Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 29 ottobre 2000

Ch. Friecke, P. König, Th. Petersen (hrsg. v.), Das Recht der Vernunft. Kant und Hegel über Denken, Erkennen und Handeln, Stuttgart-Bad Cannstatt, Frommann-Holzboog, 1995, pp. 438.

M. Alessio, Azione ed eticità in Hegel. Saggio sulla 'Filosofia del diritto’, Milano, Guerini e Associati, 1996, pp. 280.


La raccolta Das Recht der Vernunft (edita nella collana Spekulation und Erfahrung, della Frommann di Stoccarda), esce in occasione dei sessantacinque anni di Hans Friedrich Fulda. Fra i più illustri studiosi della filosofia classica tedesca, già presidente della Hegel-Vereinigung, Fulda ha contribuito agli studi di filosofia politica con il volume: Das Recht der Philosophie in Hegels Philosophie des Rechts (Frankfurt a.M., Suhrkamp, 1965), nel quale per la prima volta veniva proposta la lettura in chiave logica della Filosofia del diritto hegeliana.
Nel volume che si segnala sono raccolti saggi di varia provenienza e di vario interesse. Alla filosofia pratica è dedicata la seconda sezione, nella quale si trovano i contributi relativi alla moralità, al diritto, e alla storia). In merito a questi argomenti, il volume focalizza il recente dibattito sulla teoria dell'azione, in modo particolare il rapporto intercorrente tra l'azione morale e l'azione etica, al quale è stato ricondotto il confronto tra Kant e Hegel. Su questa linea si collocano i contributi di Karl Ameriks (Probleme der Moralität bei Kant und Hegel, pp. 263-89), di Claudio Cesa (Hegel und die kantische Moralität, pp. 291-309), di Ludwig Siep (Das Recht als Ziel der Geschichte. Überlegungen im Anschluss an Kant und Hegel, pp. 355-79), e di Bernard Bourgeois (Kunst der Natur und List der Vernunft, pp. 381-404).  Il rapporto tra la filosofia pratica di Kant e quella di Hegel è molto interessante per comprendere non solo le differenze sistematiche tra i due pensatori, ma anche la realtà politica contemporanea, divisa fino ai nostri giorni nella scelta tra moralità e eticità. Il merito dei lavori presenti in questa raccolta è quello di mostrare il rapporto tra Kant e Hegel superando lo schema di contrapposizione, per contestualizzarlo all'interno di un orizzonte problematico comune: quello della forma pratica della razionalità, cioè della volontà e del suo rapporto con la libertà. Soltanto in questo modo si possono mettere in luce sia le convergenze tra il pensiero morale di Kant e quello di Hegel, sia il tentativo hegeliano di superamento e conciliazione della moralità kantiana. In questa prospettiva si collocano tanto il contributo di Cesa, quanto quello di Siep: il primo sottolinea la confluenza in Hegel delle istanze morali originarie di Kant, il secondo la permanenza nella Filosofia del diritto della concezione kantiana del diritto come orizzonte per la comprensione dello sviluppo storico. In conclusione, il valore unitario di questa raccolta deve essere ricercato nel tentativo di dare una lettura complessiva, e il più possibile coerente, di quel periodo della storia del pensiero che ha avuto per maggiori rappresentanti i filosofi di Königsberg e di Stoccarda.


