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16/05/2011

Il Btfp cambia veste

Redazione BTFP
Il Bollettino telematico di Filosofia Politica cambia veste. Per sapere come funziona, continua a leggere.

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16/03/2011

Volenti non fit iniuria. Considerazioni sul concetto di diritto in Francisco de Vitoria

Lorenzo Milazzo
A partire dagli anni settanta del secolo scorso gli studi sul pensiero di Francisco de Vitoria si soffermano con insistenza sui rapporti che intercorrono fra la sua dottrina giuridica e quella di Tommaso d’Aquino. Alcuni ritengono che gli influssi della tradizione volontarista abbiano indotto il domenicano spagnolo ad elaborare un’articolata teoria del diritto soggettivo abbandonando di conseguenza la teoria “classica” e tommasiana del diritto propriamente inteso come “ciò che è giusto”. Altri dubitano che nell’opera teologica di de Vitoria sia effettivamente contenuta una teoria del diritto soggettivo e perciò solo concludono che la sua dottrina giuridica non si discosta in modo rilevante da quella di Tommaso. Gli uni e gli altri, tuttavia, muovono nelle loro ricerche da un particolare concetto di “diritto soggettivo”, senza tenere conto dei molti altri in uso nel lessico giuridico e politico contemporaneo. Pare dunque opportuno operare innanzitutto una sommaria ricognizione di tali concetti in modo da elaborare un paradigma interpretativo più ampio, adeguato a sottrarre la dottrina giuridica di Francisco de Vitoria ad una lettura riduttivamente binaria. L’applicazione di tale paradigma rivelerà, in effetti, la presenza nella sua opera di una teoria articolata del diritto soggettivo che, tuttavia, non è di per sé incompatibile con il concetto “classico” di diritto e che, anzi, appare per più versi dedotta proprio da tale concetto.

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16/03/2011

Il Riconoscimento in Hegel, tra etica ed economia.

Carla Maria Fabiani
Questo articolo ricostruisce - confrontandosi con la letteratura secondaria più recente - il paradigma del Riconoscimento hegeliano, secondo tre modalità: 1) Anerkennung, ovvero il principio pratico-morale applicato in campo etico-politico; 2) der Kampf um Anerkennung, la lotta premoderna che sostituisce lo stato di natura giusnaturalistico-contrattualistico; 3) Anerkannt-sein, il riconoscimento in atto, squisitamente politico.

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04/03/2011

I percorsi dellꞌemancipazionismo: la costruzione della cittadina nellꞌopera di Mary Wollstonecraft e Olympe De Gouges

Roberta Cavicchioli
E’ sul finire del diciottesimo secolo, in un’Europa costretta a prendere posizione rispetto alla cesura del 1789, che fanno la loro comparsa le due opere a cui si fa risalire la nascita di un pensiero proto-femminista di emancipazionismo come strategia politica scientemente perseguita: si tratta della ꞌDeclaration des droits de la femme et de la citoyenneꞌ firmata nel 1791 dalla sfortunata Olympe de Gouges e della ꞌVindication of the Right of Women: with Structures on Political and Moral Subjectsꞌ data alle stampe da Mary Wollstonecraft nel 1792. Nello stesso anno, la Costituzione di Settembre definisce «in modo identico per uomini e donne l’accesso alla maggiore età civile», ma si tratta di un’affermazione paradossale, poiché le “cittadine”, a dispetto di tale denominazione, sono di fatto escluse dall’esercizio dei diritti civili e politici. Un paradosso e una contraddizione bruciante avvertita come una sperequazione dalle antiche compagne di lotta dei cittadini ora riuniti in un’Assemblea, che le rappresenta in absentia. Di un malcontento diffuso fra le donne, nuovamente ridotte a spettatrici delle altrui deliberazioni, sono espressione le iniziative di personaggi come Pauline Léon - che si fa portavoce delle trecento firmatarie di una petizione in cui si reclama il diritto naturale delle donne ad organizzarsi in Guardia Nazionale - e l’attività di un club femminile, Société Patriotique et de Bienfaisance des amies de la verité, fondato da Etta Palm d’Aelders, che, fra le altre sue iniziative, patrocina una scuola elementare destinate alle bambine e si batte per l’introduzione del divorzio. Se tali provvedimenti si potrebbero interpretare come un segno forte da parte della Convenzione, l’illusione che vi sia un’unanimità attorno ad un modello di cittadinanza inclusiva per le donne viene presto spezzata dall’imperversare della violenza; le rivendicazioni portate dai gruppi femminili sono delegittimate da un susseguirsi di scelte che colpiscono le esponenti di spicco dei gruppi femminili e dei salons emancipazionisti: la condanna della “Ninfa Egeria” Manon Roland e di Olympe De Gouges mostrano chiaramente come l’ispirazione liberale e libertaria della Rivoluzione abbia lasciato il passo all’insurrezionalismo sanguinario del Terrore.

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17/12/2010

Lꞌoffensiva natalista

Roberta Cavicchioli
Molti anni fa le femministe, quando dicevano “i nostri corpi, noi stesse” immaginavano un genere di politica nel quale il corpo fosse un oggetto naturale che dobbiamo riscattare dal suo stato di alienazione e strappare dal controllo degli esperti, che possiamo e dobbiamo conoscere e gestire per conto nostro. Ora, i nostri corpi costituiscono la base di vari progetti, in modo che le critiche dell’autorità medica degli anni Sessanta e Settanta non avrebbero potuto immaginare». Nikolas Rose coglie in questo scarto fra la riappropriazione del corpo, allora, tanto agognata dalle giovani attiviste, e la sua confisca da parte di un sistema integrato di poteri che, interpretando interessi di natura politica ed economica, riaffermano l’inferiorità del secondo sesso, proprio a partire dal suo essere corpo, e restaurano il double standard di vittoriana memoria. Assistiamo, oggi, al crescendo di una campagna di colpevolizzazione delle scelte sessuali e riproduttive delle donne: le scelte e i valori cui generazioni di militanti femministe hanno preferito una pace compromissoria. Quelle stesse scelte che, almeno nella breve stagione della lotta per i diritti civile, hanno individuato un ideale regolativo sia in termini di libertà personale sia di genitorialità responsabile, vengono deplorate quale espressione dell’edonismo più deteriore. Iper-responsabilizzata rispetto a quella che si potrebbe definire una “preferenza esplicita per il generare”, la popolazione femminile torna ad assumere su di sé il peso di un enorme dovere anche attraverso una significativa restrizione dell'aborto e allo stretto controllo esercitato sull'accesso alla sterilizzazione volontaria o alla contraccezione d'emergenza. Cifra del valore femminile e massima espressione delle sue potenzialità biologiche, la maternità definisce la realizzazione della donna, l’obiettivo cui tendere. Per meglio comprendere quali circostanze abbiano condotto a questa ambigua stilizzazione del materno, in cui una visione biologista della procreazione sinergizza con il richiamo alla santità dei valori tradizionali, abbiamo ripercorso le tappe di ciò che definiamo nei termini di “offensiva natalista”. Il risultato non è sorprendente: la nemesi della “Real women” premette ad un riposizionamento delle gerarchie costruite sull’instabilità di un capitale che evolve, stravolgendo le logiche del diritto nazionale e crea arcipelaghi di diritti a geometria variabile.

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