Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 29 ottobre 2000

J. Cohen, J. Rogers, et al., Association and Democracy. The real utopian Project, (ed. by E. Olin Wright), London-New York, Verso, 1995, pp. 267.

Si segnala la raccolta di scritti sulla democrazia associativa, edito a cura di Erik Olin Wright. Questo modello di democrazia è anche conosciuto come "democrazia consociativa", secondo l'espressione coniata da Lijphart che ne fu uno dei fondatori (cfr. J. Lijphart, 1959). Vi si possono trovare saggi di autori che hanno dato apporti fondamentali a questa teoria, come Philippe C. Schmitter (The Irony of Modern Democracy and the Viability of Efforts to Reform its Practice, pp. 167-83), Joshua Cohen e Joel Rogers (Secondary Associations and Democratic Governance, pp. 7-98; Solidarity, Democracy, Association, pp. 236-67). L'interesse che muove questi studiosi è la sostituzione del modello democratico neoclassico (basato interamente sulla concezione di rappresentanza politica) con una teoria corporativa della democrazia, la quale dovrebbe essere capace di spiegare in modo migliore il funzionamento delle società complesse, e di interpretarne meglio le richieste. Una tale teoria (ma a circa quarant'anni dalla sua nascita può essere considerata come una vera e propria forma effettiva di democrazia), ha avuto tra i suoi meriti quello di aver saputo problematizzare il rapporto tra le istituzioni democratiche e la struttura della società, una lacuna mai colmata dalla teoria liberaldemocratica fiorita nella prima metà del nostro secolo. Infatti, quest'ultima non si era spinta oltre una riflessione puramente occasionale sulle strutture delle associazioni minori, e, se facciamo eccezione dall'opera di Santi Romano, era rimasta legata prevalentemente all'analisi delle forme gerarchicamente sovraordinate dell'ordinamento politico (in modo particolare lo stato), restando fedeli all'impronta conferita da Hans Kelsen alla teoria democratica contemporanea.
In questo volume sono affrontate in modo serrato, con un buon livello di approfondimento teorico, e con lucidità tematica, i temi principali che costituiscono i capisaldi della democrazia associativa. Il curatore non ha omesso di illustrare la problematicità delle questioni, non prive di una dialettica interna, come appare dai contributi di Wolfgang Streeck (Inclusion and Secession: Question on the Boundaries of Associative Democracy, pp. 184-92), e di Ellen M. Immergut (An Institutional Critique of Associative Democracy, pp. 201-6). A questo proposito va messo in rilievo il fatto che formulare una teoria descrittiva non esime certamente dalla necessità di doversi confrontare con un canone normativo, come traspare dal valore fortemente precettivo che Cohen e Rogers hanno impresso al loro contributo. Su questo punto, resta in ogni caso valido il principio generale secondo il quale illustrare i processi di funzionamento di un fenomeno sociale non equivale a sancirne immediatamente né la conformità alle premesse teoriche da cui era partito, né la legittimità pratica. Nel nostro caso, il problema della rappresentanza corporativa, che in alcuni modelli sociali ha sostituito quasi integralmente gli strumenti di rappresentanza politica, non può essere eluso attraverso il semplice riconoscimento che si tratta ormai di una prassi consolidata, chiedendo alla teoria politica di abdicare in favore di strumenti concettuali di altra natura.
Al contrario, dal punto di vista strettamente descrittivo ci sembra che dopo il successo di queste idee negli anni passati, esse siano giunte ad una sorta di stasi, allorché i mutamenti sociali del mondo contemporaneo diventano sempre meno adattabili a logiche di tipo corporativo (si pensi soltanto ai due versanti della crescita economica e della mobilità sociale). Per questa ragione, il rapporto tra rappresentanza politica e rappresentanza di interessi appare bisognoso di una nuova definizione, di certo in direzione di un affrancamento dei sistemi di rappresentanza da vincoli corporativi. Questa realtà appare chiaramente allorché tutti gli studiosi si pongono il problema di un'adattabilità del modello alle nuove esigenze del mondo contemporaneo. Ad avvalorare quest'ultima posizione si aggiunge il fatto che, se attraverso la forma corporativa il socialismo diviene un'utopia possibile, come scrive Olin Wright, allo stesso modo, ricondurre la logica politica a quella di uno status cetuale diverge sensibilmente dal modello di società che la democrazia moderna ha inteso prospettare nel corso della sua storia. Quella democratica, è una prospettiva difficilmente dissociabile dall'idea di una soggettività politica, storicamente identificatasi molto più nella richiesta di titolarità dei diritti che nell'esercizio di forme, solo in parte democratiche, di status sociale.

Nico De Federicis
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Alcuni riferimenti in rete
  • Ph. Schmitter (a cura di), La politica degli interessi nei paesi industrializzati. Modelli di democrazia neocorporativa
    http://www.mulino.it


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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Recensioni" curato da Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Maria Chiara Pievatolo.