Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 10 luglio 2001

Carla Bagnoli, Il dilemma morale e i limiti della teoria etica, Milano, LED, 2000, pp. 272.


L'autrice mette al centro della sua riflessione la tematica del dilemma morale in relazione alla teoria etica: dato che il dilemma morale si presenta frequentemente nella nostra esperienza, la teoria etica deve contemplarne la possibilità?
Un'etica che ammetta dilemmi morali sembra fornire istruzioni incoerenti e indeterminate. Riconoscere la possibilità del dilemma sembra compromettere la sorte della teoria etica come impresa sia pratica sia sistematica. Bagnoli perciò tenta di proporre un'interpretazione alternativa dell'importanza e del significato filosofico del dilemma morale, con l'obiettivo di dimostrare che teoria etica e dilemma morale possono coesistere. Il dilemma non rivela un difetto logico o normativo della teoria, né è riducibile ad un errore cognitivo o morale dell'agente. Piuttosto, esso è un segno delle capacità deliberative e valutative di un agente che opera in condizioni pratiche non ideali. E' una "sorta di trappola deliberativa" (p.13) in cui l'agente, messo profondamente in discussione, deve inventare una via d'uscita più che sceglierla: l'agente che delibera è un agente in costruzione le cui decisioni daranno forma e sostanza al suo vivere morale. "Deliberare su cosa si deve fare è come decidere chi si vuole essere, qual è il nostro ideale morale" (p. 12) ed è la teoria etica che deve indicare e specificare vincoli e canoni del processo deliberativo. Nel dilemma, qualsiasi scelta intacca l'integrità dell'agente: perciò si inceppa il percorso deliberativo che entra, appunto, in cortocircuito dando indicazioni contrastanti e lasciando l'agente con un problema da risolvere. Secondo l'autrice è determinante, per la possibilità di una teoria etica che contempli il dilemma, individuare quale sia l'origine il significato e l' importanza di questo problema, cioè indagare le condizioni del dilemma morale.
Il primato della valenza prescrittiva e normativa della teoria etica, sostenuto dalla filosofia morale recente, ne ha incoraggiato una concezione meramente pratica, che la mette in crisi di fronte al dilemma morale; se invece si ribalta la prospettiva, accogliendo le possibilità del dilemma morale, non si mette in discussione la teoria etica come tale, ma solo la sua adeguatezza, e si sposta la riflessione e la risoluzione del dilemma morale oltre l'orizzonte della teoria stessa. Bagnoli giustamente individua l'uomo come prima condizione di possibilità del dilemma e questo le consente di ampliare la teoria etica al di là dei confini di una mera assiologia teoretica. Non si tratta di tornare allo scetticismo, ma di ridefinire l'ambito complessivo della deliberazione e di riconsiderare i limiti e gli scopi della teoria etica in quanto tale in connessione con l'agente reale.
Carla Bagnoli considera una vasta gamma di teorie etiche contemporanee (teorie kantiane, intuizionistiche e utilitaristiche) e dimostra che nessuna di esse è in grado di evitare il dilemma.
Il lavoro si struttura su un doppio livello di indagine filosofica. Da una parte si considerano gli argomenti dedicati all'autenticità del dilemma morale; dall'altra le conseguenze di questi argomenti per la possibilità della teoria etica e dei suoi criteri di adeguatezza. Da prima Bagnoli analizza il peso che, come parametro valutativo e deliberativo, hanno le emozioni e i sentimenti, basandosi sulla teoria di B. Williams: essi, per primi, necessitano di essere interpretati secondo criteri morali di appropriatezza e il loro ruolo non è determinante rispetto alla possibilità del dilemma.
Viene poi analizzata la natura del conflitto morale. La ragione principale della resistenza ad ammettere la possibilità del dilemma è il timore del generare contraddizioni. Questo timore è legato all'interpretazione dell'obbligo morale come necessità. Perciò vengono presi in esame gli argomenti proposti dalla logica deontica rispetto alla quale l'autrice giustamente rivendica la priorità della teoria morale sulla formalizzazione logica, sottolineando come l'incoerenza logica non sia un problema insormontabile per le teorie etiche che generano il dilemma.
Il tema della coerenza serve piuttosto a mettere in luce la necessità di una diversa impostazione del problema della possibilità del dilemma morale. Essa si presenta infatti costantemente quando si parla di adeguatezza della teoria; ma se si applica il ragionamento aperto che Bagnoli adotta si vede come la questione della coerenza deve di volta in volta essere intesa secondo aspetti diversi che vengono puntualmente indagati:
  1. coerenza esplicativa (se la teoria è coerente con i dati dell'esperienza dell'agente e se debba esserlo)
  2. coerenza deliberativa
  3. coerenza degli ordinamenti di valore e delle ragioni per l'azione.
Ampio spazio, inoltre, è dedicato alla distinzione fra la coerenza degli ordinamenti e la loro completezza, per mostrare che la possibilità del dilemma non è data solo dall'incommensurabilità. Contro l'argomentazione più comune, che fa dipendere il dilemma morale dal pluralismo dei valori, viene argomentata la difesa della natura morale e dell'importanza dei dilemmi simmetrici, in cui si scontrano doveri incompatibili che scaturiscono da una stessa sorgente di valore. Sono quei conflitti in cui l'agente si trova a scegliere tra alternative approssimativamente uguali che non presentano differenze morali rilevanti. Su questo terreno le teorie moniste si rivelano altrettanto indeterminate di quelle pluraliste: questo consente di dimostrare che gran parte della discussione filosofica è basata su fraintendimenti profondi sul concetto di scelta morale. In definitiva, per Bagnoli il dilemma morale si produce da un'ordinabilità delle ragioni coerente ma incompleta, secondo un modello assiologico discontinuista. La commensurabilità e l' incommensurabilità dei valori deve quindi essere contestualizzata e non data a priori, deve cioè essere "decisa dal punto di vista di ogni particolare contesto deliberativo" (p. 18) ovvero anche dal punto di vista dell'agente che, in certe particolari situazioni deliberative, ha ragioni per l'azione che ritiene moralmente significative e che non sottostanno ad un ordinamento preciso. E ciò si determina sia quando le ragioni sono espressione di valori divergenti sia quando discendono da una sorgente normativa identica. Se le ragioni per l'azione siano o meno ordinabili in modo completo lo si scopre alla fine del processo deliberativo poiché le priorità vengono stabilite attraverso questo procedimento. Nel contesto morale le relazioni di priorità fra le ragioni debbono venire intese come "relazioni di importanza"; esse fanno riferimento alla capacità di giustificazione sulla base di ragioni che esprimono la personalità morale e l' integrità dell'agente.

