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<title>btfp: aggiornamenti</title>
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<description>Filosofia politica: articoli e testi open access</description>
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<dc:date>Mon Sep  7 21:10:07 2004</dc:date>
<dc:creator>pievatolo@dsp.unipi.it (Maria Chiara Pievatolo)</dc:creator>
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	<title>Questo feed rss non verrà più aggiornato </title>
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	<description>Il nuovo feed rss del btfp è http://bfp.sp.unipi.it/btfp/?feed=rss2</description>
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<item rdf:about="http://bfp.sp.unipi.it/btfp/?p=1">
	<title>Il btfp cambia veste</title>
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	<description>Il Bollettino telematico di Filosofia Politica cambia veste. A partire da oggi diventa un overlay journal, una rivista copertina che segnala testi già resi pubblici altrove. Nel nostro caso, l’archivio ad accesso aperto di riferimento è l’archivio “Giuliano Marini”. Il nuovo sistema dovrebbe abbreviare i tempi di pubblicazione e dovrebbe facilitare la discussione sugli articoli.
		
	La rivista nella nuova veste  è  accessibile all’url: http://bfp.sp.unipi.it/btfp/
		
	Questa (http://bfp.sp.unipi.it/btfp/?page_id=81) è la nuova procedura per inviare un articolo, che deve essere adottata anche dagli autori che ci hanno sottoposto un articolo non ancora valutato o accettato ma non ancora pubblicato.
		
	L’archivio degli articoli pubblicati sulla vecchia rivista resta comunque accessibile, e anche gli indirizzi dei contribuiti già usciti rimangono invariati. Abbiamo preparato delle Faq per orientare autori e lettori nella transizione. Il nostro nuovo feed rss primario è:
	http://bfp.sp.unipi.it/btfp/?feed=rss2
		
Per chiarimenti e suggerimenti è sempre possibile  scrivere alla redazione.</description>
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<item rdf:about="http://minimacademica.wordpress.com/2011/03/15/lettera-aperta-sullaccesso-aperto-i-principi-versione-1-2/">
	<title>Una lettera aperta sull'accesso aperto (versione 1.2)</title>
	<link>http://minimacademica.wordpress.com/2011/03/15/lettera-aperta-sullaccesso-aperto-i-principi-versione-1-2/</link>
	<description>Per caldeggiare l'inserimento nel nuovo statuto di ateneo dell'università pisana di una norma che promuova la pubblicazione ad accesso aperto: la norma proposta è ora integrata in modo tale che non rimanga una mera dichiarazione di principio. Questo documento viene reso pubblico perché altri ne possano trarre ispirazione.</description>
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<item rdf:about="http://purl.org/hj/bfp/277">
	<title>Lorenzo Milazzo, Volenti non fit iniuria. Considerazioni sul concetto di diritto in Francisco de Vitoria</title>
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	<description>A partire dagli anni settanta del secolo scorso gli studi sul pensiero di Francisco de Vitoria si soffermano con insistenza sui rapporti che intercorrono fra la sua dottrina giuridica e quella di Tommaso d’Aquino. Alcuni ritengono che gli influssi della tradizione volontarista abbiano indotto il domenicano spagnolo ad elaborare un’articolata teoria del diritto soggettivo abbandonando di conseguenza la teoria “classica” e tommasiana del diritto propriamente inteso come “ciò che è giusto”. Altri dubitano che nell’opera teologica di de Vitoria sia effettivamente contenuta una teoria del diritto soggettivo e perciò solo concludono che la sua dottrina giuridica non si discosta in modo rilevante da quella di Tommaso. Gli uni e gli altri, tuttavia, muovono nelle loro ricerche da un particolare concetto di “diritto soggettivo”, senza tenere conto dei molti altri in uso nel lessico giuridico e politico contemporaneo. Pare dunque opportuno operare innanzitutto una sommaria ricognizione di tali concetti in modo da elaborare un paradigma interpretativo più ampio, adeguato a sottrarre la dottrina giuridica di Francisco de Vitoria ad una lettura riduttivamente binaria. L’applicazione di tale paradigma rivelerà, in effetti, la presenza nella sua opera di una teoria articolata del diritto soggettivo che, tuttavia, non è di per sé incompatibile con il concetto “classico” di diritto e che, anzi, appare per più versi dedotta proprio da tale concetto. 
