Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 29 ottobre 2000

Z. Bauman, La solitudine del cittadino globale, Milano, Feltrinelli, 2000 (In search of politics, Polity Press, 1999).

In questo libro, il sociologo Bauman analizza il difficile rapporto tra sfera pubblica e privata nella società contemporanea e lo fa partendo dall'inquietante paradosso per il quale, malgrado la libertà individuale sia aumentata, si è correlativamente determinato un aumento dell'insicurezza collettiva. Ma in cosa consiste tale insicurezza? Attraverso quali modalità si manifesta? Essa viene intesa dall'autore come la mancanza di tre forme di sicurezza:
  • quella esistenziale,
  • quella della certezza,
  • quella personale.
L'insicurezza, che Bauman esprime col termine tedesco di Unsicherheit e che comprende tutte e tre le dimensioni citate, determina una condizione diffusa di sfiducia tormentosa; la consapevolezza dell'incontrollabilità delle scelte e la correlata tendenza a sfuggire le responsabilità; e infine, una forte difficoltà nella costruzione dell'identità personale a causa delle molteplicità dei ruoli che gli individui sono costretti a svolgere nella società contemporanea.

E' chiaro che l'idea della precarietà dell'esistenza è sempre stata presente nel corso della storia dell'umanità. Bauman lo fa notare ripercorrendo le varie spiegazioni che la cultura umana ha elaborato per giustificare tale precarietà.

Prima dell'avvento della modernità si era affermata una strategia "eteronoma", che riteneva la vita comunque importante per l'esistenza eterna che segue la morte, dando così un senso all'insicurezza e all'instabilità del vivere. Con la modernità si affermò, invece, una giustificazione che Bauman definisce "eteronoma-autonoma", che risolveva il problema della precarietà postulando l'individuo come agente consapevole attraverso un ruolo all'interno di totalità durature come la famiglia prima e la nazione poi. Nel mondo contemporaneo sia la famiglia che la nazione hanno progressivamente perso la loro funzionalità in tal senso: la famiglia tende a disgregarsi molto più facilmente che in passato e i processi di globalizzazione hanno ridimansionato il potere e l'influenza delle nazioni. Poichè, quindi, la prospettiva di costruire una comunità duratura ed extratemporale diventa sempre più un'utopia, l'insicurezza tende ad essere trasferita sull'io, sul singolo individuo.

Bauman considera illusoria l'idea di una maggiore libertà individuale nella nostra società: l'effetto principale dellla modernità è stato quello di trasformare il cittadino politico in semplice consumatore. Le società contemporanee non sono, conseguentemente società autonome; l'autonomia deve, infatti, essere intesa come consapevolezza della storicità e del dispiegarsi in un processo continuo, senza un prestabilito punto di arrivo, di una società. Il progetto di autonomia di una società è dunque problematico, perché richiede individui autonomi in una società autonoma.

Bauman pensa di poter affrontare proficuamente tale problema introducendo il tema dell'interrelazione tra sfera pubblica e sfera privata. La distinzione tra le due sfere risale, come è noto, al mondo greco che separava l'oikos (dominio della famiglia) dall'ecclesia (dominio della politica), ma, al contempo, sviluppava la comunicazione tra tali sfere nell'agorà. Vi sono due modi di attaccare l'agorà, distorcendone il ruolo e determinando così un ridimensionamento dell'autonomia della società e dei suoi singoli membri. Il primo modo è costituito dalla tendenza totalitaria, ampiamente e tristemente sperimentata nel corso del XX secolo, che, come notava Hannah Arendt, cerca di rendere gli esseri umani superflui attraverso l'annientamento totale della sfera privata. Il secondo modo si verifica nel mondo contemporaneo, in cui il potere del pubblico sembra aver perso la sua influenza; ciò dipende dal crescente divario tra potere e politica che Bauman, concordando con Offe, ritiene dovuto all'implosione dei poteri economico, militare e culturale, un tempo fusi nello stato-nazione, e alle trasformazioni della morfologia sociale, che hanno ridotto la fiducia nelle istituzioni politiche. Ora, l'idea di Bauman è quella di rivalorizzare l'agorà greca, arrestando la sua privatizzazione e spoliticizzazione e riprendendo il discorso sul bene comune.

Sempre all'interno di questa analisi della relazione tra pubblico e privato, tra politica e mercato, tra società e individuo, l'autore sviluppa poi alcuni interessanti excursus sulla postmodernità, cui egli ha già dedicato, nel corso della sua carriera accademica, alcuni studi. In primo luogo viene introdotto il tema dell'ideologia nel mondo postmodeno. Dopo aver esaminato l'evoluzione storica del concetto, da Destutt de Tracy a Mannheim, passando per Marx, si pone in evidenza il fatto che, a causa dei processi di globalizzazione, le ideologie, intese come progetti di modificazione e organizzazione dello spazio pubblico e politico, si sono molto affievolite ; gli intellettuali tendono allora alla autoreferenzialità, ossia al disinteresse per la sfera pubblica e alla chiusura nel privato della professione. in secondo luogo si tratta il tema della tradizione e dell'autonomia, sottolineando la necessità della costruzione autonoma e responsabile dell'individuo. Infine è la volta della presunta crisi morale e culturale tipica della postmodernità. Molto serenamente Bauman ci rassicura che la "crisi" è una dimensione endemica nei processi evolutivi di una società; ora, la preoccupazione diffusa per le odierne "crisi di valori" e "crisi della cultura", dipende dal fatto che nessuna delle costruzioni sociali emergenti da tali "crisi" sembra destinata a consolidarsi e a sopravvivere a lungo: il mondo è allora percepito non solo come fuori controllo, ma anche come incontrollabile. Bauman invita a rivedere l'idea secondo cui l'abbondanza di valori e culture sia una situazione malsana e, anzi, di considerare questa abbondanza come una risorsa.

Il testo si chiude affrontando il problema della "deformazione progressiva della democrazia liberale" dovuta all'insicurezza di cui si è detto sopra. La società attuale è vista come "società modulare", ossia come una società in cui gli individui e le loro relazioni sono costantemente mutevoli e in costruzione e quindi permeati di incertezza e rischio. L'effetto più macroscopico di questa deformazione è lo scioglimento dell'economia dalle briglie politiche e la formazione di divari sempre più netti tra i settori più ricchi e quelli più poveri della popolazione mondiale. Il quadro degli attuali problemi della politica e della società, induce Bauman a riprendere la proposta di un "reddito minimo garantito", già elaborata da Offe. Questa proposta presuppone però l'intervento legislativo dello Stato attraverso un nuovo internazionalismo fondato sulla polivalenza culturale, ossia sulla libertà che culture diverse entrino in relazione e si confrontino, raggiungendo "una comunicazione efficace senza ricorrere a significati e interpretazioni già condivisi". Per quanto articolato in alcuni punti, soprattutto quelli inerenti la postmodernità, il testo del sociologo permette di considerare con attenzione molti temi tipici del dibattito sulla società contemporanea, ricostruendone validamente i problemi.

Francesco Giacomantonio
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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/


A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000


Il settore "Recensioni" curato da Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Maria Chiara Pievatolo.