminismo dell'uguaglianza, la teoria non dovrebbe rispecchiare le condizioni sociali, se reclama una validità; d'altro canto, la teoria rispecchia alcuni fatti, e si dimostra pessima se non tiene conto di particolari condizioni. Da ciò segue la convinzione che la teoria che ha offeso il diritto all'uguaglianza delle donne sia una falsa teoria, perché appunto rappresentante di interessi androcentrici e parziali: bisognerebbe, ad ogni modo, evitare proprio gli errori che il pensiero androcentrico maschile ha commesso. La relativizzazione della teoria e la sua riduzione al solo campo dell'esperienza soggettiva, infatti, contiene un pericolo, ed è per la teoria femminista un boomerang. Le pensatrici della differenza, al contrario, si oppongono all'oggettivismo e si rifiutano di lasciarsi avvolgere dalla struttura patriarcale: così ogni costruzione formale dev'essere decostruita, poiché consiste nell'accettazione del dominio patriarcale.

2. Das 'konkrete' Allgemeine und das 'generalisierte' Einzelne: Die impliziten Widersprüche der feministischen Theoriediskussion
In cosa consiste la problematicità e l'intransigenza di entrambe le posizioni teoriche? Le sostenitrici dell'oggettivismo sostengono il principio dell'uguaglianza formale e sembrano negare la differenza. Le teoriche della differenza combattono l'idea di una conoscenza oggettiva: il paradigma di uguaglianza si dimostra inadeguato alle condizioni di vita reali delle donne Come è possibile allora un'argomentazione che presti attenzione alla particolarità dell'universale? Se sul piano della logica è innegabile che dall'osservazione della realtà non è possibile trarre alcuna conclusione universale, allo stesso tempo l'immagine sociale della donna è improntata proprio su questo modo di argomentare. La stessa Harriet Taylor Mill si dichiarava stupita del fatto che intere generazioni di donne fossero educate da future madri, quando poi non lo sarebbero necessariamente diventate. La problematica sulla discussione sul genere, argomenta la Hagengruber, si sviluppa in due campi di problemi: in primo luogo bisogna notare che lo stato concreto delle cose non si adatta, come premessa, a poter fungere da conclusione valida universalmente. D'altro canto, si creano spiacevoli conseguenze per le donne quando sia realizzata un'uguaglianza formale che non tenga conto della loro particolarità. L'opinione che sostiene la filosofa è dunque questa: il nocciolo del problema non è tanto il genere femminile, quanto di natura logica.

3. Klärungen
L'espressione "avere gli stessi diritti non ha lo stesso significato che essere trattati allo stesso modo", formula un paradosso, che può avere un duplice significato: formalmente esiste l'uguaglianza, ma non concretamente. Come si vede logicamente, si parla su due piani semantici distinti. Noi parliamo del fatto che non c'è, in effetti, l'uguaglianza, e diciamo anche, sul piano dei concetti, che dovrebbe esserci. Sul piano meta-discorsivo possiamo costruire senza fine concetti; il fatto che le persone siano ragionevoli, pone la condizione perché siano anche uguali. Ma le donne e gli uomini non sono tra loro uguali, così come non lo sono le donne tra loro e gli uomini tra loro. Le donne sono uguali tra loro sul piano del genere: l'uguaglianza può dunque essere riferita solo a un concetto. Per le donne però esiste di fatto la condizione per cui la loro concreta femminilità viene posta in stretto rapporto con il loro diritto all'uguaglianza e così le donne continuano ad essere identificate col loro corpo.

Fazit
A quale conclusione ci porta questa discussione orientata verso la ricerca di una società giusta per le donne?
1. L' obiettivo delle teoriche della differenza è quello di decostruire le gerarchie sessuali, mentre le femministe dell'uguaglianza ragionano dal punto di vista astratto sulla differenza concreta che è posta dalla differenza di genere.
2. Le due posizioni argomentano su piani semantici distinti: mentre le seconde parlano di uguaglianza dal punto di vista dei concetti, le prime parlano di differenze concrete. Uguaglianza e differenza sono però strettamente legate e non possono essere pensate come indipendenti. L'uguaglianza di tutti resta immaginaria, ma solo se esiste il principio di uguaglianza si possono difendere i diritti all'uguaglianza delle diverse persone, e anche il loro diritto ad essere diversi.
3. Da quanto detto si può concludere che le differenze concrete, che la realtà ci mostra, possono essere ordinate attraverso concetti. L'uguaglianza non è data, ed è necessario lavorarci ulteriormente dal punto di vista concettuale. Gli uomini e le donne non sono uguali, poiché diversi rispetto al genere, ma possono diventarlo dal punto di vista del loro lavoro, della qualificazione e del rendimento come per quel che riguarda l'educazione dei figli e il lavoro in casa.


Ipertesto a cura di Francesca Di Donato (france[at]sssup.it) Valid XHTML 1.0!