Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 30 aprile 2002

G. Calogero, Le regole della democrazia e le ragioni del socialismo, nuova edizione a cura di Th. Casadei, con una testimonianza di N. Bobbio, Reggio Emilia, Diabasis, 2001, pp. 141.


Il volume ripropone una raccolta di saggi pubblicati insieme per la prima volta nel 1968: L’abc della democrazia, che risale al 1944; La giustizia e la libertà, composto nel 1943; I diritti dell’uomo e la natura della politica, apparso inizialmente nel 1964. La nuova edizione è curata da Thomas Casadei, il quale ha anche scritto la ricca introduzione - dal titolo Le radici della democrazia possibile - e raccolto la testimonianza di Norberto Bobbio, dedicata a Il più giovane dei miei maestri, che chiude l’opera.

Di formazione gentiliana, Calogero presto inclina verso un’interpretazione dell’attualismo come concreta esperienza, facendo proprie le istanze crociane che intendono «l’accadere del mondo come totale effettualità storica» (Studi crociani, 1930, p. 19). Lontano dalle degenerazioni teologizzanti della filosofia dell’atto, si dedica, negli anni duri del fascismo che preludono alla tragedia della guerra, all’approfondimento del problema pratico. È del 1939 la pubblicazione de La scuola dell’uomo, che offre la definizione di un “moralismo assoluto” esemplare testimonianza di impegno costruttivo, pedagogico, di formazione umana. Gli anni della guerra vedono Calogero sempre più orientato verso una concezione della riflessione filosofica che, in quanto legata intrinsecamente all’esperienza pratica, non può prescindere dalla considerazione della dimensione politica. Da qui la partecipazione diretta all’antifascismo e l’elaborazione della dottrina liberalsocialista, che sarà una delle “anime” teoriche dell’esperienza azionista.

Per venire all’analisi specifica dei saggi contenuti in L’abc della democrazia, primo elemento da sottolineare è che essi, pur trattando argomenti diversi, offrono una rappresentazione organica della filosofia della prassi calogeriana. In Calogero, è l’“etica dell’altruismo” che presiede all’orientamento dell’agire morale, politico e giuridico. È la legge morale, riconosciuta per atto autonomo della coscienza, che impone di regolare il fondamentale rapporto tra l’io e gli altri secondo un principio di “reciprocità”. Così, in L’abc della democrazia, la rete relazionale del discorso democratico dovrebbe reggersi sull’imperativo categorico che sancisce di «tener conto degli altri» (p. 12). La democrazia è dimensione comunicativa regolata da un nesso stringente fra diritti e doveri. All’esigenza di parlare corrisponde il dovere di ascoltare. Con stile pedagogico, Calogero indica i tratti di una “filosofia del dialogo” in cui il rispetto dell’opinione altrui deriva dalla volizione del soggetto all’autolimitazione: la democrazia è possibilità di parola e di decisione che la società deve «equamente assicurare a ciascuno dei suoi componenti» (p. 26). Tuttavia, non è sufficiente sancire un astratto diritto alla partecipazione democratica. Calogero sottolinea la esigenza coessenziale di assicurare gli strumenti d’accesso al “colloquio”. Da qui è possibile stabilire uno stretto collegamento con il secondo scritto, riguardante il rapporto tra la giustizia e la libertà.

Calogero riafferma il triplice significato della libertà espresso in La scuola dell’uomo. La libertà, in primo luogo, può intendersi nel senso di «condizione trascendentale» (p. 46) del volere, inerente alla struttura costitutiva stessa dell’io, da constatare e non da perseguire. In secondo luogo, e differementemente, la libertà può essere intesa come un ideale e un valore etico per cui impegnarsi, che implica limitazione e disciplina. E da qui discende una terza forma di libertà, più immediatamente e tecnicamente politica, consistente nell’equa commisurazione delle libertà di tutti attraverso il complesso delle garanzie istituzionali.

In senso ideale, giustizia e libertà si identificano, poiché la libertà non può che essere «libertà comune» (p. 50) - scaturente dal reciproco, “giusto” limitarsi - e la giustizia non può che essere «eguaglianza di libertà» (p. 53), assegnazione ad ognuno di tanta libertà quanto sia compatibile con una pari libertà degli altri. Politicamente, Calogero parla di «connessione» (47) tra gli istituti della libertà e quelli della giustizia. Due tradizioni dottrinali, liberalismo e socialismo, forniscono gli elementi che, interconnessi, consentono l’edificazione di una democrazia inclusiva. Libertà politica e giustizia sociale si sostengono e presuppongono vicendevolmente. Non c’è effettiva libertà dove mancano le condizioni materiali per una sua concreta fruizione. Allo stesso tempo, la giustizia non consiste nell’identità delle condizioni economiche, ma in un eguale diritto d’accesso alla «disposizione del mondo» (p. 53) e alla libera determinazione di sé.

L’equivalenza di valore tra libertà e giustizia è carica d’implicazioni sotto il profilo politico-dottrinario. Le libertà d’espressione, d’associazione, di voto, sono portato irrinunciabile di civiltà, non alienabili in nome di una maggiore uguaglianza economica, perché verrebbe meno la possibilità di controllo del potere, con conseguente irrimediabile disparità tra governanti e governati. Tuttavia, è necessario creare le condizioni di un equo godimento delle libertà civili e politiche. La libertà d’opinione è sostanziale solo se consentita da mezzi culturali e tecnici. La stessa libertà politica dipende dalla «situazione di possesso della ricchezza economica» (p. 58).

Si configura così, in I diritti dell’uomo e la natura della politica, un quadro di diritti fondamentali, inviolabili, di natura civile e politica, ma anche sociale ed economica, la cui normatività giuridica s’identifica con la normatività etica.  In termini kelseniani, ogni sistema giuridico presuppone una Grundnorm, fondamentale volontà di legge risolventesi nella scelta della «regola della legalità, che in quanto fondatrice dell’altrui diritto coincide con la scelta della legge morale» (p. 116).

La politica ha diversa natura. Calogero ne offre una definizione ambivalente. Necessaria per far rispettare coattivamente la legge, essa non può mai liberarsi del tutto della «ferinità originaria» che le deriva dall’essere lotta per la conquista del potere. Nella visione calogeriana, in cui dialogo e persuasione sottendono un forte monismo etico, il conflitto politico rischia sempre di risultare lacerante. La politica deve essere pertanto sottoposta al principio di costituzionalità e acquista valore di civiltà «solo in quanto osserva e promuove normatività etico-giuridiche» (p. 119).
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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/



A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000


Il settore "Recensioni" è curato da Brunella Casalini, Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Angelo Marocco, Gianluigi Palombella, Maria Chiara Pievatolo.