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<item rdf:about="http://purl.org/hj/bfp/158">
	<title>Carla Maria Frontoni, Il Riconoscimento in Hegel, tra etica ed economia. </title>
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	<description>Questo articolo ricostruisce - confrontandosi con la letteratura secondaria più recente - il paradigma del Riconoscimento hegeliano, secondo tre modalità: 1) Anerkennung, ovvero il principio pratico-morale applicato in campo etico-politico; 2) der Kampf um Anerkennung, la lotta premoderna che sostituisce lo stato di natura giusnaturalistico-contrattualistico; 3) Anerkannt-sein, il riconoscimento in atto, squisitamente politico. </description>
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	<title>Roberta Cavicchioli, I percorsi dell'emancipazionismo: la costruzione della cittadina nell'opera di Mary Wollstonecraft e Olympe De Gouges </title>
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	<description>E’ sul finire del diciottesimo secolo, in un’Europa costretta a prendere posizione rispetto alla cesura del 1789, che fanno la loro comparsa le due opere a cui si fa risalire la nascita di un pensiero proto-femminista di emancipazionismo come strategia politica scientemente perseguita: si tratta della ꞌDeclaration des droits de la femme et de la citoyenneꞌ firmata nel 1791 dalla sfortunata Olympe de Gouges e della ꞌVindication of the Right of Women: with Structures on Political and Moral Subjectsꞌ data alle stampe da Mary Wollstonecraft nel 1792. Nello stesso anno, la Costituzione di Settembre definisce «in modo identico per uomini e donne l’accesso alla maggiore età civile», ma si tratta di un’affermazione paradossale, poiché le “cittadine”, a dispetto di tale denominazione, sono di fatto escluse dall’esercizio dei diritti civili e politici. Un paradosso e una contraddizione bruciante avvertita come una sperequazione dalle antiche compagne di lotta dei cittadini ora riuniti in un’Assemblea, che le rappresenta in absentia. Di un malcontento diffuso fra le donne, nuovamente ridotte a spettatrici delle altrui deliberazioni, sono espressione le iniziative di personaggi come Pauline Léon - che si fa portavoce delle trecento firmatarie di una petizione in cui si reclama il diritto naturale delle donne ad organizzarsi in Guardia Nazionale - e l’attività di un club femminile, Société Patriotique et de Bienfaisance des amies de la verité, fondato da Etta Palm d’Aelders, che, fra le altre sue iniziative, patrocina una scuola elementare destinate alle bambine e si batte per l’introduzione del divorzio. Se tali provvedimenti si potrebbero interpretare come un segno forte da parte della Convenzione, l’illusione che vi sia un’unanimità attorno ad un modello di cittadinanza inclusiva per le donne viene presto spezzata dall’imperversare della violenza; le rivendicazioni portate dai gruppi femminili sono delegittimate da un susseguirsi di scelte che colpiscono le esponenti di spicco dei gruppi femminili e dei salons emancipazionisti: la condanna della “Ninfa Egeria” Manon Roland e di Olympe De Gouges mostrano chiaramente come l’ispirazione liberale e libertaria della Rivoluzione abbia lasciato il passo all’insurrezionalismo sanguinario del Terrore. </description>
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	<title>Roberta Cavicchioli, L'offensiva natalista </title>
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	<description>Molti anni fa le femministe, quando dicevano “i nostri corpi, noi stesse” immaginavano un genere di politica nel quale il corpo fosse un oggetto naturale che dobbiamo riscattare dal suo stato di alienazione e strappare dal controllo degli esperti, che possiamo e dobbiamo conoscere e gestire per conto nostro. Ora, i nostri corpi costituiscono la base di vari progetti, in modo che le critiche dell’autorità medica degli anni Sessanta e Settanta non avrebbero potuto immaginare». Nikolas Rose coglie in questo scarto fra la riappropriazione del corpo, allora, tanto agognata dalle giovani attiviste, e la sua confisca da parte di un sistema integrato di poteri che, interpretando interessi di natura politica ed economica, riaffermano