Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 29 ottobre 2000

Gabriel Chalmeta, La giustizia politica in Tommaso d'Aquino. Un'interpretazione della nozione tomista di bene comune, Roma, Armando, 2000.

Il saggio prende l'avvio da una constatazione di fatto: lo Stato liberal-democratico, liberal-sociale, assistenziale, del welfare, come tante altre realtà proprie della modernità, sembra essere giunto al "capolinea del postmoderno". Quali dunque possono essere le soluzioni della crisi socio-politica? Qual è il sistema di organizzazione politica chiamato a sostituire il Welfare State? Secondo l'autore siamo di fronte a interrogativi che richiedono una risposta anzitutto sotto il profilo etico, perché si tratta in sostanza di sostituire alla curiosità verso il "che cosa verrà dopo" una domanda sul "che cosa dovremmo volere per il dopo".

Utilitarismo e contrattualismo

Lo Stato contemporaneo, in quanto forma di organizzazione della società politica chiamata ad assicurare le libertà e il benessere dei cittadini, si è formato sostanzialmente sotto l'impulso della dottrina politica utilitarista, che ha trovato la sua espressione più matura in epoca moderna grazie soprattutto alle opere di Jeremy Bentham e John Stuart Mill.

Nucleo forte di ogni teoria politica utilitarista è la definizione del bene del cittadino prima e indipendentemente dal "politicamente giusto", definito come quel sistema di relazioni politiche che all'interno della società massimizza il bene dei cittadini. "Se la felicità di una persona è un bene per quella persona - scrive J.S. Mill -, la felicità generale è, allora, un bene per tutta la collettività" (J.S. Mill, Utilitarism, cap. IV). Il principio etico-politico fondamentale sarà l'Utility, or the Greatest Happiness Principle, per il quale una società politica è giusta, se ordinata in modo tale da consentire il raggiungimento della massima quantità complessiva di felicità. Viene così stabilita la possibilità di determinare la giustizia politica mediante un calcolo di natura matematica che consiste, essenzialmente, nella somma della felicità conseguita, nel loro insieme, dai cittadini (cfr. J.S. Mill, Utilitarism, cit., cap. II).

Non v'è dubbio, riconosce l'autore, che sotto la guida di questo modello di giustizia politica, lo Stato, progressivamente costituitosi come Welfare State a partire della seconda metà del secolo XIX, abbia contribuito a dare un impulso decisivo all'affermazione delle libertà individuali e della solidarietà politica. A ogni modo, insiste l'autore, appare innegabile che l'attuale crisi di questa forma di organizzazione sociale sia soltanto una manifestazione dell'esaurita potenzialità di giustizia di questo tipo di razionalità etico-politica, causata dall'impiego della logica matematica per la determinazione di ciò che è politicamente giusto (cfr. G. Chalmeta, Giustizia aritmetica? I limiti del paradigma politico utilitarista, Acta Philosophica, VII (1998) 1, pp. 5-22).

Di contro, il contrattualismo tende ad applicare analogicamente all'ambito politico la teoria del contratto, propria del diritto privato, quale azione giuridica basata sul consenso di tutte le parti per garantire il fondamentale diritto di ognuno a realizzare il proprio progetto di felicità. Il che non può accadere quando il "principio della felicità" è posto a fondamento della giustizia politica, perché "il sovrano vuol rendere felice il popolo secondo le sue vedute e diventa despota: il popolo non vuol lasciarsi spogliare del diritto comune a tutti gli uomini alla propria felicità e diventa ribelle" (cfr. I. Kant, Sopra il detto comune: "Questo può essere giusto in teoria, ma non vale per la pratica", in Scritti politici e di filosofia della storia e del diritto, trad. it. di G. Solari, Utet, Torino 1956, p. 268).

Secondo l'autore la crisi del Welfare State ha contribuito a riportare in primo piano questa figura politica. Non solo: gran parte delle proposte elaborate nei tempi più recenti da autori di filosofia politica mostrano una matrice neocontrattualista e parte del merito di questa rinascita va attribuita alla pubblicazione, nel 1971, dell'opera di John Rawls A Theory of Justice, nella quale si avanza la proposta, leggiamo nella Prefazione, "di generalizzare e portare ad un più alto livello di astrazione la teoria tradizionale del contratto sociale di Locke, Rousseau e Kant […], in modo da non prestare il fianco alle più ovvie obiezioni che spesso sono sembrate esserle fatali".

