Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 29 ottobre 2000

G. Amato, Il gusto della libertà. L'Italia e l'Antitrust, Roma-Bari, Laterza, 1998, 156 pp.

Giuliano Amato, senza dubbio una delle personalità di maggior rilievo nella vita giuridica e politica del paese, da alcuni anni si dedica allo studio delle Authorities, e al ruolo che esse assumono nelle democrazie liberali contemporanee. Frutto della sua esperienza triennale di Presidente dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (l'Antitrust Italiana), il volume che presentiamo dev'essere associato ad un altro testo di recente pubblicazione (G. Amato, Il potere e l'antitrust. Il dilemma della democrazia liberale nella storia del mercato, Bologna, Il Mulino, 1998). Quest'ultimo lavoro (risultato di un ciclo di lezioni tenuto presso l'Istituto Universitario Europeo) costituisce una trattazione della stessa materia che qui l'autore presenta nelle sue linee essenziali e con un'esplicita intenzionalità 'divulgativa'. Il lettore non completamente digiuno di diritto di certo s'interrogherà sulla ragione che ha mosso Amato a rivolgere al grande pubblico un lavoro su una materia che, al contrario, è specialistica e spesso ostica anche per i giuristi. Infatti, la dottrina continentale non ha ancóra definito uniformemente i soggetti titolari dell'attività antitrust (cfr. Il potere e l'antitrust, cit., p. 115), e l'attività decisionale del Garante deve mediare tra l'ampia discrezionalità imposta dal caso particolare e la spiccata sobrietà della legislazione. Di conseguenza, la decisione dell'Autorità è spesso il frutto di un'interpretazione alla luce di pochi, grandi princìpi generali stabiliti dalla legge: il divieto di intese restrittive, il divieto di abuso di posizione dominante, il divieto di concentrazioni illecite (p. 24). Di conseguenza, attraverso lo sviluppo delle Autorità Garanti s'introducono per la prima volta nel nostro paese alcuni elementi peculiari degli ordinamenti giuridici a diritto comune. Tuttavia, a nostro parere la reale importanza del volume risiede in un altro luogo; l'autore la chiarisce illustrando il significato del titolo: «il gusto della libertà». Contro opinioni del passato, alla difesa della concorrenza e del mercato corrisponde la tutela delle ragioni della libertà degli individui, siano essi intesi come cittadini, siano essi intesi come consumatori. Il gusto della libertà s'identifica con l'eticadella libertà, vale a dire con l'«etica delle regole», la quale nel mercato e nella concorrenza trova un pilastro primario e fondamentale. Nella definizione di una tale concezione giuridica, il riferimento esplicito è rivolto all'esperienza americana, una realtà democratica che l'autore conosce bene, e alla quale si riferisce ogni volta che sconfina nel versante propriamente politico delle sue considerazioni giuridiche. Per questa ragione, il volume si conclude col richiamo a quella stessa sinistra che nel nostro paese ha spesso nutrito sospetto per il mercato e avversione per il modello americano di democrazia.
Le considerazioni di Amato aprono il campo ad alcune notazioni generali, giustificate dal fatto che dall'ampia casistica che egli ci propone emerge un'idea forte ed unitaria. In prima istanza, bisogna constatare come nelle società contemporanee il mercato sia una realtà sulla quale non è più dato modo di decidere. Essa si è imposta per se stessa, e non soltanto nei paesi occidentali, caratterizzando quest'ultimo decennio del secolo come l'inizio di un nuovo ciclo della storia mondiale. Tuttavia, ad una tale affermazione non deve conseguire un facile ottimismo: la globalizzazione dei mercati non estingue minimamente le ragioni dei conflitti politici, e non lo fa tanto all'interno degli stati nazionali, quanto tra le varie arie geografiche del mondo.
Per questa ragione, il riferimento alla sfera della libertà deve presupporre innanzi tutto la consapevolezza che il suo rapporto col mercato si esplica in modo complesso. Comprendere l'etica del mercato, da un lato significa comprendere che le sue sorti sono intimamente legate alle sorti della libertà individuale, ma dall'altro significa anche comprendere che la dimensione etica intesa in senso più ampio collide con i limiti oggettivi del mercato stesso. Infatti, come Prometeo, quest'ultimo alla spinta creativa all'innovazione associa quella alla distruzione, la quale si esprime attraverso la tendenza immanente a ricreare le condizioni di accumulazione originaria. Nello sviluppo storico delle forme politiche contemporanee la reazione morale nei confronti di un tale carattere prometeico del capitalismo ha determinato anche l'affermazione di realtà illiberali e totalitarie. Per questa ragione non va dimenticato il fatto che, in quanto specificità della civiltà occidentale, la cultura del mercato è certamente connessa a quella stessa secolarizzazione dell'etica cristiana che assume la forma della libertà individuale moderna, ma, nel medesimo tempo, non si risolve interamente in una visione etica. Per la sinistra, la quale nella sua storia culturale ha fatto maggiormente riferimento al secondo significato della libertà rispetto al primo, comprendere il «gusto della libertà» significa principalmente saper mutuare un significato di quest'ultima da una tradizione che non è la sua. Nondimeno, proprio ad un tale significato occorre fare riferimento se si vuole permanere nel solco della cultura del diritto, il quale, come dimostra il caso delle Autorità indipendenti, tende sempre ad assumere conformazioni nuove ed inaspettate.

Nico De Federicis
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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/



A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000


Il settore "Recensioni" curato da Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Maria Chiara Pievatolo.