Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
bfp
Articoli | Riviste | Recensioni | Bibliografie | Lezioni | Notizie | Collegamenti
Home > Recensioni > Archivio
Ultimo aggiornamento 29 ottobre 2000

Tommaso Dell'Era, Augusto Del Noce filosofo della politica, Rubbettino, Soveria Mannelli 2000, pp. 420.

Nella collana Biblioteca di cultura politica europea diretta da Lorella Cedroni, è recentemente uscito un interessante volume di Tommaso Dell'Era che si inserisce nell'ambito di una riconsiderazione dell'insegnamento politico di Augusto Del Noce. Il saggio si presenta come un'attenta ricostruzione del contesto culturale e intellettuale in cui matura il pensiero delnociano a partire dalla seconda metà degli anni '20 fino al 1950. Il rilievo e l'originalità del lavoro di Dell'Era sta soprattutto nel fondare la ricerca in gran parte su materiale inedito dell'archivio privato del filosofo torinese a Savigliano (è Centro Studi Augusto Del Noce). L'opera, suddivisa in quattro capitoli, ripercorre i tre periodi iniziali dello sviluppo intellettuale delnociano, dagli studi liceali fino alla maturazione definitiva. Il proposito di prendere in esame questo periodo scaturisce dalla convinzione che la riflessione politica del pensatore torinese risulti incomprensibile “nella sua intenzione ultima e nelle sue forme” senza una conoscenza della formazione e dei primi scritti (p. 13).

Nato a Pistoia l'11 agosto 1910, Del Noce trascorre la giovinezza a Torino, conservando la fede e la libertà di giudizio pur nella frequentazione degli ambienti intellettuali permeati dal marxismo e dall'illuminismo. Nel suo percorso intellettuale iniziale si possono riscontrare influenze provenienti sia dal mondo laico (Cosmo, Zini, Capitini, Apponi, Martinetti) sia dal mondo cattolico (Blondel, Laberthonnière, Mazzantini, Gilson e Maritain).

Quali sono i motivi che inducono il nostro pensatore a dedicarsi alla filosofia? Secondo l'interpretazione della scuola di Claudio Vasale il pensiero politica di Del Noce va intesa in chiave etico-politica: egli è filosofo politico in quanto filosofo morale. Pur individuando l'origine della sua filosofia nel tentativo di trovare un fondamento ai valori cattolici rispetto a un mondo segnato da rapidi cambiamenti, Dell'Era osserva che “i termini dell'impostazione di Del Noce si pongono all'interno di un orizzonte filosofico-politico” nel senso che i valori cattolici costituiscono un sistema di orientamento del comportamento del singolo nel mondo in cui vive (pp. 16-17). In questo senso,

se si può parlare di un primato del morale sul politico, è però lecito affermare che il momento politico nella riflessione di Del Noce si presenta come un'esplicitazione di ciò che era già precontenuto o implicito nella posizione del suo problema filosofico fondamentale (la ricerca di un fondamento ai valori morali cattolici) (p. 17).
È qui che l'autore individua le origini dell'antifascismo delnociano: la scissione tra pensiero e realtà, nel rapporto tra valori dell'individuo e storia intesa come luogo di esplicitazione e svolgimento dell'azione del singolo. Del Noce aderisce alla cosiddetta illusione profascista da parte cattolica, ovvero alla convinzione di poter utilizzare il fascismo per sconfiggere gli avversari della Chiesa. Si tratta della reazione tipica della scissione tra pensiero e azione, tra personali convinzioni filosofiche confinate nella sfera del privato e atteggiamento pubblico.

Tale dissociazione - afferma l'autore - costituisce già di per sé una conferma dell'originaria disposizione filosofico-politica della sua riflessione e conduce alla convivenza tra un atteggiamento antifascista di carattere morale e privato […] e un'adesione esteriore al regime […], motivata anche da quella che è stata definita l'illusione profascista” (p. 245).
È già nel 1941 durante il periodo trascorso a Roma in piena guerra che avviene la prima svolta. Questa, precisa Dell'Era, è

l'esplicitazione di quanto era già implicito nella sua riflessione e consiste nel superamento della dissociazione tramite la scoperta della politicità della filosofia […] Con ciò si è già definito il carattere di cesura e di continuità con il periodo precedente della riflessione delnociana” (p. 177).
Il superamento dell'illusione profascista è reso possibile certo dalle mutate condizioni politiche, ma anche dall'incontro col pensiero di Maritain avvenuto intorno al 1936, cui si accompagna la successiva lettura dei testi di Marx nel 1942. In questa fase il pensiero di Del Noce è contrassegnato da un atteggiamento filosofico aperto all'esperienza religiosa fondamento di ogni comunità politica.

