Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 21 febbraio 2001

Ian Carter (a cura di), L'idea di eguaglianza, testi di Richard Arneson, Ronald Dworkin, Thomas Nagel, Amartya Sen, Bernard Williams, Milano, Feltrinelli, 2001, lire 35.000

L'antologia curata e introdotta da Ian Carter raccoglie contributi di alcuni dei più autorevoli esponenti del dibattito teorico-politico anglofono degli ultimi decenni. Nonostante le differenze tra i modelli di uguaglianza proposti, la questione dibattuta in tutti gli interventi è quella della possibilità di conciliare egualitarismo e liberalismo, due prospettive politiche tradizionalmente antitetiche. La prima, nella sua formulazione classica, mira all'uguaglianza di tutti in tutto (in un articolo del 1976 intitolato Eguaglianza ed egualitarismo Norberto Bobbio ha definito egualitaria quella “concezione globale della società secondo cui è desiderabile che tutti i membri della stessa siano eguali in tutto”), e postula una nozione di uguaglianza come punto d'arrivo di una società che sarebbe caratterizzata in partenza dalla disuguaglianza; la seconda non esclude un'uguaglianza di partenza tra tutti gli uomini ma intende la società come una gara in cui ci sono vincitori e vinti. Entrambi i punti di vista si avvalgono del criterio delle capacità: l'ugualitario per giustificare la disuguaglianza dei doveri che ciascuno ha di fronte alla società, quello liberale per giustificare la disuguaglianza delle fortune.

Come sottolinea Carter nell'introduzione, i cinque testi forniscono alcuni strumenti concettuali per una riformulazione del paradigma ugualitario classico, in vista di un suo adattamento alle esigenze libertarie. In essi è possibile rintracciare le premesse per una teoria di stampo “libertario egualitario”, che abbia come esito pratico l'individuazione di una “terza via” tra lo stato sociale tradizionale e lo stato minimo dei liberali classici.

Nell'intervento che apre l'antologia Bernard Williams distingue l'uso descrittivo dell'idea di uguaglianza nel dibattito politico (gli uomini sono tutti uguali), da quello prescrittivo (gli uomini devono diventare uguali). Uguaglianza nella prima accezione, se intesa in senso debole e generalissimo di identità degli uomini in quanto uomini, rischia di risultare banale e tautologica. Nella seconda non può ridursi alla prescrizione “di trattare allo stesso modo tutti gli uomini in tutte le circostanze” ma deve potersi intendere come quel principio secondo cui “ogni differenza nel trattamento riservato agli uomini va giustificata sulla base di una ragione generale o di un principio di differenziazione”. In questo senso risulta però “compatibile con la prassi di trattare i neri diversamente dagli altri solo perché sono neri o con l'uso di trattare diversamente i poveri solo perché sono poveri”, spingendosi quasi al limite dell'assurdo. È opportuno dunque, ad avviso di Williams, chiarire il senso in cui una interpretazione debole dell'idea ugualitaria, nel suo uso descrittivo e prescrittivo, è in grado di fornire “quella solidità cui aspirano le interpretazioni forti”. Secondo Williams l'affermazione dell'uguaglianza degli uomini in quanto uomini non è affatto vuota o banale, ma ci serve “ad accostarci a ciascuno dei nostri simili facendo astrazione da certe vistose strutture di ineguaglianza in cui li incontriamo” (differenze sociali o di merito). In questo senso il problema fondamentale che si presenta all'egualitario è quello di conciliare la prescrizione implicita alla idea descrittiva di uguaglianza (trattare il nostro prossimo prescindendo dalle strutture di disuguaglianza in cui lo incontriamo) con una concezione dell'uguaglianza come eguaglianza di opportunità che permette di premiare i meritevoli e dunque legittima l'ineguaglianza.

Thomas Nagel (in Eguaglianza) constata che l'assicurazione delle condizioni formali di uguaglianza politica, legale e sociale (possibilità di voto per tutti, diritto di processo per tutti, abolizione di titoli e barriere ufficiali alla mobilità di classe) è compatibile con stati effettivi di rilevante ineguaglianza politica, sociale e legale. L'uguaglianza economica assume in questo senso un ruolo cruciale e non può mai essere isolata dalle altre: “anche se le istituzioni formali possono garantire una condizione sociale minima a ognuno, grandi differenze di ricchezza e di reddito produrranno ulteriori grandi differenze”. La promozione dell'uguaglianza economica comporta però diverse restrizioni di libertà economica (l'uso di mezzi coercitivi discutibili, una sopraffazione del privato ad opera del pubblico) e un sacrificio dell'utilità totale o anche del benessere di ciascuno nella società. L'obiettivo di Nagel è di mettere in luce il valore intrinseco dell'uguaglianza, per mostrare che se l'uguaglianza è buona in sé, allora la sua realizzazione può valere una certa quantità di inefficienza e perdita della libertà. Per fare questo non si avvale di un argomento comunitario (secondo cui l'uguaglianza è buona perché è un bene per la società presa come un tutto) bensì di un argomento individualistico (secondo cui l'uguaglianza è buona perché è un corretto principio distributivo di beni). Tale argomento “fornisce un fondamento morale al tipo di egualitarismo liberale che [...] sembra plausibile”. Nagel spiega che il criterio della distribuzione deve essere quello dell'urgenza del bisogno (secondo cui godono di priorità nella distribuzione dei beni quegli individui il cui bisogno è più urgente). L'uguaglianza intesa in questo senso come principio distributivo di beni si fonda sulla ragione morale dell'altruismo, già esposta dall'autore in La possibilità dell'altruismo (1970).

Amartya Sen (in Eguaglianza, di che cosa?) argomenta, analogamente a Inequality Reexamined (1992), che affermare e prescrivere l'uguaglianza di tutti gli uomini distoglie dalla considerazione delle effettive differenze d'età, genere, talenti, abilità fisiche, oltre che di vantaggi materiali e provenienza sociale, che intercorrono tra gli uomini. Il suo intento è di concentrare l'attenzione su ciò che urge che sia uguale, e cioè sulle “capacità fondamentali”. Le capacità fondamentali sono le condizioni che permettono a ogni singolo uomo di funzionare bene, e cioè l'essere ben nutriti, il potere partecipare alla vita sociale, il potere evitare malattie evitabili. Ad avviso di Sen l'uguaglianza delle capacità fondamentali presenta una serie di vantaggi evidenti sugli altri modelli di uguaglianza perché fornisce un criterio oggettivo e al tempo stesso “mobile” o “funzionale”: esso sposta l'attenzione dall'uguaglianza di risultati all'uguaglianza di condizioni, e include in sé il punto di aggancio alla teoria negativa della libertà come libertà da ostacoli o impedimenti, propria del liberalismo classico.


Elena Ficara

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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
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Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

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