Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 7 dicembre 2000

Wolfgang Reinhard, Il pensiero politico moderno, Bologna, Il Mulino, 2000. Traduzione di Maurizio Ricciardi (edizione originale: Geschichte der politischen Ideen. Van der Antike bis Gegenwart, Frankfurt a. M., Fischer Taschenbuch Verlag, 1996, pp. 241-376).

Questo volumetto si presenta come un manuale di storia del pensiero politico che prende in considerazione i secoli dal XV al XVIII, dall'umanesimo repubblicano fiorentino alla rivoluzione americana. L'autore (che insegna Storia moderna all'Università di Friburgo) suddivide la materia in dieci capitoli seguendo un tradizionale criterio cronologico: crescita del potere dello stato all'inizio dell'età moderna; programma di riforma umanistico e utopia; Riforma tra autorità e resistenza; i cattolici tra monarchia, sovranità popolare e diritto internazionale; integrazione politica e frammentazione religiosa; le rivoluzioni inglesi; assolutismo e illuminismo in Francia; diritto naturale, illuminismo e assolutismo in Germania; economia politica e filosofia morale in Gran Bretagna; rivoluzione e costituzione nell'America del Nord. Segue un elenco delle edizioni italiane dei testi dei maggiori autori considerati, e una non ampia ma aggiornata bibliografia tematica sul pensiero politico moderno.

Il lavoro di Reinhard si segnala sia per la quantità che per la qualità delle informazioni contenute in poco più di 200 pagine, cosa rara nel panorama editoriale italiano, a meno di non ricordare la classica Storia delle dottrine politiche di Gaetano Mosca, del 1933. Non viene tralasciata quasi nessuna corrente, nessuna questione del pensiero politico moderno, e, secondo l'impostazione "contestualista" sviluppata da Pocock e Skinner, vengono analizzati anche numerosi autori e contesti considerati "minori" dalla storiografia tradizionale. Si può così scoprire Andreas Fricius Modrevius (ca.1503-1572), umanista erasmiano e "riformatore della collettività politica polacca" (p. 75), che nel suo Commentariorum de Republica emendanda libri quinque (1548-49) applicò alla concreta situazione della Polonia la teoria della costituzione mista, rigettando la formula del princeps legibus solutus e concependo la magistratura come corpo indipendente sia dalla Dieta che dal re; oppure l'avvocato francese Simon-Nicolas-Henry-Linguet (1736-1794), il quale, evidentemente influenzato da Rousseau, sostiene che la proprietà sia figlia dell'usurpazione e della violenza, e le leggi servano primariamente alla sua conservazione. Inoltre "nel tempo in cui lo schiavo veniva trattato come proprietà, egli aveva un posto stabilito nella società; ora invece la liberazione dei servi e degli schiavi porta al completo immiserimento di una massa di lavoratori salariati che sono le autentiche vittime dell'attuale situazione sociale" (p. 144). Linguet arriva perfino alla formulazione della legge dei salari decrescenti, e prevede la rivoluzione sociale.

Ampio spazio nel testo è dedicato - comprensibilmente vista la provenienza dell'autore - alla trattazione delle idee e delle controversie politiche dell'area germanica: le utopie radicali al tempo della Riforma, la discussione sulla costituzione dell'impero fra Seicento e Settecento, la scuola tedesca del diritto naturale e la cameralistica.

