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04/03/2010

Per una nuova grammatica politica

Alfonso Liguori
Recensione a: Antonio Negri, Fabbrica di Porcellana. Per una nuova grammatica politica, Milano, Feltrinelli, 2008.

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24/02/2010

"Lotta per la liberazione della donna" di Monique Wittig, Gille Wittig, Marcia Rothenberg e Margaret Stephenson

Maddalena Cannito
Questo saggio, tradotto qui per la prima volta in italiano, è il manifesto del movimento femminista francese scritto da Monique Wittig (1935-2003), e da lei firmato insieme a tre sue compagne di lotta. Fu pubblicato nel maggio del 1970 sul mensile di sinistra “L’idiot international”. Il titolo originale del manifesto era:"Pour un mouvement de libération de la femme", cambiato dal direttore della rivista in "Combat pour la libération de la femme".

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29/01/2010

Lo scettro senza il re

Marco Goldoni
Recensione a Nadia Urbinati, Lo scettro senza il re. Rappresentanza e partecipazione nelle democrazie moderne, Roma, Donzelli, 2009.

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29/12/2009

La lingua e l'animale. Politiche della letteratura in Deleuze

Paolo Vignola
Esiste un rapporto profondo e continuativo fra il pensiero di Gilles Deleuze e la letteratura. Non solo non è possibile comprendere la prospettiva filosofica deleuziana senza fare riferimento alle opere di Proust, Kafka e Melville, ma, soprattutto, l’intreccio costruttivo tra la filosofia e la letteratura – e l’arte in generale – è una delle tesi di fondo di "Che cos’è la filosofia?", il testo scritto con Guattari che descrive il ruolo del pensiero filosofico in quanto creatore di concetti, che necessità dell’apparato sostanziale della letteratura. Le tematiche -analizzate da questo articolo - del “fuori della filosofia”, dell’“immagine del pensiero”, del “piano d’immanenza”, dei “personaggi concettuali”, del “divenire minore della lingua” e del “divenire animale” sono indici dell’intrinseco carattere politico del percorso deleuziano,

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10/12/2009

La tragedia dei beni comuni

Garrett Hardin
A cura di
Lorenzo Coccoli

Traduzione italiana del celebre articolo "The Tragedy of the Commons" (1968). A dispetto della sua fama nel campo delle scienze sociali, l'autore, Garrett Hardin, era un biologo che si occupava del problema della sovrappopolazione. Per lui una simile questione non aveva una soluzione tecnica (relativa cioè alla mera applicazione dei risultati delle scienze naturali), ma richiedeva un mutamento nelle nostre prospettive morali. A sostegno di questa tesi, Hardin introdusse la fortunata immagine della “tragedia dei commons”: le risorse comuni, lasciate alla libera iniziativa individuale - senza intervento statale o proprietà privata -, sono destinate inevitabilmente a essere dissipate. Per questo, secondo Hardin, solo una regolazione della libertà riproduttiva potrebbe indurre l'umanità a un comportamento responsabile nei confronti della Terra.

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