Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 29 ottobre 2000

Ian Carter, A Measure of Freedom, Oxford University Press, Oxford, 1999.

Thomas Hobbes ha sostenuto che la libertà può essere maggiore o minore in diversi luoghi e periodi storici, a seconda di come il sovrano lo ritenga conveniente. Ma sulla base di quali criteri siamo in grado di stabilire se la quantità della libertà è maggiore o minore? La questione è complicata dal fatto che le stesse realtà vengono valutate diversamente dalle differenti posizioni teoriche: per i marxisti il comunismo realizza il massimo di libertà concepibile perché affranca l'individuo dal dominio del denaro e dall'influenza delle ideologie religiose. Ma ad esempio, «anche se il capitalismo rende alcune persone povere, ciò non è sufficiente a persuadere Friedrich von Hayek che li renda anche meno liberi» (p. 1). O, ancora, una maggiore libertà è sempre desiderabile? E una maggiore libertà è sempre ottenibile mediante la semplice diminuzione dei poteri dei governi?

Qualunque sia la concezione teorica abbracciata, sembra che tutti i pensatori politici condividano alcuni assunti: è importante sapere quanto una società o un individuo siano liberi. L'idea di libertà è un attributo quantitativo; la libertà non può essere semplicemente posseduta o negata, ma può esserlo solo in un certo grado. L'obiettivo di Carter è fornire «una concezione coerente della libertà che permetta all'idea di "più o meno libertà" di giocare un ruolo utile in una teoria liberale della giustizia - una concezione, in altre parole, che conferisca significato all'asserzione che alle persone debba essere accordata una misura di libertà» (p. 7).

Il calcolo della libertà varia non soltanto a seconda della teoria politica che si adotta, ma soprattutto sulla base del fatto che esso venga fatto dipendere dalla somma delle libertà specifiche (A è libero o non libero di fare X) o dall'ammontare della libertà complessiva (overall freedom). Nel tentativo di creare un'unità di misura della libertà, Ian Carter analizza con rigore diverse teorie dell'uno e dell'altro orientamento. In linea generale, tuttavia, libertà particolari e libertà complessiva sono concetti correlati.

Di solito, quando valutiamo la libertà compiamo delle comparazioni: "i cinesi sono adesso liberi quanto gli inglesi", "Mandela è più libero adesso di quanto non lo fosse quindici anni fa". Il motivo per cui le nostre intuizioni si fondano su comparazioni è il fatto che non disponiamo di una unità di misura della libertà. Ciò non significa, però, che trovarne una sia impossibile. Molti autori ritengono, al contrario, che la libertà possa essere descritta solo per via comparativa: Oppenheim ed altri sostengono che sia impossibile parlare di un concetto di libertà in sé. La libertà sarebbe concepibile soltanto in una relazione triadica del tipo "l'agente R, rispetto all'agente P, è libero o non libero di fare x". La libertà sarebbe allora una relazione e non una proprietà (p. 24).

In particolare, Kristjànsson sostiene che la libertà è sempre una questione di comparazione. In proposito, si pensi all'esempio dell'altezza: quando dico che una persona "è alta", la paragono sempre ad altre persone; diversamente, non potrei affermare che essa possiede questa qualità. Nel caso della libertà, non posso fare diversamente, dal momento che la libertà è un attributo delle persone come gli altri.

Carter cerca di smontare questo argomento ricorrendo ad un altro esempio relazionale: quello di paternità. Esiste tra le persone una relazione di paternità, tuttavia, non si può utilizzarla in via comparativa (non è possibile dire che qualcuno "è più padre" di un altro). La relazione di paternità non è dunque soggetta a nessun tipo di valutazione comparativa, eppure esiste: essa è allora una proprietà delle persone. Lo stesso potrebbe benissimo darsi nel caso della libertà.

Ian Carter analizza poi numerosi aspetti della teoria politica, evidenziando il ruolo che in essi ricopre la libertà e i problemi della sua definizione e misura. L'analisi svolta nel capitolo 3 (The Distribution of Freedom, p. 68) è particolarmente interessante. Una volta abbracciata l'idea di una libertà non-specificata (cioè non intesa come libertà di fare X, ma concepita come un oggetto in sé), immediatamente la libertà viene in rilevo come uno dei tanti beni che sono oggetto di distribuzione. A questo punto, rispetto alla libertà si pongono gli stessi problemi che il teorico della politica già è abituato a fronteggiare per quanto riguarda gli altri beni principali. Anzi, una teoria della giustizia che faccia proprio l'assunto secondo il quale la libertà esiste senza determinazioni, giocoforza diviene una teoria della giustizia basata sulla libertà (freedom-based), che necessariamente deve possedere anche lo schema di regole per la distribuzione di quest'ultima.

La terza parte del libro è dedicata alla libertà empirica. In particolare, sono da segnalare gli ultimi due capitoli. Nel capitolo 9 (p. 246), Carter tratta la libertà dei gruppi, come distinta dalla libertà collettiva; nel capitolo 10 (p. 269), infine, sono analizzati gli indici della libertà, nel tentativo di rintracciare un metodo che serva in via definitiva per quantificare il grado di libertà. Il tentativo, ammette l'autore, non va a buon fine. Resta la proposta di base per un metodo empirico fornito dalla combinazione di due differenti criteri di misura della libertà: quello per liber-tipi (freedom-types: aggregati di libertà fondamentali ricavati a partire dalle libertÓ specifiche in possesso dei cittadini delle varie nazioni) e quello della valutazione del valore di scambio delle risorse sulle quali gli attori esercitano il controllo. Non si tratta - certo - di un metodo definitivo, ma di quello che l'autore considera un buon punto di partenza per la costruzione di metodo valido.

Che se ne condividano le tesi o meno, si tratta comunque di un libro importante (Matthew Kramer lo ha definito il miglior libro sulla libertà apparso negli ultimi vent'anni). La mole di argomenti affrontati - e di autori con i quali l'autore si confronta - è decisamente impressionante, con un'analisi sempre condotta ad altissimo livello.


Persio Tincani
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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Recensioni" Ŕ curato da Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Maria Chiara Pievatolo.