È opinione dell'autore, comunque, che le nuove versioni del contrattualismo pervengano a conclusioni teoriche insoddisfacenti: "Laddove, come richiesto dalla neutralità etica contrattualista, venga riconosciuto un valore autonomo a tutte le pretese dei cittadini, per il solo fatto di trarre origine dal loro volere e non perché espressione di un ordine etico obiettivo, lungi dal risolvere i conflitti esistenti, verrà meno il terreno dove giungere all'accordo" (pp. 18-19). La possibilità di accordo risiede nel riconoscimento da parte dei cittadini dell'esistenza di una verità che precede il bene comune, cui dovrebbe tendere la loro libertà, e, dunque, di un fine comune da raggiungere tutti insieme, in quanto società politica. Gli interessi conflittuali si dovranno allora porre in relazione a questo bene o fine comune, per capire in quale misura ciascuno di essi contribuisca alla sua realizzazione. Questa relativizzazione dei propri interessi permetterà di distinguere gli interessi buoni dai cattivi.

Attualità di Tommaso d'Aquino

È sullo sfondo di tali considerazioni che si sviluppa la riflessione dell'Autore a partire dalla convinzione del grande valore e attualità della filosofia politica di Tommaso d'Aquino.

L'autore di questo saggio ribadisce più volte la convinzione che non è possibile trovare la soluzione ai problemi del "Welfare State" negli scritti di Tommaso d'Aquino. Nel contempo, però, ha cercato di mostrare il grande valore e l'attualità della filosofia politica dell'Aquinate. Sostiene, infatti, che le opere politiche di Tommaso ammettono un tipo di "lettura" da cui emergono alcuni principi di giustizia politico-giuridica a partire dai quali l'interprete può - senza forzature - sviluppare una riflessione in grado di superare a testa alta il confronto dialettico con le proposte politiche moderne e postmoderne, nonché di contribuire positivamente alla soluzione dei problemi del "Welfare State", e alla costruzione di una società politica più giusta.


La giustificazione teoretica di una lettura "attuale" degli scritti di Tommaso risiede principalmente nel fatto che la sua riflessione politica è il risultato di un incontro tra "il giudizioso utilitarismo" di Aristotele e "l'idea contrattuale". Per riprendere le parole di Chalmeta la dignità dell'uomo "si fonda sulla capacità (potenzialità) della volontà umana di essere 'creativa' di reali possibilità di autonomia e autodeterminazione (virtù) per gli altri, e di attualizzarsi man mano che il soggetto decide effettivamente di creare rapporti non solo di coordinazione, ma anche di collaborazione positiva con l'esercizio della libertà (virtù) degli altri" (p. 134).

Conclusione

Come dunque uscire oggi dalla situazione di profonda crisi del Welfare State alla luce dell'ideale politico appena delineato? La soluzione non starà nel cercare semplicemente di far proprio "un criterio più ristretto per definire gli interessi sociali, limitando gli interventi pubblici a quel tanto che effettivamente possono ottenere (il welfare sostenibile)" (p. 134). Simile progetto politico-giuridico recherebbe con sé la stessa debolezza dello Stato contemporaneo: l'ignoranza dal punto di vista teoretico e pratico del valore e delle implicazioni del principio di sussidiarietà.

La soluzione dei problemi dello Stato attuale, al contrario, passa attraverso l'applicazione di questo principio. "E applicarlo - scrive l'autore - significa, innanzitutto, prendere coscienza dell'importanza da attribuire ad una serie di gruppi umani, costituenti il cosiddetto settore del ‘privato-sociale' o ‘Terzo settore', alcuni antichi (come la famiglia o la scuola) e altri recenti (come il volontariato, le organizzazioni non governative, ecc.). La loro attività, già oggi di grande efficacia nella produzione di beni politici e nella creazione di solidarietà, se opportunamente potenziata, potrebbe aumentare ogni giorno di più" (p. 134).

La funzione dello Stato e del Diritto pertanto sarà quella di riconoscere, tutelare e favorire l'attività di tali soggetti sociali, favorendo un lavoro di coordinamento affinché la loro solidarietà abbia valore universale. Relativamente alla determinazione dei fini e alla gestione dell'attività, soggiungel'autore occorre tuttavia lasciare a questi soggetti grande autonomia. "Sebbene - conclude il nostro autore - molti cittadini, o persino la società politica nell'insieme, condividano i progetti che tali soggetti sociali cercano di realizzare, la loro attuazione non si può convertire in un obiettivo istituzionale, ma dovrà essere affidata alla loro autonomia".

Angelo Marocco
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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Recensioni" curato da Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Maria Chiara Pievatolo.