Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
bfp
Articoli Riviste | Recensioni | Bibliografie | Lezioni | Notizie | Collegamenti
Home > Recensioni > Archivio
Ultimo aggiornamento 24 aprile 2002

Patricia Chiantera-Stutte, Julius Evola. Dal dadaismo alla rivoluzione conservatrice (1919-1940), Aracne, Roma, 2001.

Il libro di Patricia Chiantera-Stutte ha come obiettivo l’analisi del pensiero e dell’attività culturale di Julius Evola, artista, filosofo e autore esoterista, che visse la sua gioventù durante il fascismo italiano. Malgrado la diffusione degli scritti di Evola negli ambienti della destra radicale ed estrema (o forse proprio per questo) la sua opera ha, come viene spiegato nell’introduzione del lavoro, una collocazione marginale: in primo luogo, per il suo rifiuto della cultura accademica e perfino della scienza moderna, e, in secondo luogo, per la mancanza, fino agli anni Ottanta, di studi seri e non ideologicamente compromessi su questo autore.

Tre sono le finalità che l’autrice si propone in questo libro: delineare la posizione politica di alcuni ambienti intellettuali della destra europea degli anni Venti e Trenta, a cui Evola era legato; illuminare le interrelazioni e gli intrecci fra le correnti della konservative Revolution e della dottrina tradizionalista, seguendo il percorso di Evola; e, infine, contestualizzare l’opera e l’attività politico-culturale dell’autore, destituendo di validità l’interpretazione di Evola come autore apolitico e non razzista. L’autrice procede, nella linea degli studi di Franco Ferraresi, Christoph Boutin e Pierre-André Taguieff, a ricostruire la vicenda intellettuale di Evola, liberandola dalle distorsioni dovute ad interpretazioni apologetiche così come dalla riduzione dell’autore a pensatore fascista o nazista. Per conseguire questo risultato Chiantera-Stutte usa un metodo interdiscipinare: l’analisi linguistica dei testi di Evola e lo studio delle sue fonti si accompagnano alla ricostruzione storico-politica del periodo trattato e a quella micro-storica, finalizzata a inserire l’autore negli ambienti artistici e intellettuali, in cui maturò il suo pensiero. A tal proposito, viene impiegato il metodo elaborato dallo storico Jean François Sirinelli, ormai usato anche nell’ambito delle scienze politico-sociali.

Il libro è diviso in quattro parti, corrispondenti alla ricostruzione macro-storica, a quella della biografia di Evola, all’analisi dello sfondo storico-culturale in cui prende forma la sua opera e infine allo studio del pensiero e della collocazione politica dell’autore. In particolare la quarta parte riguarda l’impegno politico di Evola e riprende il livello di analisi macrostorica svolta nella prima parte, riconnettendola alla vicenda intellettuale evoliana. Questo procedimento costituisce un ulteriore aspetto originale del lavoro, ricostruendo la connessione delle vicende politiche e dei contrasti interni al fascismo con la storia degli intellettuali  in primo luogo tramite gli influssi delle direttive politiche su gruppi di autori,  in secondo luogo tramite la corrispondenza delle fratture nel campo politico a quelle nel campo intellettuale e, infine, tramite la pressione di avvenimenti politici sui milieux intellettuali. In particolare, viene analizzata, in questo capitolo, la rubrica Diorama filosofico, diretta da Evola,  supplemento della rivista di Farinacci Regime fascista: vi si trovano insieme articoli e saggi dei personaggi di primo piano della pensée de la tradition - Guénon e Di Giorgio - con quelli di esponenti della cosiddetta rivoluzione conservatrice, dallo Spann Kreis di Vienna - Othmar Spann e Walter Heinrich - al circolo di Amburgo di Wilhelm Stapel e Albrecht E. Günther, al Principe di Rohan. Loro scopo era creare un fascismo europeo, o meglio una cultura di destra europea che rettificasse il fascismo e gli conferisse un’unità e un significato spirituale.

Gli aspetti tematici che l’autrice discute e che costituiscono i nodi di interconnessione tra Evola e la rivoluzione conservatrice sono: la condanna del positivismo e del materialismo; il metodo tradizionale; la concezione della priorità della realtà metafisica su quella visibile; la dottrina della tradizione come principio astorico; la decadenza dell’età moderna; l’apologia dell’ordine gerarchico definito come naturale e giusto; la giustificazione del sistema delle caste - che per Evola sono talvolta  equivalenti alle razze -; lo Stato organico; la concezione élitista e ‘esoterica’ del sapere inteso come processo di trasformazione e potenziamento; il progetto imperiale. In tal modo, l’autrice svolge le sue considerazioni attraverso una fitta analisi tematica comparativa, in cui le somiglianze, ma anche le divergenze e i conflitti fra gli autori vengono contestualizzati e fatti dipendere dalla loro concezione teoretica globale. Il pensiero di Evola viene frammentato nelle sue idee fondamentali, analizzato e messo al confronto con le sue fonti e con i suoi riferimenti ideali, e poi ricostruito.

Le conclusioni della ricerca cercano di stabilire la posizione di Evola sia rispetto alle forme politiche reali, sia a quelle ‘ideali’. Vengono dunque analizzate l’opposizione di Evola allo stato ”ideale” dell’Attualismo, lo stato etico, come anche allo stato corporativo; il suo atteggiamento ambiguo nei confronti del fascismo e del nazionalsocialismo, nonché la sua piena identificazione con la destra non nazista della konservative Revolution. Ne risulta che l’immagine che Evola ha del fascismo è simile a quella che troviamo in alcuni scrittori della konservative Revolution: il fascismo ”ideale” come mezzo per raggiungere una società ideale e un ordine gerarchico, che però non si identifica pienamente con il fascismo reale. Evola tuttavia non è costante nella sua opposizione al fascismo reale, visto che spesso lo accetta e lo esalta. Un’altra problematica affrontata nella conclusione è il razzismo evoliano: l’autrice a questo riguardo nega nettamente che Evola abbia una posizione non razzista. Il razzismo, come esclusione dell’altro in base all’ attribuzione di caratteristiche invariabili e negative, è presente perfino nella concezione evoliana delle caste. Inoltre l’antisemitismo di Evola, evidente nella sua introduzione ai Protocolli dei savi anziani di Sion di Preziosi (1937), si fonda su una concezione weinigeriana della cosiddetta ”essenza dell’Ebreo”: quella che Evola denomina ”azione corruttrice dell’ebraismo” diventa una forza naturale negativa, indipendente, perfino, dalla singola volontà degli Ebrei.

Il testo di Patricia Chiantera-Stutte è dunque molto articolato e ricco di dettagli: la ricostruzione del campo intellettuale e politico in cui Evola viene, correttamente, inserito si accompagna a una interpretazione esaustiva della sua persona e della sua intera opera, artistica, intellettuale e politica. Evola è un autore complesso e contraddittorio. Non stupisce dunque di non ritrovare nelle conclusioni tutti i risultati significativi dell’intera ricerca, che sono disseminati nelle quattro parti che le precedono. Forse, però, i suoi innumerevoli fili avrebbero potuto essere qui riannodati con più serenità di scrittura. Questo lavoro, in ogni caso, costituisce senza dubbio un contributo sistematico e originale che crea nuovi strumenti per la conoscenza scientifica di Evola e del suo rapporto con il suo e con il nostro tempo.

Links sull'autore
Alcuni riferimenti in rete



Come contattarci Come collaborare | Ricerche locali
Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Recensioni" è curato da Brunella Casalini, Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Angelo Marocco, Gianluigi Palombella, Maria Chiara Pievatolo.