Bollettino telematico di filosofia politica
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Ultimo aggiornamento 28 gennaio 2002

P. Bourdieu, La domination masculine, Edition du Seuil, Paris 1998 (trad. it. a cura di A. Serra Il dominio maschile, Feltrinelli, Milano 1999)

Le recensioni ed i commenti su La domination masculine, il saggio in cui il sociologo francese Pierre Bourdieu inserisce la sua voce nel dibattito sul genere, si sono susseguiti e moltiplicati, confermandone il grande successo editoriale.
Dopo avere esposto brevemente le tematiche principali affrontate da Bourdieu, vorrei proporre di accostarsi al testo coglierndo e intrecciando gli aspetti più interessanti sollevati dalla critica, attraverso il contributo di tre commenti apparsi in rete.

Le tesi del sociologo francese, che emergono chiaramente sin dal preambolo, sono sintetizzabili come segue:
  • Il dominio maschile è il segno più evidente della violenza simbolica di cui la nostra società è permeata. La struttura di genere è naturalizzata al punto da risultarci tanto familiare quanto difficile da individuare.
  • Per mostrare la forza di questo dominio liberandolo dalla familiarità che ha per noi, è necessario "oggettivare scientificamente l'operazione propriamente mistica di cui la divisione tra i sessi, quale la conosciamo, è il prodotto o, in altri termini, di trattare l'analisi oggettiva di una società complessivamente organizzata secondo il principio androcentrico (la tradizione cabila) come un'archeologia oggettiva del nostro inconscio, in altre parole come lo strumento di un'autentica socioanalisi." (pag.9)
  • La violenza simbolica, dovuta sia a fattori oggettivi (materiali) sia a percezioni soggettive (ideali) è prodotta tanto dai dominanti che dai dominati, che ne riproducono e alimentano la forza.
  • Dunque per distruggere questa forma di dominio non basta la presa di coscienza ma invece è necessario l'intervento in quelle istituzioni - la scuola e lo stato - che lo producono. La famiglia, di cui si è sempre occupato il movimento femminista, passa in secondo piano, e l'amore, sostiene Bourdieu nel "poscritto sul dominio e sull'amore", resta fuori da questo meccanismo.

A questa interpretazione seguono osservazioni - alcune delle quali sono esposte chiaramente in Bourdieu, le briseur de consensus di A. Guiton.

La prima riguarda la mancanza di originalità della teoria. Il sociologo francese fa propria grande parte dell'analisi delle teorie femministe contemporanee a cominciare da Simone de Beauvoir. Questo aspetto, di per sé poco rilevante, colpisce e infastidisce il lettore nel momento in cui l'autore non si riferisce mai in maniera chiara ai testi del femminismo dai quali la sua posizione trae origine, e il continuo ed esclusivo riferimento ai suoi scritti precedenti rendono spesso la lettura fastidiosa.

In secondo luogo il "declassamento" della famiglia ad un ruolo di secondo piano nella produzione del dominio maschile e dunque la critica al movimento femminista per essersi occupato quasi esclusivamente di questa e della coppia, non trova ragione se non nel fatto, come scrive Bourdieu nel "poscritto", che l'amore resta misteriosamente estraneo alla logica del dominio, altrove invasiva. La spiegazione di questo aspetto da parte dell'autore non è chiara né esaustiva, come viene messo in luce da A. Weber in Kabylei und Liebe. Nel poscritto infatti Bourdieu si serve di alcuni aspetti della teoria di J. Benjamin (The Bonds of Love, Pantheon Books, New York 1988; trad. it. Legami d'amore. I rapporti di potere nelle relazioni amorose, Rosenberg & Sellier, Torino 1991), teoria che individua proprio nella coppia e nella famiglia le radici del dominio maschile e della quale il sociologo francese, pare semplicemente servirsi astraendola dal contesto in cui nasce.

L'ultima osservazione la dobbiamo a J.P. Baquiast in De Pierre Bourdieu en particulier et d'Internet en gèneral, il quale coglie alcune relazioni tra il testo di Bourdieu e le posizioni di questo su Internet. Un buon modo per chiudere questa recensione ipertestuale e renderla parte del contesto cui appartiene.

Francesca Di Donato
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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/



A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000


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