Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 30 aprile 2002

Gerardo Cunico, Il millennio del filosofo: chiliasmo e teleologia morale in Kant, ETS, Pisa 2001

L'occasione del passaggio al nuovo millennio e le contraddizioni di cui tale passaggio si fa specchio sono lo stimolo da cui Gerardo Cunico prende le mosse per proporre un percorso di lettura tra i testi kantiani in grado di riportare alla memoria, e così alla discussione, il modo in cui il filosofo tedesco ha riflettuto sul futuro e sul senso della storia del genere umano.

Nella prima e più ampia parte del testo l'autore propone una ricostruzione dei contesti e dei significati che assume nella filosofia di Kant il termine millenarismo (o chiliasmo), "inteso (nel significato di base del concetto) come la dottrina (messianico-cristiana) che attende un regno millenario di Cristo sulla terra, insieme coi santi e martiri risorti, nel millennio precedente il giudizio finale" (p. 16). Il riferimento al millenarismo è legato al concetto di un'epoca di compimento e di perfezionamento, ovvero al perseguimento di un regno di Dio sulla terra. Poiché per l'uomo è un dovere obbligatorio tendere tanto alla perfezione giuridica quanto alla perfezione etica, si distingue così un duplice chiliasmo, filosofico e teologico.
Cunico mette in luce come il primo compaia (per la prima volta nello scritto dell''84 Idea per una storia universale dal punto di vista cosmopolitico) in riferimento alla costituzione politica e cosmopolitica perfetta. Tale costituzione implica tre concezioni: l'idea del diritto pubblico, che produce uno scopo che è al tempo stesso un dovere, uno scopo oggettivo che non indica né un dovere giuridico particolare né il fondamento di tutti i doveri in generale, bensì il dovere di fondare uno stato giuridico civile; la concezione della storia filosofica come prognosi di uno stato di cose futuro (o di un progresso verso tale stato); l'idea di storia filosofica che si fonda sulla concezione che le tendenze naturali dell'uomo abbiano il loro completo svolgimento nel genere umano, e che tale svolgimento possa riconoscersi come uno sviluppo continuo e costante (p. 68). In tale prospettiva, la repubblica è l'unica forma regiminis pienamente conforme all'idea di diritto, e dunque è necessaria a produrre un assetto dei rapporti umani (intrastatuali e internazionali) in grado di assicurare una condizione di pace perpetua che si radichi nel rifiuto della violenza nei rapporti sociali e pubblici (Pace perpetua). Il chiliasmo filosofico mette in risalto la condizione essenziale, necessaria e pur non sufficiente, per la realizzazione dell'umanità sul piano morale, vale a dire l'attuazione dello scopo giuridico, che deve essere pensata e proposta come base per l'attuazione piena dello scopo etico comunitario e generale. La condizione sufficiente è invece rintracciabile nel chiliasmo teologico, che indica la teoria della comunità etica come regno di Dio sulla terra (La religione nei limiti della semplice ragione). Si tratta di un chiliasmo propriamente etico, che viene detto teologico in opposizione a quello filosofico perché contiene un riferimento privilegiato a Dio come fondatore e legislatore (capo supremo) della comunità etica (chiesa). Il male, sottolinea Cunico, viene superato in una chiesa; solo una comunità etica 'pubblica' è infatti in grado di garantire la possibilità di una stabilizzazione dell'intenzione interiore buona e così anche di un miglioramento progressivo del carattere empirico e del comportamento esteriore, dei singoli come dell'umanità in generale. Il problema dell'attuazione del bene dunque chiama in causa l'idea della comunità civile. La tensione dell'umanità verso il progresso trova i mezzi appropriati al compiersi di tale perfezionamento nella religione e nell'illuminismo, inteso come il processo di uscita dalla minorità nella dimensione individuale come in quella pubblica.

