Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 29 ottobre 2000

Adalgiso Amendola,Il sovrano e la maschera. Saggio sul concetto di persona in Thomas Hobbes, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1998.

L'autore, nonostante il titolo possa trarre in inganno, si prefigge di rinvenire un'embrionale matrice istituzionalistica nell'opera di Thomas Hobbes. La tesi, suggestiva e sostenuta da un apparato critico ben strutturato, sostiene che la condizione di esistenza della "persona" sia frutto del contesto rispetto al quale essa viene considerata. Il contesto, a sua volta, è formato da sistemi artificiali, ovvero dalle istituzioni. La caratteristica principale di un soggetto sarà, dunque, la sua natura di prodotto e non quella di presupposto della realtà sociale in cui si trova inserito. L'essere "persona" sarà, quindi, il risultato di quel "gioco di ruolo" in cui ogni individuo "rappresenta" la propria esistenza.

L'autore compie un'accurata analisi testuale ponendo a confronto il pensiero di Cartesio e quello di Hobbes. Giunge così a dimostrare che proprio nel momento in cui venivano a formarsi i principi del pensiero moderno, Cartesio considerava il meccanicismo un modello valido solamente per la conoscenza della realtà naturale mentre Hobbes lo estendeva anche alla conoscenza dell'uomo stesso. Le conseguenze sono evidenti: Thomas Hobbes, l'autore considerato padre di una delle possibili linee dell'individualismo, ritiene che i soggetti non siano un prius ma un post rispetto alla istituzione di riferimento. Egli mostra, così, tutta la debolezza del fondamento soggettivo cartesiano in quanto relativizza o meglio trasforma il soggetto in un prodotto artificiale di «qualcosa» che lo precede. Difatti, mentre la concezione di Cartesio collega gli atti ai soggetti in ragione del principio di causalità, la versione hobbesiana impone, quali modalità di imputazione, criteri di giudizio imparziali ed inseriti in un contesto frutto di costruzione artificiale convenzionalmente fissata. La metafora teatrale, perciò, oltre che rappresentare un'immagine efficace è perfettamente in linea con il discorso teoretico di Hobbes. La "persona", frutto di mediazione linguistica tendente alla costruzione artificiale, si definirà, nei diversi contesti, attraverso i criteri di osservazione che di volta in volta verranno presupposti. Proprio come nella trama teatrale in cui i personaggi rappresentano il proprio dramma di fronte ad un pubblico.

L'autore rinviene una fitta rete di rimandi in virtù della quale il concetto stesso di persona, così come suggerito da Hobbes, è necessitato a "dissolversi nel mondo del normativo". Nel contesto civile, infatti, occorrerà presupporre, quali condizioni di esistenza, proprio i criteri normativi che, soli, permettono di individuare il soggetto in funzione dei suoi obblighi.

Detta concezione rappresenta una visione opposta tanto alla considerazione che la persona possieda un proprio carattere ontologico (la visione cristiana) quanto all'idea che essa sia un'attribuzione soggettiva frutto della immediata apprensione del sé (Cartesio). Questa trasformazione pone la persona al centro di una trama di rapporti di imputazione in una forma che ricorda molto da vicino l'opera di Hans Kelsen. Entrambi gli autori, infatti, pongono a fondamento del concetto di persona il suo carattere di rappresentazione, artificialità e convenzionalità. Il riscontro nell'opera di Hobbes di numerosi elementi che costituiranno il fulcro dell'opera kelseniana rappresenta, pertanto, un'ulteriore nota di novità che valorizza questo testo.

L'autore condivide tuttavia con il pensiero hobbesiano, oltre alla convinzione del carattere puramente artificiale della persona, anche la giustificazione etimologica di questo assunto. Al contrario l'etimo, in apparenza così utile a giustificare proprio la tesi della convenzionalità, celerebbe, in realtà, alcuni elementi ambigui. La metafora della rappresentazione teatrale (il contesto) sarebbe in grado, infatti, di mostrare chiaramente come si determinano i ruoli, le azioni ed, in fondo, l'esistenza medesima degli attori. Il connotato artificiale della «persona» sarebbe, per così dire, quell'impronta, quel calco che le è coessenziale, che le appartiene. Dire questo non equivarrebbe forse a sostenere che l'artificialità fa parte della dimensione ontologica della persona ?
Per uscire da questo dilemma l'autore sposa la tesi hobbesiana : più che offrire una definizione della persona se ne determinano i confini, esaminando le condizioni per le quali se ne può parlare. Facendo così, però, si rischia di scambiare l'effetto con la causa e cadere in una tautologia che pone come termini del suo procedere la persona, la convenzione artificiale e l'istituzione. Tanto la persona quanto l'istituzione, infatti, sono realtà artificiali. Ma, allora, se la persona è artificio dell'istituzione, chi crea l'istituzione ? Viene da pensare alla famosa lezione di Humpty Dumpty all'Alice di Trough the Looking Glass: "Il problema è chi debba essere il padrone".

Il punto debole di un siffatto ragionamento è, forse, frutto dell'ottica in base alla quale ogni definizione deve risultare necessaria. Cartesio definisce la persona, Hobbes definisce il contesto della persona, entrambi definiscono. Perché, invece, non considerare la persona-maschera oltre che nel suo aspetto artificiale, peraltro necessario, anche come possibilità di manifestazione ? Alle origini, infatti, la maschera non svolgeva il ruolo di un personaggio immerso in una trama già definita ma rimaneva autonoma e libera nella sua determinazione.

Il discorso etimologico risulta, perciò, molto riduttivo laddove lo si voglia considerare quale giustificazione della convenzionalità. Forse, seguendo altri percorsi, la metafora della maschera potrebbe mutare: da semplice sinonimo di artificialità potrebbe divenire una possibilità di espressione in grado di tutelare ciò che, costitutivamente, si sottrae alla conoscenza per rimanere nel profondo. Nella propria unicità essa potrebbe porre le basi affinché il soggetto possa dire qualcosa di significativo su di sé evitando nel contempo, grazie al riconoscimento del carattere puramente metaforico della sua rappresentazione, di considerarsi un semplice oggetto di convenzione.


Paolo Sommaggio

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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/



A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000


Il settore "Recensioni" curato da Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Maria Chiara Pievatolo.