Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 29 ottobre 2000

Mary Douglas, Thought Styles, Thousand Oaks, London, 1996; trad. it. (F. Motta) Questioni di gusto, Il Mulino, Bologna, 1996.

Il libro si compone di sette saggi scritti tra il 1990 e il 1994. In maniera più o meno esplicita, tutti i contributi vertono attorno al tema dei gusti individuali, da prospettive che vanno dall'antropologia culturale all'etnografia. Mary Douglas non manca però di rivelarsi ancora una volta come un'antropologa sui generis, trattando temi di interesse politico. In questo volume, i saggi filosofico-politici sono tre: "Neanche morta!": lo shopping come protesta (p. 33), La rivolta del consumatore (p. 59), Fuga dai consumi: una forma di ascetismo contemporaneo (p. 109). Si tratta di tre scritti collegati in maniera esplicita, nei quali l'autrice affronta il tema del consumismo con un'ottica originale. In genere, si dice che è possibile scoprire il carattere e la collocazione sociale di una persona sulla base delle cose che acquista nei negozi; la Douglas suggerisce invece che ancora più importante è osservare che cosa la gente non compra e perché.

Prima di tutto, lo shopping è una cosa seria. Lungi dall'essere un'attività frivola e insensata compiuta in maniera meccanica sotto i dettami delle mode, esso è invece il momento in cui il consumatore (o la consumatrice, dato che la Douglas pensa soprattutto alle donne che fanno shopping) manifesta in maniera assolutamente autonoma le proprie scelte. Questa caratteristica si rivela quando il consumatore protesta, evitando di comprare determinati beni. L'autrice non ha in mente tanto la protesta dettata da ragioni ideologiche, come il rifiuto di acquistare pellicce per motivi ambientalistici, quanto una forma di protesta in apparenza più innocua: il rifiuto di un prodotto perché altri lo scelgono (p. 38). È chiaro che ciò non si verifica con i beni necessari, dei quali nessuno può fare a meno; questa diversificazione degli acquisti si svolge tutta nell'ambito dei beni voluttuari. Il rifiuto di acquistare determinati prodotti vale come uno stimma di differenziazione, una presa di distanze da un modello culturale per l'affermazione di un modello concorrente. La "rivolta dei consumatori", quindi, "è una rivolta contro il dispotismo dei vicini che non pensano ad altro che a sapere e a giudicare tutto ciò che si fa, il cibo che si mangia, l'ora in cui si mandano a letto i bambini, chi seduce chi, e chi indossa abiti troppo provocanti per gli standard locali" (p. 64).

L'"arte dello shopping" rivela moltissimo sulle convinzioni di chi compra. Secondo Mary Douglas, essa ci istruisce sulle persone allo stesso modo delle loro scelte apparentemente più "responsabili": "la fedeltà culturale impregna ogni comportamento, shopping incluso" (p. 41). In particolare, la scelta di determinate categorie di beni rispecchia particolari concezioni della società, dall'individualismo all'egualitarismo. "Per presentare in altro modo la teoria si potrebbe dire che il consumatore è costantemente impegnato nel conseguimento del bene collettivo, cioè che le forme di consumo che predilige sono quelle che alimentano il tipo di collettività in cui gli piace stare" (p. 66).

Il saggio Fuga dai consumi (p. 109) analizza l'acquisto o il rifiuto di beni come fattore di rischio sociale. Anche in questo caso, il pericolo non è quello indicato dai tradizionali allarmi contro lo sfruttamento delle risorse collegato all'eccesso di domanda di determinati prodotti. In questi casi, dove il consumatore è chiamato a scegliere tra lo sviluppo industriale e il "ritorno alla natura", la tendenza è quella di scaricare il peso della responsabilità e le critiche sull'autorità, dalla quale si pretende una decisione che sciolga la questione una volta per tutte. L'autrice indica però un fattore di rischio diverso: con il rifiuto di acquistare certi beni si esprime un rifiuto per la società nella quale si vive; a seconda del tipo di bene che si rifiuta - e a seconda della diffusione di tale rifiuto - la società stessa può entrare in crisi. Questo rischio è tanto più grande quanto più si considera che non esiste la possibilità di obbligare ad un determinato acquisto, almeno per i governi democratici.

Fino a quando il grado di rifiuto si mantiene entro certi limiti, esso è espressione di una scelta culturale e politica in grado di entrare in conflitto con altre. Ogni cultura redige una propria tavola di accuse che scaglia contro le altre; anzi "uno dei test quotidiani di affiliazione culturale è dato dall'attribuzione di colpe. È una conseguenza della natura accusatoria della definizione culturale il fatto che ogni tipo di cultura possegga i propri specifici modelli di accusa" (pp. 123-4). "Per sopravvivere all'interno di questo modello accusatorio, una cultura sviluppa una moralità peculiare, e le preferenze associate sono adottate come segnali di fedeltà: le scelte del cibo, degli abiti e della musica, così come la religione e la politica, sono confezionate e gettate nella mischia. Il motto della sopravvivenza culturale […], anziché "divisi si perde", è "divisi si vince"" (pp. 121-2). Il fatto che esistano più culture in competizione non è per nulla un fattore di rischio; al contrario, il rischio sorge quando si fanno avanti culture che rifiutano il conflitto: gli isolati.

Gli isolati si pongono al di fuori della logica della competizione culturale elaborando una forma di protesta: "la loro tipica risposta ad un sistema che nega loro dignità consiste nel sabotarlo" (p. 48). È proprio in questi soggetti che lo shopping come protesta (lo shopping negativo) assurge ai massimi livelli: "un isolato pensa idiosincraticamente, e ad un isolamento maggiore corrisponde una maggiore eccentricità del processo di formazione delle idee" (p. 133). Il loro stile culturale è l'eclettismo, strutturato come una difesa, una barriera verso le pressioni esterne. In essi, la liberazione dal consumo vale come un rifiuto della stessa società, e non come una scelta per un modello di società piuttosto che un altro. "I veri emarginati vivono in uno stato di apertura eclettica nel quale ogni cosa può accadere. La loro principale libertà è una libertà per la quale gli altri combattono: la libertà di credere in ciò che vogliono, quando vogliono" (p. 134).

Persio Tincani



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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Recensioni" curato da Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Maria Chiara Pievatolo.