Utente Password Registrati alla rivista | Ho perso la password
Articolo

Lꞌoffensiva natalista

Roberta Cavicchioli
Molti anni fa le femministe, quando dicevano “i nostri corpi, noi stesse” immaginavano un genere di politica nel quale il corpo fosse un oggetto naturale che dobbiamo riscattare dal suo stato di alienazione e strappare dal controllo degli esperti, che possiamo e dobbiamo conoscere e gestire per conto nostro. Ora, i nostri corpi costituiscono la base di vari progetti, in modo che le critiche dell’autorità medica degli anni Sessanta e Settanta non avrebbero potuto immaginare». Nikolas Rose coglie in questo scarto fra la riappropriazione del corpo, allora, tanto agognata dalle giovani attiviste, e la sua confisca da parte di un sistema integrato di poteri che, interpretando interessi di natura politica ed economica, riaffermano l’inferiorità del secondo sesso, proprio a partire dal suo essere corpo, e restaurano il double standard di vittoriana memoria. Assistiamo, oggi, al crescendo di una campagna di colpevolizzazione delle scelte sessuali e riproduttive delle donne: le scelte e i valori cui generazioni di militanti femministe hanno preferito una pace compromissoria. Quelle stesse scelte che, almeno nella breve stagione della lotta per i diritti civile, hanno individuato un ideale regolativo sia in termini di libertà personale sia di genitorialità responsabile, vengono deplorate quale espressione dell’edonismo più deteriore. Iper-responsabilizzata rispetto a quella che si potrebbe definire una “preferenza esplicita per il generare”, la popolazione femminile torna ad assumere su di sé il peso di un enorme dovere anche attraverso una significativa restrizione dell'aborto e allo stretto controllo esercitato sull'accesso alla sterilizzazione volontaria o alla contraccezione d'emergenza. Cifra del valore femminile e massima espressione delle sue potenzialità biologiche, la maternità definisce la realizzazione della donna, l’obiettivo cui tendere. Per meglio comprendere quali circostanze abbiano condotto a questa ambigua stilizzazione del materno, in cui una visione biologista della procreazione sinergizza con il richiamo alla santità dei valori tradizionali, abbiamo ripercorso le tappe di ciò che definiamo nei termini di “offensiva natalista”. Il risultato non è sorprendente: la nemesi della “Real women” premette ad un riposizionamento delle gerarchie costruite sull’instabilità di un capitale che evolve, stravolgendo le logiche del diritto nazionale e crea arcipelaghi di diritti a geometria variabile.
Apri la finestra degli articoli