Sugli stessi temi relativi alla teoria pratica di Hegel un altro lavoro significativo è il volume di Manuela Alessio, il cui obiettivo principale  è quello di dare un’elaborazione alla forma dell’azione etica. Secondo l'interpretazione introdotta nel nostro paese da Bertrando Spaventa e proseguita da Benedetto Croce e  Giovanni Gentile, la concezione dell'eticità dovrebbe costituire il carattere maggiormente significativo della filosofia hegeliana. Già all'epoca, a una tale interpretazione si opponeva quella di Augusto Vera, la quale è stata fatta propria nel nostro secolo da Karl Löwith, in Germania, e da Enrico De Negri in Italia. Costoro impostavano la loro lettura di Hegel sul carattere speculativo, manifestando in questo modo l'interesse per tutti quegli elementi che andavano oltre la dottrina dell'eticità, cioè la moralità e la religione. Nel solco di quest'ultima tradizione si collocano anche i lavori, a noi più recenti, di Claudio Cesa e Giuliano Marini, i quali hanno posto in rilievo il valore dell'individuo finito nel rapporto tra moralità e eticità, e tra libertà soggettiva e libertà oggettiva.
Il volume di Manuela Alessio deve essere visto alla luce di queste grandi scelte  interpretative. Secondo l'autrice, l'eticità è superamento perentorio del momento morale (pp. 40-60), e la sostanza etica è il reale fondamento dell'azione (pp. 60-9; pp. 153-73), perché, scrive la Alessio citando da un passo dell'Estetica, solo gli individui possono agire  "effettualmente" (p. 240). In merito alla teoria dell'agire, ci limitiamo a notare solamente la problematicità del  riferimento sistematico citato dall'autrice, giacché per affrontare esaurientemente un simile argomento bisognerebbe esplicitare la differenza fondamentale presente nella filosofia hegeliana tra l'azione umana (die Handlung) e l'agire assoluto (die absolute Tätigkeit), sulla quale non possiamo soffermarci in questa sede. A caratterizzare in modo particolare il volume della Alessio sta il suo esplicito accostamento della Filosofia del diritto hegeliana alle categorie della filosofia politica di Carl Schmitt, seguendo una tendenza recente, che trova aderenti in J.-F. Kervégan e in Giuseppe Duso. Questa tendenza ha tentato di uscire dalla contrapposizione tradizionale tra spirito oggettivo e spirito assoluto, spostando l'interesse sulle questioni relative alla natura della sovranità e della decisione del monarca, in modo indipendente dal restante apparato concettuale che caratterizza il nucleo teorico dell'opera hegeliana sul diritto.
Per molti versi l'operazione di questi autori, e con essi della Alessio, non ci sembra molto dissimile da quella tentata anni fa da Karl Heinz Ilting; evidentemente, con intenzionalità e scopi opposti, ma con una metodologia comune. Nel volume una tale metodologia si manifesta in modo molto chiaro proprio nella trattazione del potere del principe (pp. 175 sgg.). È da premettere che le fonti attraverso le quali l'autrice ricostruisce questa visione del principe e della sua volontà sovrana sono numerose e abbastanza univoche; inoltre, Hegel tratta ampiamente la natura del monarca caratterizzandola in relazione al fatto di essere la personificazione della volontà all’interno dei poteri dello stato. Pertanto, seguendo il testo hegeliano la natura del principe dovrebbe essere la pura decisione (Rph., §§ 275-79). Tuttavia, in altri luoghi Hegel sembra non restare fedele a questa posizione descritta nel 1820-21, e, addirittura, sembra spostare la considerazione del momento rappresentativo della totalità dal monarca al governo (Enz. C, § 541).
L'oscillazione delle posizioni hegeliane si può spiegare in riferimento alla Filosofia della storia: a ben guardare, l’agire del monarca è posto da Hegel all’interno del contesto di una storia del mondo che si articola alla luce di un destino che trascende la possibilità stessa della decisione del sovrano, in quanto quest’ultima rimane sempre confinata nella finitezza umana. Allora, la questione della volontà decidente del principe rimanda al rapporto esistente tra l’agire umano e lo sviluppo dell’assoluto, con il quale si chiude la Filosofia del diritto. L’agire del monarca, alla luce del “corso del mondo”, appare non più come l’acme (die Spitze) della possibilità dell’agire umano, ma diviene un esempio dell’incommensurabilità tra finità e infinità, e rende manifesta l’accidentalità alla radice delle azioni compiute nel mondo. Al contrario, la ricostruzione della problematica storica effettuata dall'autrice muove da una tesi definita in modo netto e preliminare: cioè, prosegue nella scelta in favore dello spirito oggettivo, la quale era stata inaugurata subito dopo la morte di Hegel da Eduard Gans, ed è giunta fino a noi attraverso il filtro della scuola dei giovani-hegeliani.
Prezioso merito dell'autrice, è quello di tentare sulla via di questa scelta interpretativa una attualizzazione della filosofia hegeliana, mettendola in relazione con la dimensione moderna della politica. È proprio in questa direzione che sorgono gli elementi di riflessione più interessanti, perché è senz’altro vero che il dissolvimento della tradizione "borghese-cristiana" ha introdotto in politica una radicalità nel conflitto etico prima sconosciuta, come aveva sapientemente visto Karl Löwith. Nondimeno, sarebbe interessante riflettere sul modo in cui Hegel, pur ponendo fortemente l'accento sulla questione dello spirito oggettivo, non ha mai inteso quest'ultimo soltanto in termini di conflitto etico; al contrario, per Hegel la radicalità del conflitto è sempre un'apparenza nei confronti del necessario costituirsi della realtà. Ma nel volume della Alessio questa dimensione problematica è stata abbandonata, per via di quella scelta operata in via preliminare, la quale fa scomparire il fatto che, al di là di ogni disputa di scuola, la visione hegeliana del mondo moderno non può essere assimilata a quella dei suoi successori sulla via dell'eticità.


Nico De Federicis
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A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000


Il settore "Recensioni" è curato da Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Maria Chiara Pievatolo.