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BFP - Home | Titoli :: schede di lettura: A. W. Saxonhouse, The Philosopher and the Female in the Political Thought of Plato (1976)

A. W. Saxonhouse, The Philosopher and the Female in the Political Thought of Plato (1976)
in Feminist Interpretations of Plato, pp. 67-84



Una scheda di lettura
di Maria Chiara Pievatolo


Le proposte femministe del V libro della Repubblica vanno considerate con cautela, alla luce della circostanza che nell'VIII libro l'uguaglianza fra i sessi è trattata come sintomo di degenerazione democratica. Platone, in realtà, fa i conti col femminile usando due differenti strategie:

- Desessualizzazione del femminile (V libro della Repubblica): le donne che fanno parte della classe dei guardiani sono quasi senza corpo e, soprattutto, senza eros. Prima del V libro, le donne appaiono fuggevolmente come oggetto di eros nel discorso di Cefalo sulla vecchiaia e nel mito dell'anello di Gige, ove la regina di Lidia si fa sedurre dal controllo del potere e della visibilità. Appaiono poi nella città lussuosa ma solo come cortigiane, flautiste, profumiere, pasticciere - in concomitanza con l'emergere della classe dei guerrieri, perché il lusso richiede protezione. Il solo riferimento alle donne come membri della città si ha in 423c, quando si allude al possesso comune delle donne e dei figli. Poi, nel V libro, Socrate introduce improvvisamente il tema dell'uguaglianza femminile: il concetto di physis, qui non riguarda il potere e il piacere, com'era per il sofisti, ma l'arete in quanto potenzialità di eccellenza. Socrate non prende in considerazione le capacità femminili e dice che le donne differiscono dagli uomini come i chiomati dai calvi. Il ruolo riproduttivo della donna è minimizzato. Il corpo è desessualizzato.
Perché Socrate introduce all'improvviso le donne, le desessualizza e le rende uguali agli uomini? Questa operazione comporta una perversione della loro natura. L'assurdità dell'immagine di una donna vecchia che fa ginnastica nuda preannuncia quella del filosofo al governo: la città giusta è ingiusta verso le donne e i filosofi. Distrugge le nature peggiori come le migliori.

- Sessualizzazione del femminile (VI libro della Repubblica): l'implicita equazione fra il femminile e il filosofico continua nel VI libro, ove si cerca di descrivere le caratteristiche del filosofo indipendentemente dalle restrizioni imposte dalla vita politica. L'erotico e il corporeo riprendono il loro posto: l'amante della saggezza desidera appassionatamente ciò che è. Su questa falsariga, nel Teeteto, Socrate si ritrae come levatrice e descrive i processi del conoscere femminilizzandoli in termini di travaglio e parto. Nel libro VII il filosofo è di nuovo costretto alla politica, ridicolo come la donna nuda in palestra. Ma il ridicolo nasce dall'assurdo e dal fantastico.

La filosofia è femminilizzata: il filosofo non ha bisogno solo delle qualità maschili di coraggio e forza, ma anche di quelle femminili come la gentilezza. Inoltre, i filosofi nel corpus platonico e le donne nel mondo greco sono individui privati, che appartengono al mondo dell'idion e non a quello del koinon. Il filosofo può isolarsi dall'opinione della città, mentre il cittadino deve sacrificare la propria conoscenza privata e accettare quello che la città esige. Le donne e i filosofi fanno ciò che è loro proprio (partorire) indipendentemente da dove si trovano - a differenza degli uomini politici, che devono adattarsi alla città. Il filosofo, come le donne, può diventare pericoloso, ma di solito è semplicemente inutile.
La politica, essendo connessa al servizio militare e alla andreia, era in Grecia una questione maschile. Il progetto platonico, di contro, si incentra sul tentativo di rendere la politica più femminile e filosofica: nel Politico, l'arte politica è paragonata alla tessitura - arte femminile che Penelope usava per differire le scelte politiche, e che viene menzionata come femminile anche nella Repubblica. Platone stesso, del resto, è consapevole del carattere intimamente conflittuale del suo progetto: la Repubblica con i suoi paradossi ridicoli e ironici suggerisce che la politica è sempre imperfetta e vive del conflitto fra pubblico e privato, fra guerra e tessitura.
Nella Repubblica, le donne vengono distolte dal compito di dare la vita e vengono inserite in una struttura di morte: il libro inizia con la morte, preannunciata dall'anziano Cefalo, e finisce con un mito sulla morte. Gige si trasforma in uomo politico tramite il contatto con un cadavere. I guerrieri sono addestrati a non temere la morte per timore che rifiutino di partecipare alla comunità politica che, come dice anche Pericle nell'orazione sopra i caduti riportata da Tucidide, esige la morte. L'immagine della caverna ricorda la casa di Ade con le sue ombre. Ma come la femmina ha bisogno del maschio per partorire figli, così il filosofo ha bisogno della città, perché senza di essa non ci sarebbe luogo per la praticare la filosofia.


Ipertesto a cura di Francesca Di Donato (france[at]sssup.it) Valid XHTML 1.0!