Questa visione del dilemma morale ha importanti conseguenze sulla questione dei limiti della teoria etica: innanzitutto comporta un contrasto con i requisiti fondamentali di ogni teoria etica. Per Bagnoli questo contrasto può essere oltrepassato tramite un superamento della questione della compatibilità dei criteri di adeguatezza della teoria etica (coerenza, capacità descrittivo-esplicativa, determinatezza); così si tenta di salvare la teoria etica stessa come impresa pratica e teorica, ridefinendone limiti e scopi. In realtà l'adozione della prospettiva del superamento appare come una sorta di terreno di mediazione fra il valore assiologico e normativo della teoria e la realtà in cui il soggetto si trova a vivere e valutare le singole situazioni. Infatti Bagnoli,come detto, propone, per superare la questione della compatibilità dei criteri, di leggere il dilemma morale nei termini di ordinabilità delle ragioni con cui un soggetto decide di agire e che dipende, appunto, da un modello assiologico discontinuista per cui i valori si predispongono a grappoli e consentono transizioni locali e confronti fra esempi. Cioè la commensurabilità o incommensurabilità dei valori va contestualizzata, decisa dal punto di vista particolare di ogni contesto deliberativo e, aggiungerei, di ogni singolo soggetto.

L' autrice si riferisce quindi all'ordinabilità di ragioni più che ai valori, cercando di mantenere salvo il significato assiologico e normativo di ogni teoria etica, e allo stesso tempo l' imprevedibilità e l'eterogeneità del reale. Se le ragioni per l' "azione siano o meno ordinabili in modo completo lo si scopre alla fine del processo deliberativo" (pag.18), cioè dopo aver fatto i conti con quanto accade nella dimensione concreta. In definitiva, l' autrice mette in campo, in parte involontariamente, un altro tema, a cui non concede però spazio a sé: in quanto tale, il dilemma morale non mette in crisi la teoria etica; al contrario, essa può deve contemplarlo. Ciò può essere fatto a partire dal riconoscimento del ruolo decisivo svolto dal soggetto e dal contesto deliberativo. Occorre una sorta di 'flessibilità' della teoria etica attraverso cui si giunga a una mediazione con la pluralità infinita della vita reale, una prospettiva che Bagnoli lascia saggiamente aperta come possibilità di una nuova via di ricerca.




Partizione capitoli: Ringraziamenti - Introduzione - Cap.I Ragioni e sentimenti morali - Cap.II Il paradosso dei sentimenti negativi e la coerenza deliberativa- Cap.III Il conflitto di obblighi e l' incoerenza - Cap.IV Coerenza e rilevanza - Cap. V Ragioni e valori: l'argomento pluralista - Cap.VI L'utilitarismo e i dilemmi morali - Cap. VII I dilemmi morali simmetrici - Cap. VIII L' indeterminatezza e l' integrità - Cap. IX La possibilità e i limiti della teoria etica
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A cura di:
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Nico De Federicis
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Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
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Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000


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