La terza fase, quella che va dal 1944 al 1950, è cruciale in quanto “Del Noce raggiunge ora quella posizione che contiene in nuce tutti gli sviluppi fondamentali del suo pensiero negli anni successivi” (p. 246). Con questo, sottolinea l'autore,

non si vuole affermare che dal 1950 al 1989 non vi siano stati mutamenti significativi nel pensiero di Del Noce; si vuole invece sostenere che l'impianto generale del suo pensiero è compiuto e realizzato proprio nei cinque anni del dopoguerra, quando si definiscono anche tutte le principali linee di indagine che il filosofo percorrerà successivamente (p. 246).
In questa fase, la filosofia politica delnociana non è organizzata in maniera sistematica e tradizionale come trattazione delle categorie dell'agire politico. Essa si pone piuttosto sul piano prescrittivo e valutativo. Il pensatore torinese teorizza una filosofia politica cristiana caratterizzata dal riferimento ai valori eterni e dal tentativo di realizzare, mediante l'analisi del linguaggio politico, una democrazia cristiana, basata sulla non violenza, il rispetto della persona e il metodo della persuasione.

Nella concezione delnociana la politica suppone un'antropologia nella quale l'individuo instaura con Dio un rapporto necessario e costitutivo. Sotto questi riguardi, la religione non rimane estranea alle attività umane, ma coinvolge la persona nella sua interezza. La politica è caratterizzata dall'elemento relazionale immanente, ma a suo fondamento c'è la relazione trascendente tra uomo e Dio. Il fatto che l'individuo non si esaurisca nel rapporto con gli altri, ma abbia in sé la possibilità di dare vita a legami non esclusivamente politici o sociali, ma anche religiosi, apre la possibilità di relazioni tra individui in quanto dotati di propria libertà, individualità e spiritualità.

La libertà come valore - scrive Dell'Era - può infatti essere fondata, secondo Del Noce, solo su una concezione trascendente rispetto alla società. La politica, dunque, non è solo o semplicemente il luogo dei rapporti di potere, ma l'ambito tout court dei rapporti tra individui, l'ambito relazionale per eccellenza, in cui il fondamento spirituale riceve la possibilità della propria esplicazione e si realizza l'unità della persona umana (pp. 258-259).
È in questo rapporto tra politica e religione che Dell'Era coglie la difficoltà principale o, come la definisce, l'aporia della concezione politica delnociana. Il tentativo di superare la dissociazione tra appartenenza alla Chiesa e allo Stato si traduce in una precaria combinazione tra le due dimensioni:

È questo, in fondo, anche il carattere della sua fede: un cristianesimo affermato senza timori né paure di fronte all'avversario laico, ma continuamente indagato nelle sue ragioni ultime, intimamente sofferto e percorso da dubbi che la riflessione razionale cerca di fugare (p. 405).
La difficoltà si riscontra anche nella concezione della democrazia. Diversamente da Maritain, infatti, Del Noce nega che la democrazia abbia radici evangeliche: non è un ideale assoluto, ma un ideale storico concreto, che nelle attuali condizioni favorisce l'attuazione dei valori cristiani. Essa tuttavia non può essere considerata un ideale neutro (democrazia agnostica), dato che può realizzarsi solo se assume come contenuto i valori cristiani, quali il rispetto della persona e la non violenza. Il metodo della persuasione e della non violenza implica il rifiuto della persecuzione delle idee e l'affermazione della libertà come riconoscimento della libertà altrui. Quindi, la convivenza in una comunità democratica non è determinata necessariamente e unicamente da valori cristiani, ma organizzata in un pluralismo di valori nel rispetto di regole e principi democratici. Rimane dunque senza risposta l'aporia del pensiero delnociano:

Nella sua riflessione si è in presenza di una concezione della democrazia intesa come discussione razionale sui valori e di un'altra visione che la definisce come regime politico che rifiuta il pluralismo dei valori e tende all'unificazione verso un unico tipo di valore, quello cristiano (pp. 407-408).
Al di là delle difficoltà, Dell'Era sottolinea anche alcuni aspetti della filosofia politica del pensatore torinese suscettibili di significativi sviluppi come, ad esempio, la concezione della politica intesa come sfera di relazioni tra individui e non campo dove l'individuo esercita il potere sugli altri. Il rapporto tra individuo e Stato, tra autorità e libertà “è risolto con il riferimento all'ambito dei valori come luogo di realizzazione dell'individuo” (p. 408). La politica si presenta perciò come dimensione della sfera pubblica nella quale l'individuo si realizza mediante unità tra proprie convinzioni e azione. Interessanti inoltre le osservazioni conclusive dell'autore sull'interpretazione di Bobbio alla prospettiva delnociana (pp. 410-414).

In conclusione, il saggio di Tommaso Dell'Era rappresenta un documentato contributo critico e allo stesso tempo un invito all'approfondimento della personalità e l'insegnamento di Augusto Del Noce.


Angelo Marocco
Links sull'autore
Alcuni riferimenti in rete

Come contattarci | Come collaborare | Ricerche locali
Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Recensioni" curato da Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Maria Chiara Pievatolo.