Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 15 giugno 2001

Luigi Bonanate, Democrazia tra le nazioni,Milano, Bruno Mondadori, 2001, pp. 214

In questo lavoro Bonanate trasferisce i temi classici della sua riflessione - la pace e il ruolo degli stati nella costruzione di un ordine internazionale - sul terreno di una indagine dedicata alle condizioni di possibilità di una democrazia che sia in grado di affermarsi su scala tendenzialmente mondiale. Le considerazioni sviluppate nel corso del volume possono essere raggruppate intorno a tre nuclei fondamentali:
  1. una tesi a carattere metodologico, con la quale l'autore. denuncia la "difficoltà cronica" di cui la teoria delle relazioni internazionali è stata vittima a causa della persistenza della "prospettiva statocentrica", unita ad una certa tendenza ad imputare alla natura della vita internazionale "le colpe che invece risalgono alla volontà, buona o cattiva degli stati" (p. 79);
  2. un insieme di tesi descrittive circa lo stato attuale della democrazia, delle relazioni internazionali e del diritto internazionale;
  3. un insieme di tesi normative vertenti sul concetto stesso di democrazia applicabile allo scenario internazionale; sul rapporto tra democrazia internazionale e pace; su democrazia e pluralità delle culture, su estensione della democrazia e destino del principio di sovranità statuale.
Nella convinzione che il tema dell'estensione della democrazia agli stati del mondo sia una delle questioni centrali per la teoria democratica odierna, l'analisi di Bonanate muove dalla premessa secondo cui la nascita e l'evoluzione della democrazia internamente agli stati, lungi dall'essere una questione che investe la sola politica interna, dipende invece essenzialmente da ragioni di tipo internazionale: "la costituzione interna della forma dello stato è determinata dall'esterno, è esogena e non endogena" (p. 12). Il discorso così sviluppato dall'autore non mira a giustificare la democrazia, rispetto alla quale egli si limita a constatare che essa è la forma di stato senz'altro preferibile, ma punta a mettere in luce, nella democrazia, l'odierna connotazione costitutivamente internazionale. Inoltre, la democrazia, nella misura in cui costituisce una sorta di "bene pubblico", sarebbe anche indipendente dai condizionamenti culturali: in questo senso si nega (e qui il discorso si sposta al livello normativo) che il riconoscimento del fatto, come anche del valore, del pluralismo delle culture ed ancor meno l'eventuale approdo a posizioni di relativismo possano chiudere la questione delle condizioni di possibilità di una democrazia sempre più estesa. Un ulteriore ostacolo è stato tradizionalmente individuato su questa strada dal principio di sovranità statuale: a questo proposito l'autore accoglie ed elabora l'idea che la sovranità degli stati, inseguita per secoli da pochi stati, perduta da parte di quasi tutti gli stati nell'età del bipolarismo, parzialmente riacquistata dopo il 1989 ma subito nuovamente persa per effetto del processo di globalizzazione, sia un "mito" (p. 97).
Le tesi più spiccatamente normative riguardano le condizioni necessarie ad una corretta e rapida diffusione della democrazia al livello della comunità internazionale e in tutti gli stati. L'autore le riassume in tre punti:
  1. la necessità di elaborare una concezione minima della società internazionale;
  2. l'affermazione di un dovere reciproco e prima facie tra gli stati di non ingerenza, con l'unica eccezione dell'ingerenza per autodifesa;
  3. la necessità di operare una redistribuzione delle ricchezze su scala mondiale.
Naturalmente, la possibilità di accostare il tema dell'estensione della democrazia non può non prescindere, secondo l'autore, da una distinzione concettuale tra problemi di qualità della democrazia (che riguardano i Paesi capitalistici a più lunga tradizione democratica), problemi di quantità (che riguardano i paesi dell'Europa Orientale) e problemi intermedi tra qualità e quantità (che riguardano i Paesi del Sud-est asiatico). Inoltre, la necessità di pervenire ad una adeguata concettualizzazione della democrazia stessa emerge, nell'analisi offerta da Bonanate, là dove si sottolinea come le critiche alla scarsa democraticità delle istituzioni politiche e giuridiche dell'Unione Europea risultano viziate dalla volontà di applicare alla sfera dell'Unione Europea una concezione sostanzialistica della democrazia. Diversamente, Bonanate difende in queste pagine l'efficacia di una concezione procedurale della democrazia. Un complesso ambito di problemi resta, tuttavia, nell'analisi condotta in questo lavoro consapevolmente aperto e riguarda la domanda se si possa imporre la democrazia. La linea scelta dall'autore tende a riconoscere la "bontà" della pressione internazionale sui processi politici interni agli stati, pur non nascondendo la possibilità che la "buona intenzione" di diffondere la democrazia possa trasformarsi in ingerenza negli affari interni di altri paesi al solo fine di soddisfare interessi estranei alla protezione della democrazia e dei diritti umani. Il caso dell'intervento in Kosovo è in tal senso ampiamente esaminato nel volume. L'idea di Bonanate è che non si possa discutere della moralità di quella guerra senza prima discutere della moralità della politica che l'ha preceduta. E' comunque evidente che la difficoltà di reperire dei criteri stabili di giustificazione dell'ingerenza non può non ricadere, indebolendole, sulle tesi normative da Bonanante sottoscritte circa la genesi della democrazia da sollecitazioni provenienti dal piano internazionale, così come sulla convinzione che la democrazia così realizzabile possa essere solo procedurale.


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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/



A cura di:
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Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000


Il settore "Recensioni" è curato da Brunella Casalini, Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Angelo Marocco, Gianluigi Palombella, Maria Chiara Pievatolo.