Non mancano inoltre alcune riflessioni personali di Reinhard , come ad esempio una netta presa di posizione sul pensiero utopico. Secondo lui infatti il pensiero utopico non sarebbe più praticabile oggigiorno, non solo perché risulta difficile credere ancora nella perfettibilità dell'uomo, dopo un secolo di illusioni politiche, guerre e genocidi, ma anche perché la storiografia ha messo in risalto come le utopie utilizzino spesso sistemi chiusi - non a caso amano le isole - sistemi con minori contatti possibili verso l'esterno e con una conseguente interdipendenza interna, in modo tale che è sufficiente un mutamento in un settore considerato fondamentale per lo sviluppo di una comunità, per esempio nei rapporti proprietari, per produrre miglioramenti all'intero sistema. Per Reinhard, le utopie tendono sempre al fine dell'autosufficienza della comunità, mentre questo non è possibile nel mondo attuale caratterizzato dagli scambi e dalla "globalità". I sistemi utopici, inoltre sarebbero fuori dalla storia non solo dal punto di vista dello spazio, ma anche del tempo, a causa, della frattura con il passato che essi operano all'inizio e della scomparsa del futuro che agisce al loro interno.

Gli scrittori di utopie infatti hanno spesso criticato il passato e il presente della società in cui vivevano, cercando di dare la formula di uno stato perfetto, dunque inattaccabile da mutamenti esterni e interni, perfettamente funzionante in eterno. "Nell'utopia la storia tace; in paradiso non c'è alcun futuro. Noi però sappiamo che non è possibile alcuna migrazione collettiva della storia" (pp. 40-41).

Sul periodo della Riforma l'autore rileva come non solo prendere le mosse dall'unità del pensiero politico della Riforma stessa può risultare inappropriato, sia perché essa affonda le sue radici nelle diverse esperienze dei movimenti ereticali medievali, sia perché vi sono grandi differenze di formazione fra Lutero e Calvino, ma lo è altrettanto il tentativo opposto, dal momento che "nemmeno la polarizzazione tra un luteranesimo autoritario e un calvinismo democratico regge a un esame più dettagliato" (p. 43). Oltre alle questioni storico-dottrinarie, Reinhard non di rado commenta anche i singoli autori: l'Utopia di Tommaso Moro "per quanto originale e stimolante, non contiene una sola idea che non si possa già trovare in Erasmo" (p. 31); Mariana è un pensatore "pieno di contraddizioni...ingiustamente famoso per il fatto che uno dei suoi libri, contenente una dottrina assolutamente non inusuale del tirannicidio, venne bruciato a Parigi dopo l'assassinio di Enrico IV" (p. 69); Winstanley, maggiore esponente della corrente dei Diggers all'epoca della prima rivoluzione inglese, e noto per aver difeso il comunismo agrario, non è tuttavia più di un precursore di questo modello, e "non è un rivoluzionario: non vuole espropriare i proprietari fondiari, ma convincerli e insieme convincere l'autorità politica" (p. 103). Reinhard si associa poi a quanti hanno visto in Rousseau uno "psicopatico", un uomo nel quale "mai prima di allora la vita e il pensiero sono stati tanto interdipendenti. Questo stato di cose non rimane tuttavia una faccenda privata, bensì, per la prima volta, porta all'enunciazione di determinati problemi fondamentali dell'uomo moderno, che vengono ad incidere anche e soprattutto sulla sua esistenza politica. E non è un caso che essi vengano formulati da uno psicopatico: infatti si tratta soprattutto della condizione patologica dell'autoalienazione; e, inoltre, Rousseau ha favorito l'ulteriore crescita della sua nevrosi, così che nel suo compimento egli ha creato e vissuto per la prima volta il ruolo dell'intellettuale moderno con il suo ambivalente rapporto con la società" (pp. 133-134).

A questi elementi va aggiunto il fatto che Reinhard utilizza molto spesso citazioni tratte direttamente dai testi degli autori, e, per quelli più rilevanti, ne indica anche il capitolo e/o il paragrafo. Perciò, avendo a disposizione i lavori analizzati, diviene possibile un confronto fra testo e opera critica, che adempie pienamente alla funzione del libro quale manuale introduttivo alla storia del pensiero politico moderno.


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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

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A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000


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Il settore "Recensioni" è curato da Brunella Casalini, Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Angelo Marocco, Gianluigi Palombella, Maria Chiara Pievatolo.