l’inferiorità del secondo sesso, proprio a partire dal suo essere corpo, e restaurano il double standard di vittoriana memoria. Assistiamo, oggi, al crescendo di una campagna di colpevolizzazione delle scelte sessuali e riproduttive delle donne: le scelte e i valori cui generazioni di militanti femministe hanno preferito una pace compromissoria. Quelle stesse scelte che, almeno nella breve stagione della lotta per i diritti civile, hanno individuato un ideale regolativo sia in termini di libertà personale sia di genitorialità responsabile, vengono deplorate quale espressione dell’edonismo più deteriore. Iper-responsabilizzata rispetto a quella che si potrebbe definire una “preferenza esplicita per il generare”, la popolazione femminile torna ad assumere su di sé il peso di un enorme dovere anche attraverso una significativa restrizione dell'aborto e allo stretto controllo esercitato sull'accesso alla sterilizzazione volontaria o alla contraccezione d'emergenza. Cifra del valore femminile e massima espressione delle sue potenzialità biologiche, la maternità definisce la realizzazione della donna, l’obiettivo cui tendere. Per meglio comprendere quali circostanze abbiano condotto a questa ambigua stilizzazione del materno, in cui una visione biologista della procreazione sinergizza con il richiamo alla santità dei valori tradizionali, abbiamo ripercorso le tappe di ciò che definiamo nei termini di “offensiva natalista”. Il risultato non è sorprendente: la nemesi della “Real women” premette ad un riposizionamento delle gerarchie costruite sull’instabilità di un capitale che evolve, stravolgendo le logiche del diritto nazionale e crea arcipelaghi di diritti a geometria variabile.  </description>
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	<title>Stato e anarchia</title>
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	<description>Recensione di G. Pondrano Altavilla a M.A. Bakunin, Gosudarstvennost’ i anarchija. Cast. I, Izdanie Social’no – Revoljucionnoj Partii, I, Zurigo – Ginevra, 1873, trad. it. di Nicole Vincileoni e Giovanni Corradini con il titolo Stato e anarchia, Milano, Feltrinelli, 2009.  </description>
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	<title>Abbozzo di una morale senza obbligo né sanzione</title>
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	<description>Recensione di Lucia Dileo a Jean-Marie Guyau, Abbozzo di una morale senza obbligo né sanzione. Con le annotazioni di Friedrich Nietzsche, a cura di Ferruccio Andolfi, Reggio Emilia, Diabasis, 2009.</description>
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	<title>Lessico delle discriminazioni: tra società, diritto ed istituzioni</title>
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	<description>Recensione di Mattia Baglieri a Thomas Casadei (a cura di), Lessico delle discriminazioni: tra società, diritto ed istituzioni, Reggio Emilia, Diabasis, 2008.
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	<title>Lorenzo Coccoli, Rousseau critico della proprietà moderna: il Discorso sull'origine della disuguaglianza</title>
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	<description>Nel Discorso sull’origine della disuguaglianza ci sono due direttrici di pensiero apparentemente opposte, eppure curiosamente convergenti: da una parte, un ordine di idee e dei parametri valutativi ereditati - più o meno consapevolmente - dalla riflessione teologica patristica e forse dalla canonistica più antica, che Rousseau sicuramente conosceva; dall’altra, un’indagine piuttosto acuta del presente e delle sue trasformazioni. Da un lato una tradizione che vedeva nella proprietà una conseguenza del peccato originale, e nel lavoro una condanna divina; dall’altro il sorgere della società moderna, le enclosures, lo sradicamento delle comunità rurali, l’affermarsi di un nuovo ordine giuridico e la creazione coatta di un mercato del lavoro. Se interpretiamo il secondo Discorso rousseauiano non come una ricostruzione della «origine della società e delle leggi» tout court, ma come analisi critica della nascita della società e delle leggi moderne, il quadro si complica e si arricchisce di nuove e interessanti sfumature. 