A sostegno di una siffatta lettura l'autore sviluppa due ulteriori argomenti, che fanno da premesse all'argomentazione kantiana relativa al chiliasmo. La prima premessa è illustrata nella seconda parte del testo e riguarda il rapporto tra teodicea e teleologia della morale, già oggetto di una precedente ricerca dell'autore (Da Lessing a Kant. La storia in prospettiva escatologica, 1992): tale rapporto indica una concezione del bene, inteso come ideale storico di pace, - ovvero di convivenza pacifica di individui autonomi, anche antagonisti eppure uniti da una comune destinazione alla concordanza della comunità etica -, realizzabile nell'accordo finalistico di libertà e natura; nel movimento verso il bene, il male, pur necessario, resta "ciò che non ha da essere" (Nichtseinsollendes) ovvero contrario allo scopo, e non contribuisce al raggiungimento del bene se non in quanto realtà inevitabile della condizione umana. In un'accurata esegesi dello scritto Sul fallimento di tutti i tentativi filosofici in teodicea l'autore ricostruisce la critica di Kant alla teodicea dottrinale, che oppone argomenti filosofici all'incompatibilità tra Dio e male, o negando che il male sia effettivamente tale (cioè contrario allo scopo di Dio), o riconducendolo a una qualche conseguenza inevitabile della natura delle cose (negando quindi che vi sia un responsabile), oppure, infine, attribuendo la responsabilità del male agli uomini. La teodicea, al contrario, è autentica se rinuncia ad una dimostrazione teoretica della congruenza tra corso del mondo e saggezza morale di Dio basata sulla finalità manifestata dalla natura; se rifiuta tutte le argomentazioni opposte a tale congruenza semplicemente in virtù dell'appello all'autorità dell'imperativo morale; e se si configura come un' interpretazione del corso del mondo e del suo ordine teleologico alla sola luce dello scopo finale rivelato dalla ragione pratica e quindi in virtù della fede morale nel Dio come sommo bene originario e somma saggezza morale. Tale premessa porta alla rinuncia ad una prospettiva teleologica sulla storia che pretenda di giustificare i mali invece di limitarsi ad indicare il dovere (e dunque la possibilità) del loro superamento.

La seconda premessa è oggetto della terza parte del testo, ed è volta a esplicitare due legittimazioni: la prima legittimazione riguarda il rapporto tra legge morale e teleologia pratica; qui Cunico mostra che, se nel Naturrecht Feyerabend del 1784 e nella Fondazione della metafisica dei costumi, di un anno successiva, Kant fonda la morale sul presupposto di una dottrina degli scopi, successivamente (Critica della ragion pratica) la legge morale come imperativo categorico non viene più formulata o legittimata a partire dall'idea di scopo ma dall'idea di volontà (prima), e di libertà (poi). La difficoltà posta dalla Fondazione secondo la quale "noi ci supponiamo liberi nell'ordine delle cause efficienti, per pensarci sotto leggi morali nell'ordine degli scopi; e poi ci pensiamo sottoposti a queste leggi morali perché ci siamo attribuiti la libertà del volere, in quanto libertà e autolegislatività della volontà sono entrambe autonomia" (GMS B 104 s.) viene superata nella prefazione alla seconda critica ove Kant afferma che la libertà è la ratio essendi della legge morale mentre la legge morale è la ratio cognoscendi della libertà. La seconda legittimazione è relativa al concetto di scopo finale "inclusivo", o "sommo bene completo" (pp.210-218). L'argomentazione seguita in questa parte del testo è esposta in forma di saggio programmatico e costituisce un possibile sviluppo futuro della ricerca dell'autore che meriterà certamente l'attenzione del lettore.

Di particolare interesse per gli aspetti più propriamente politici resta la prima parte del volume che, affrontando "il problema dell'attuazione intrastorica e pubblica della destinazione morale dell'uomo nella molteplicità delle sue dimensioni e implicazioni" (p. 23), contribuisce a rafforzare un'interpretazione dei testi kantiani la quale rifiuta la banale equazione tra la filosofia politica di Kant e un liberalismo alla cui base si trova una metafisica dell'individuo in quanto essere razionale, astratto, privato dei legami e dei rapporti sociali. Qui l'autore ha il merito particolare di sottolineare l'importanza della componente della dimensione comunitaria (dunque intersoggettiva), sviluppata soprattutto nella Religione nei limiti della semplice ragione, anche per la filosofia (cosmo)politica di Kant. La relazione che l'autore ricostruisce tra gli scritti politici e gli scritti religiosi di Kant attraverso l'analisi del duplice chiliasmo, che esprime la tensione della morale tra diritto ed etica, pone così in luce le condizioni di possibilità per l'instaurazione di una condizione di pace stabile e duratura nel mondo, principale preoccupazione del Kant politico, e tutt'oggi attuale.



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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Recensioni" è curato da Brunella Casalini, Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Angelo Marocco, Gianluigi Palombella, Maria Chiara Pievatolo.