Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
bfp
Articoli | Riviste | Recensioni | Bibliografie | Lezioni | Notizie | Collegamenti
Home > Recensioni > Archivio
Ultimo aggiornamento 16 ottobre 2002

Filosofie della globalizzazione, a cura di Dimitri D’Andrea ed Elena Pulcini, Pisa, ETS, 2002.


Filosofie della globalizzazione consta di nove saggi, ad eccezione dell’introduzione dei curatori e del poscritto di Furio Cerutti, aventi come filo conduttore il concetto di globalizzazione e i rimandi possibili sul piano della politica. Tre sono, infatti le sezioni: 1. Modernità ed età globale; 2. Globalizzazione ed ordine politico; 3. Parole - chiave per una politica globale: identità, cittadinanza, sovranità popolare.
La produzione critica sulla globalizzazione è notevole oramai anche in Italia, ma ciò che rende questo testo interessante non è solo l’agilità della scrittura ma anche la visione pluriprospettica che si dà a questa categoria politica, a testimonianza che essa, in quanto fenomeno complesso, si riflette in molteplici sfere dell’agire individuale e collettivo e richiede pertanto più punti di vista interpretativi. Non è un caso, quindi, che il titolo sia non “filosofia” ma “filosofie” della globalizzazione, mutuo riconoscimento della complessità e dei possibili approcci disciplinari al tema.
L’idea di fondo è che la globalizzazione appare come «l’esito conseguente del paradigma della modernità» (D’Andrea, p. 32), anzi ne mette in crisi i concetti fondativi, vale a dire 1.la razionalità sostituita «dalla deregulation di un mercato che impone le proprie leggi, depotenziando le frontiere nazionali, indifferente ad ogni scopo e regola che siano estrinseci alla propria autonoma legalità» (Cerutti, p. 10); 2.il progetto a cui è subentrato quella che Baumann definisce la “perdita di controllo” di un soggetto oramai privo della capacità decisionale e della responsabilità; 3.il progresso a cui si contrappongono i rischi globali - nucleari, ambientali, virali - fino a minare l’autoconservazione dell’individuo.
Che si intenda la globalizzazione come fine della modernità è da discutere, ma è certo, come sottolinea D’Andrea, che è in crisi lo Stato-nazione, sia nella sua dimensione spaziale sia sul fronte interno ed esterno per la presenza di attori non statuali (agenzie, authorities) che si affiancano nei processi decisionali.
Nonostante la crisi del legame sociale, poi, affiorano nuove forme di solidarietà, anzi, come sottolinea Pulcini,«si assiste ad una sorta di nuova polarizzazione che vede da un lato l’emergere di un individualismo narcisistico (omologazione, indifferenza, perdita di comunità), dall’altro il configurarsi di un comunitarismo tribale (ritorno della comunità in forme distruttive ed esclusive)» (Pulcini, p. 57). La critica all’Io globale conduce all’ipotesi della realizzabilità di una politica del dono, il cui carattere di «asimmetrica reciprocità» comporta la restaurazione della fiducia e della partecipazione emotiva come tratti del legame sociale. La Pulcini sottolinea con forza che quando si parla di “dono” non si fa riferimento alla charitas cristiana, di cui parla Hannah Arendt riconoscendone il carattere non politico, ma «il dono è desiderio di appartenenza che ha origine dal sentimento della propria insufficienza e vulnerabilità; e che si mobilita al fine di instaurare il legame sociale con l’altro, indipendentemente dalla sua identità personale, religiosa, etnica o nazionale. In quanto struttura della reciprocità capace di investire la sfera pubblica […] il dono è eminentemente politico» (p. 77).
Qual è la ricaduta, in termini socio-politici, della globalizzazione?
Sicuramente la riconfigurazione dello Stato, tra affermazione di identità e crisi di sovranità, a fronte dell’emergente sistema di governance transazionale; il riallineamento del territorio in funzione della dialettica globale/locale; l’ingerenza, come sostiene Daniela Belliti, dell’Occidente in altre aree di civiltà, quasi a restaurare un nuovo “principio d’equilibrio” a livello mondiale, a fronte della crescita militare nel mondo islamico; forme di governo elettronico, in particolare riguardo ai mercati finanziari.
Scrive Saskia Sassen che la digitalizzazione di sempre più numerose attività economiche solleva «problemi di controllo che scaturiscono dalle caratteristiche delle nuove tecnologie dell’informazione, in particolare dall’immensa velocità delle transazioni che esse rendono possibile, piuttosto che dall’estensione dell’economia oltre lo spazio su cui lo Stato nazione esercita la propria autorità» (p. 131). Filosofie della globalizzazione solleva e cerca di rispondere a quesiti molto attuali, e ancora altro si potrebbe aggiungere, ma, cosa importante, invita ad aprire la filosofia a nuove modalità di pensiero, non più derogabili. La filosofia, in vero, non può derogare ai "tecnici" la capacità di saper porre le domande giuste e per questo non può ignorare i mutamenti antropologici, culturali e sociali che la globalizzazione sta comportando; necessariamente, a fronte di una realtà deterritorializzata, di tempi iperveloci, di problemi etici e di cittadinanza, la filosofia o, meglio, le filosofie devono ridiventare esercizio di pensiero.
Links sull'autore

Come contattarci | Come collaborare | Ricerche locali
Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/



A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Recensioni" è curato da Brunella Casalini, Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Angelo Marocco, Gianluigi Palombella, Maria Chiara Pievatolo.