Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 29 ottobre 2000

Joseph Carens, Culture, Citizenship and Community. A Contextual Exploration of Justice as Evenhandedness, Oxford, Oxford University Press 2000

Il libro Culture, Citizenship and community. A Contextual Exploration of Justice as Evenhandedness di Joseph Carens (Oxford University Press 2000) offre un contributo di grande interesse rispetto a una questione centrale del dibattito politico, cioè a quella, caratteristica degli stati democratici e multiculturali, di come tenere conto e di armonizzare il rispetto e lo sviluppo delle differenze culturali con l'esigenza dell'uguaglianza fra i vari gruppi che compongono la comunità nazionale. Già Will Kymlicka con il suo libro Multicultural Citizenship: a liberal Theory of Minority Rights nel 1995 e, ancora prima, Michael Walzer con il suo Spheres of justice del 1983 avevano posto tale interrogativo al centro della loro riflessione. Con questi autori e con altri, come Charles Taylor, si confronta Joseph Carens, nell'intento di "fornire una mappa di quando e come il rispetto dell'uguaglianza ci richiede di rispettare le istanze della cultura e dell'identità e quando e come ci richiede di sfidare queste stesse istanze" (p. 1).

Le caratteristiche della sua analisi, come egli annuncia nell'introduzione del libro, sono la sua contestualità, il numero rilevante dei fenomeni concreti considerati, che esemplificano sia le differenze culturali tra comunità politiche, che le differenze culturali all'interno di esse; e infine un'articolazione della concezione della giustizia, che non è solo individuata nel comportamento neutrale dello stato, tipico della teoria di Rawls, ma anche nell'idea dell'imparzialità (evenhandedness). Imparzialità viene qui definita come il "bilanciamento delle concorrenti pretese al riconoscimento e al sostegno nelle questioni di cultura e di identità". "Invece di cercare di astrarre dalle particolarità - continua l'autore - dobbiamo abbracciarle in una maniera che è, però, equa rispetto a tutte le particolarità diverse" (p. 12). Alla concezione di giustizia di Rawls, in cui lo stato astrae dalla persona concreta del cittadino, considerando solo gli interessi umani generali, Carens affianca l'approccio imparziale, in cui i giudizi morali e politici vengono contesualizzati, considerati come prodotti della discussione fra i vari punti di vista. Entrambe le versioni di giustizia - la neutralità e l'imparzialità - sono tenute insieme nell'approccio di Carens, che rimane sempre contestuale, legato alle situazioni concrete: l'autore lascia al gioco concreto degli interessi e dei bisogni e al lavoro dell'intuizione il compito di calibrare il riconoscimento degli uguali diritti fondamentali per tutti e il rispetto dei valori democratici, insieme a quello delle specificità culturali di ciascuno.

Sempre nell'introduzione Carens spiega le ragioni di questa sua impostazione contestuale in cui la teoria viene sempre confrontata con la prassi: solo grazie ad esso si può rendere conto del significato e delle conseguenze delle formule astratte della teoria politica e si possono seguire alcuni sviluppi istituzionali concreti, avvenuti in società multiculturali. Richiamando Burke, Carens osserva come alcune pratiche e istituzioni possano produrre e rappresentare una forma di "saggezza", che precede e supera ogni formulazione teorica. "Il giudizio morale è complesso, la teoria semplifica necessariamente. - afferma Carens - I nostri giudizi intuitivi rispetto a casi particolari possono riflettere una varietà di considerazioni morali rilevanti ma solo parzialmente articolate. E allora abbiamo bisogno di contrapporre tali giudizi intuitivi alle conclusioni che sembrerebbero derivare dall'applicazione delle nostre teorie agli stessi casi per vedere se le teorie non perdano qualcosa di saliente" (p. 4). In altre parole la fecondità di un metodo induttivo-deduttivo viene posta in primo piano da Carens, il cui libro non si limita ad una discussione teorica, ma entra nell'analisi di diversi esempi concreti.

Ai due capitoli iniziali, dedicati all'analisi e alla discussione di "Spheres of Justice" di Michael Walzer e di "Multicultural Citizenship" di Will Kymlicka segue, infatti, l'osservazione di situazioni specifiche: il capitolo quarto tratta la relazione fra le differenze culturali e il tema delle eguali opportunità; il capitolo quinto prende spunto dalla politica sull'immigrazione del Québec per delineare un modello di relazione fra uno stato multiculturale democratico e gli immigranti; tema trattato anche nel capitolo sesto, in cui, però, viene puntualizzato il caso della divergenza fra la cultura degli immigranti e quella dello stato democratico attraverso il riferimento ai gruppi islamici; nel capitolo settimo Carens mostra come le differenze fra cultura e identità possano rendere più complessa la nostra comprensione della cittadinanza e della legittimità politica e infine nel capitolo ottavo e nel nono egli applica una concezione complessa di cittadinanza allo studio del caso degli Aborigeni in Canada e del conflitto nelle isole Fiji.

