Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 29 ottobre 2000

Alfonso Catania, Lo Stato moderno: sovranità e giuridicità, Giappichelli, Torino, 1996, pp. 114.

Questo volume contiene cinque saggi già apparsi in precedenza. L’autore ha avvertito l’opportunità di ripubblicarli in un insieme armonico, secondo un’ottica ben precisa: individuare il rapporto sussistente tra diritto e comportamento dei consociati.

Secondo Catania ogni atto giuridico obbliga non già e non tanto per il suo contenuto, quanto per l’autorità (riconosciuta) che pone tale atto. Pur riconoscendosi figlio della concezione normativistica,  egli ammette che vi siano aspetti ineliminabili e correttivi della norma, quali la presenza dell’uomo e della sua volontà. Tali elementi potrebbero non apparire compatibili con una visione, come la sua, a carattere fortemente positivista. In realtà, in un periodo di internazionalizzazione degli atti di imperio, come l’attuale, l’obbedienza e la sovranità devono poter essere chiarite anche alla luce delle vicende storiche che hanno accompagnato la loro trasformazione e, per molti versi, il loro declino; infatti, è opportuno distinguere il problema della rimozione della sovranità statuale interna, a favore di un sovraordinamento di dimensioni maggiori, dal tema della sovranità come qualità del diritto positivo, inteso come ordinamento.

Il primo dei saggi che compongono l’opera tratta la nascita del concetto moderno di Stato, secondo una prospettiva storica. I caratteri tipici di quest’ultimo si muovono secondo linee di sviluppo solo in parte coerenti, ed in realtà sono smentiti da numerose diversificazioni dovute in larga misura alle direzioni di crescita dei diversi contesti nazionali. Secondo Catania, infatti, la teoria “classica” della sovranità, così come determinatasi da Hobbes in poi, è divenuta superflua perché in grado di fornire legittimazione solamente a comportamenti politico-sociali; essa  potrebbe invece servire a valutare, secondo una diversa prospettiva,  la relazione paradigmatica che sussiste tra comando e obbedienza. Tale relazione dovrebbe essere intesa non solamente con riguardo alla radicalizzazione del momento della decisione del sovrano ma dovrebbe essere riconosciuta anche nella obbedienza formale ed esterna del suddito. L’intendere la sovranità come legittimazione del potere impone di riflettere sul problema del riconoscimento interno che può essere agevolmente ravvisato nell’effettività del diritto.

Questo tema è, infatti, ripreso e sviluppato nel secondo saggio, che analizza, comparandole, le concezioni di Hobbes e Kelsen. Tracciando un percorso che si snoda attraverso l’analisi di figure quali l’obbedienza, il foro interno ed il concetto di giustizia secondo l’uno e l’altro autore, Catania si sofferma su di un punto molto delicato: la dimensione temporale del comando su cui pretende di fondarsi l’idea di sovranità. Per quanto, infatti, si possa astrarre dalla situazione storica e logicizzare il concetto di sovranità, rimane sospeso, e quindi non risolto, il problema della efficacia nel tempo del comando del sovrano, il quale vincola anche dopo la scomparsa di chi quel comando ha emesso.

La sovranità, sostiene Catania, non si esaurisce nel momento in cui viene trasferita da parte dei sudditi al sovrano ma permane e necessita di costante riconoscimento. Ciò vale a dire che in tanto può esistere il momento attivo della sovranità, in quanto si postuli che i sudditi attribuiscano la qualità di ordine al comando di chiunque, sia esso un ente, una persona o un’assemblea.

E’ questo il tema del terzo saggio, che nasce come relazione al convegno di studi in onore di A.M. Battista, e si concentra sulla disamina del concetto di obbedienza, dal suo sorgere alle successive trasformazioni. L’autore sostiene che la grandezza della teoria della sovranità hobbesiana non consista tanto nella problematizzazione del soggetto della sovranità ma nelle forme che storicamente si determinano per l’affermarsi della sovranità stessa. Sovrano quindi non è, per Catania, chi decide come tale ma colui il quale comprende che il tipo di obbedienza da richiedere in un dato momento storico deve necessariamente essere di natura formale. Con l’obbedienza meramente formale, però, i conflitti cessano solamente perché vengono depotenziati, sopiti, non eliminati. L’autore, d’altra parte, osserva acutamente come nel momento in cui il sovrano pone la propria decisione, che risolve il caos in ordine, in realtà “pone se stesso come punto di riferimento per la qualificazione, l’individuazione del giuridico”; in altre parole la decisione, nel momento stesso in cui viene espressa, si pone come modello, norma. Nel movimento tra sovrano e sudditi il comando si tramuta in legge perché pone, oltre che se stesso, anche l’immagine della propria provenienza, e tale immagine diventa paradigma, suggestiva espressione di sovranità.

Tuttavia l’agile trattazione di Catania sottovaluta alcune conseguenze che potrebbero essere tratte dalle sue tesi. Appare opportuno chiedersi, infatti, se sia il sovrano che impone l’obbedienza formale oppure se il sovrano sia tale perché intuisce che questa è la formula migliore per poter esercitare il potere. Considerare il concetto di sovranità quale espressione di un criterio meramente utilitaristico porta a trasformare la sovranità stessa in una tecnica per ottenere il consenso e quindi il potere. Il rischio di una simile concezione è questo: ove l’obbedienza formale non fosse più sufficiente a legittimare il sovrano, e nell’attuale contesto storico ciò appare in tutta la sua evidenza, la sovranità dovrebbe consistere nel ridurre ad un comune denominatore le richieste di un pieno e sostanziale riconoscimento da parte dei sudditi. Un riconoscimento di siffatta natura, che postula una adesione piena con chi esercita il potere, riporterebbe in luce quei conflitti che, secondo Catania, Hobbes riuscì a superare grazie alla formulazione del concetto di sovranità intesa quale ricorso ad un consenso puramente formale.

Paolo Sommaggio

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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
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Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Recensioni" è curato da Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Maria Chiara Pievatolo.