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	<title>Maria Chiara Pievatolo, Il Gorgia di Platone</title>
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	<description>Una lettura ipertestuale del Gorgia di Platone, nata per l'uso degli studenti del corso di filosofia politica presso la facoltà di scienze politiche pisana.</description>
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	<title>Da oggi è possibile commentare i nostri articoli</title>
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	<description>Abbiamo scelto il servizio FriendFeed, che permette sia di avere notizia degli aggiornamenti, sia di commentare liberamente e pubblicamente i nostri articoli. </description>
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	<title>Calogero Alberto Petix, Diritti, pace, democrazia e relazioni internazionali nel pensiero di Condorcet</title>
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	<description>La tutela dei diritti universali, l'origine consensuale del potere, l'universale razionalità della natura umana sono principi cardine di tutto il pensiero condorcetiano, che trovano, nella sua visione cosmopolitica l'espressione più compiuta del loro potenziale. Il saggio analizza il pensiero del filosofo e costituzionalista Condorcet in materia di relazioni internazionali, argomento quasi del tutto ignorato dalla critica storica. La proposta di Condorcet giunge in un momento di maturità della riflessione illuministica, sviluppatasi in Francia, sul tema del rapporto tra le nazioni e del cosmopolitismo. Nella prima parte del lavoro vengono analizzate le concrete proposte di riforma istituzionale avanzate dal filosofo prima e dopo la rivoluzione. Mettendo da parte l’utopica clausola del progetto dell’Abbé de Saint Pierre della rinuncia del diritto alla guerra da parte degli Stati, Condorcet cerca di trovare delle soluzioni per una pacifica composizione delle controversie tra le nazioni e per il graduale superamento della guerra, che ritiene un prodotto storico legato al contingente assetto politico. La soluzione individuata da Condorcet ruota innanzitutto attorno al principio del trasferimento del potere di fare la guerra e di dichiarare la pace dall’esecutivo al popolo. Nella fase rivoluzionaria, Condorcet può trasfondere le proprie convinzioni nella codificazione del primo progetto costituzionale repubblicano. Si cercano di comprendere, altresì, le ragioni della sua evoluzione dal pacifismo pre-rivoluzionario all’interventismo. Nella seconda parte del lavoro si esamina l’utopia cosmopolitica condorcetiana, basata sulla convinzione dell’esistenza di una ragione universale, fondamento sul quale edificare i futuri rapporti internazionali. L’approdo è quello di un’unificazione cosmopolitica agevolata dall’uso di una lingua universale e dal ruolo di guida ed esempio delle nazioni più avanzate nel processo di liberazione ed emancipazione di ciascun individuo da ogni forma di dispotismo e schiavitù materiale o culturale. 
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<item rdf:about="http://www.fupress.com/scheda.asp?IDV=1953">
<title>Francesca Di Donato, La scienza e la rete. L'uso pubblico della ragione nell'età del Web</title>
<link>http://www.fupress.com/scheda.asp?IDV=1953</link>
<description>L'avvento e la diffusione di Internet e del Web hanno radicalmente trasformato le modalità di comunicazione. Questo libro - uscito nella collana Methexis - considera un ambito particolare della comunicazione in rete: quello relativo alla scienza.
L'autrice  ricostruisce le circostanze in cui hanno avuto origine il sistema moderno di comunicazione scientifica e gli strumenti qualitativi e quantitativi di valutazione della scienza. L'analisi successivamente si concentra  sulla storia, la filosofia e l'architettura del Web dalla nascita fino alle più recenti evoluzioni tecniche (Web semantico) e socio-culturali (Web 2.0). Infine,viene prospettato e proposto un modello di comunicazione della scienza aperto e democratico, reso possibile grazie all'impiego di strumenti trasparenti, accessibili e distribuiti.</description>
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<item rdf:about="http://www.fupress.com/scheda.asp?IDV=1904">
	<title>Dino Costantini, Multiculturalismo alla francese?
Dalla colonizzazione all'immigrazione</title>
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	<description>L'ortodossia repubblicana non riconosce teoricamente dignità politica ad alcun corpo intermedio tra gli individui liberi, eguali e spogliati di ogni particolarismo, e la nazione sovrana. È per questo che sino al giorno d'oggi, la discussione pubblica francese è segnata da un radicato sospetto nei confronti di ogni «comunitarismo», e dalla proscrizione del concetto stesso di politica multiculturale. Ma le politiche concretamente seguite dalla Francia repubblicana sono state coerenti con i principi
proclamati? Ed è davvero possibile affermare che le identità culturali non siano mai state pubblicamente «riconosciute»? Attraverso un'indagine pluridisciplinare, ci si propone di indagare l'ambigua relazione esistente tra la teoria e la pratica nella gestione repubblicana della pluralità
culturale.</description>
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	<title>Garrett Hardin, La tragedia dei beni comuni </title>
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	<description>Traduzione italiana, curata da Lorenzo Coccoli, del celebre articolo "The Tragedy of the Commons" (1968). A dispetto della sua fama nel campo delle scienze sociali, l'autore, Garrett Hardin, era un biologo che si occupava del problema della sovrappopolazione. Per lui una simile questione non aveva una soluzione tecnica (relativa cioè alla mera applicazione dei risultati delle scienze naturali), ma richiedeva un mutamento nelle nostre prospettive morali. A sostegno di questa tesi, Hardin introdusse la fortunata immagine della “tragedia dei commons”: le risorse comuni, lasciate alla libera iniziativa individuale - senza intervento statale o proprietà privata -, sono destinate inevitabilmente a essere dissipate. Per questo, secondo Hardin, solo una regolazione della libertà riproduttiva potrebbe indurre l'umanità a un comportamento responsabile nei confronti della Terra.</description>
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