Tutto il libro è percorso da un'idea fondamentale: l'individuo e la cultura non sono monadi statiche, tagliate dalla storia e ancorate ad un'identità fissa. Anzi, proprio il cambiamento dell'identità personale e collettiva nel tempo e nello spazio, la disomogeneità degli elementi che costituiscono tali identità, così come il continuo collegamento e rapporto con l'esterno formano le unità viventi come tali. Non esiste un'interpretazione definitiva e univoca di identità, ma piuttosto un continuo re-interpretarsi, che lascia spazio all'accettazione di altri elementi e altre culture. Questa identità multipla - ma non postmoderna - è in parte definita dall'esterno e in parte dall'interno, in parte dipendente, in parte autonoma, ma sempre in continuo cambiamento. Questo carattere oscillante dell'identità culturale è sempre sullo sfondo dell'analisi di Carens, che mantiene sempre l'equilibrio fra l'apertura all'altra cultura e identità - che non si trasforma mai in relativismo - e l'asserzione dei valori democratici - che non è mai rifiuto di altri punti di vista.

In tal modo Carens affronta in modo pragmatico la questione posta da Walzer della validità della giustizia esclusivamente rispetto alla comunità politica in cui essa viene formulata e rispettata, questione che apparentemente metterebbe in pericolo la relazione fra giustizia e democrazia. "C'è uno stato democratico oggi - si chiede Carens - in cui l'assenza di istituzioni democratiche ... non dovrebbe essere considerato altamente problematico da una prospettiva morale? ... c'è uno stato attualmente non democratico ma non ingiusto per la sua assenza di giustizia?"(p. 44) Se la risposta è che la mancanza di democrazia è nella maggior parte dei casi un pericolo per la giustizia, allora, secondo l'autore, dobbiamo postulare un mondo di significati comuni che trascende i confini della comunità politica particolare a cui apparteniamo e disgiungere il legame posto da Walzer fra comunità politica e comunità morale. D'altra parte la risoluzione di Kymlicka alla questione del confronto fra due culture, per alcuni versi opposta rispetto a quella di Walzer, viene criticata da Carens per la ragione opposta: entrare in un'altra cultura non deve significare per Carens abdicare al diritto di mantenere la propria cultura - cultura sociale -, che non è solo la precondizione della scelta individuale di vita, ma anche il suo prodotto.

Dopo questo esame teorico, Carens si rivolge ai casi concreti, dando una visione articolata di varie situazioni in cui l'ineguaglianza è indice di rispetto e di sviluppo di differenze culturali, e dove essa è invece indissolubilmente legata alla mancanza di giustizia. In tal modo Carens giunge a teorizzare lucidamente e acutamente l'ingiustizia nel caso del diverso trattamento del genere. "Nell'ambito di ampi limiti, una società liberale democratica deve tollerare quei tipi di differenze culturali tra gruppi e perciò le differenze culturali fra sessi che emergono dalla vita interna ad un gruppo. Questo consegue da un impegno generale al pluralismo" (p. 101). D'altra parte, però, "un regime liberale democratico non può essere egualmente congruente con tutti i valori e i modi di vita e non dovrebbe neanche cercare di esserlo. Esso sosterrà particolarmente alcuni [modi di vita] e ne scardinerà altri, semplicemente per il fatto di essere tale" (p. 101).

Le questioni della coesistenza di varie culture all'interno degli stati democratici attuali vengono, come si è detto, affrontate nei capitoli successivi, che ribadiscono il principio affermato rispetto alla considerazione contestuale dell'ineguaglianza: una società pluralista deve essere aperta alle multiple influenze entro i limiti imposti dal rispetto dei valori fondamentali e dalla necessità di scambi all'interno del gruppo; d'altro canto gli immigranti devono rispettare i valori della democrazia e del pluralismo come precondizioni per il mantenimento di un ordine moralmente legittimo.

In tal modo Carens arriva alla discussione del concetto di cittadinanza attuale, che deve affrancarsi dell'immagine della cittadinanza unitaria, fondata sullo stato centralizzato e omogeneo: quest'ultima è sia empiricamente inadeguata, perché non corrisponde a pratiche e istituzioni in attuali stati pluralista, sia teoricamente incongruente, perché non vede il legame intimo fra il rispetto della differenza e l'eguaglianza. Alla cittadinanza unitaria Carens contrappone tre dimensioni di cittadinanza: quella legale; quella psicologica e infine quella politica. Quest'articolazione viene applicata ai casi empirici degli aborigeni canadesi e al conflitto delle Fiji.

In sintesi Carens rielabora i temi del dibattito politica attuale in maniera precisa e nel contempo avendo sempre riguardo per le istituzione concrete e per gli sviluppi politici contemporanei. Egli corre il rischio di limitare il campo di validità della sua analisi, per il suo continuo riferimento a casi concreti, e di essere attaccato per la genericità e l'indeterminatezza del suo riferimento al principio dell'intuizione morale e della prassi. Ma proprio per la sua aderenza alla pratica politica e istituzionale il libro ha un valore notevole: puntando ad un orizzonte morale comune di comprensione e di rispetto dell'umanità, esso mostra a partire dalle pratiche politiche una via democratica per la risoluzione dei conflitti nelle società multiculturali. In sintesi il carattere contestuale del libro Culture, citizenship and community, la continua riflessione a partire da casi concreti, ne fa un'opera nuova e affascinante nel dibattito filosofico attuale.
Patricia Chiantera


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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
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Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Recensioni" curato da Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Maria Chiara Pievatolo.