Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 27 agosto 2001

Vanda Fiorillo, Autolimitazione razionale e desiderio. Il dovere nei progetti di riorganizzazione politica dell'illuminismo tedesco, Giappicchelli editore, Torino, 2000, pp. 327


Lo studio di Vanda Fiorillo sull'illuminismo tedesco pone una questione cruciale per la filosofia politica moderna: l'analisi del rapporto tra diritto e dovere, e dei passaggi che da questo rapporto conducono alla costruzione dell'ordine politico. Il lavoro riporta infatti all'attenzione il modello di politica fondato sul dovere nell'interpretazione dell'Illuminismo tedesco, che mette in un rapporto reciproco l'obbligazione morale e il diritto civile e politico alla libertà: poiché lo Stato deve concedere ai suoi cittadini i diritti che consentono loro di essere compiutamente uomini, i cittadini devono esercitare o rivendicare i loro diritti in primo luogo in base al dovere di educarsi, di compiere la loro natura razionale, di agire come enti morali. La disamina delle teorie politiche di Ernst Ferdinand Klein (Breuslau 1744-Berlin 1810) e Johann Adam Bergk (Hainichen bei Zeitz/Sassonia 1769-Leipzig 1834), che costituisce la parte più cospicua della ricerca, consente all'autrice di analizzare la veste assunta da questo tema nei testi e, contemporaneamente, di mettere in luce come il dovere costituisca una radice portante per l'articolazione del pensiero illuminista tedesco.

Lo scopo dello studio è mostrare come "nel binomio diritto soggettivo-dovere giuridico la priorità logica è data al secondo termine: è il diritto che scaturisce dal dovere e non viceversa" (p. 36), idea che ricorre sia nell'Illuminismo di impianto liberal-riformista di Klein, sia nella sua versione bergkiana giacobina e democratica. La centralità del tema del dovere non dipende, infatti, dall'orientamento più o meno rivoluzionario dell'autore o dalle soluzioni proposte in materia di trasformazione delle istituzioni esistenti, ma piuttosto dall'idea che ad ogni diritto corrisponda un dovere. La dimostrazione di questa tesi, condotta attraverso un confronto serrato con le opere di Bergk e Klein, è illustrata dai passaggi nei testi che consentono di fare dell'istanza morale un elemento giuridico non formale e di stabilire un legame di reciprocità tra gli individui e tra questi e le istituzioni.

Al centro dell'analisi del pensiero di Klein sta il binomio obbligo-coercizione: La funzione fondante del dovere definisce infatti sia un rapporto di dominio rispetto agli impulsi, sia un'idea di libertà civile e politica. "[N]ell'uomo, in quanto ente razionale, - scrive Fiorillo a proposito di Klein - la libertà e il dovere coincidono sul piano del dover essere, frutto del pieno controllo delle passioni: in tale ambito, la libertà [...] s'identifica con l'obbedienza alle leggi della ragione, in altre parole con il dovere" (p. 38). A queste condizioni si può dire che la libertà corrisponde all'adempimento e alla realizzazione dell'uomo in quanto ente razionale. Quindi, mentre l'obbligazione morale definisce i caratteri della libertà civile, la coercizione serve a tutelarla solo dall'esterno. Il riformismo kleiniano implica dunque una limitazione della coazione proprio in quanto su di essa prevale logicamente la necessità di adempiere le istanze morali.

Al contrario la teoria del dovere di Bergk si delinea in rapporto diretto con il concetto di diritto, con il merito di consentire una "non conflittuale interazione" tra diritto e dovere sul piano politico (p. 78). Il dovere infatti non svolge in Bergk la funzione interiore e intrinsecamente chimerica, che Hegel attribuirà alla morale, ma costituisce piuttosto un'istanza che è necessario realizzare attraverso il diritto inalienabile alla libertà (p. 121). La necessità della morale risiede precisamente nel fatto che attraverso il diritto alla libertà essa si estrinseca, si realizza.

Se quindi, come sostiene Fiorillo, nella scienza politica del diciottesimo secolo in Germania si possono distinguere due componenti (Meyring, Politische Weltweisheit. Studien zur Deutschen politischen Philosophie des 18. Jahrhunderts, Philosophische Dissertation, München, 1965), cioè un diritto naturale costruito come teoria dei doveri naturali (Pflichtenlehre) e una dottrina della prudenza (Klugheitslehre), che indica come adempiere questi doveri in modo vantaggioso, è evidente che i modelli di Pflichtenstaat presi ad esempio non possono che affermare una decisiva preminenza della prima sulla seconda, senza tuttavia che la teoria morale perda di vista la dimensione pratica. Si pongono così le basi per una distinzione fra libertà politica e libertà civile in cui, almeno per Bergk, la dottrina dei doveri è "formata dal complesso dei doveri positivi di partecipazione al governo, nonché - nell'ambito della società civile - dall'insieme dei doveri negativi (eventualmente anche coercibili) del neminem laedere" (Fiorillo, p. 271).

L'interesse del modello del Pflichtenstaat è, per l'autrice, proprio quello di essere in grado di stabilire un legame di reciprocità logica tra il diritto e il dovere e quindi di formulare una teoria dei diritti fondamentali che non si ponga dal punto di vista della semplice rivendicazione ma che si congiunga a una teoria della Bildung individuale. Tale legame di reciprocità infatti consente, muovendo da una dimensione prepolitica (vorpolitisch, p. 273), di disinnescare la contrapposizione tra individuo e Stato, da una parte, e tra individuo e individuo, dall'altra. Vanda Fiorillo attribuisce all'Illuminismo tedesco in generale un carattere prepolitico, proprio in quanto in esso l'elemento cardine del discorso filosofico verte sulla morale prima che sulla politica, ne è cioè un elemento logicamente preliminare. L'autrice preferisce questa definizione a quella di Koselleck, che identificando la Aufklärung con una corrente dal carattere impolitico (unpolitisch), svaluterebbe il legame di continuità tra la morale e la politica. Tuttavia la definizione di Koselleck (Kritik und Krise, Frankfurt a. M., 19732, p. 68) si incentra propriamente sul paradosso della natura politica dell'apolitico e intende questo termine in un senso parzialmente diverso: per Koselleck infatti il connotato unpolitisch dell'Aufklärung indica in due diversi sensi la natura della sua politicità. In primo luogo perché la morale, e non la politica, costituivano il fulcro di interesse dei gruppi che nella società tedesca del '700 diffondevano le idee illuministe e in secondo luogo per il carattere di segretezza e isolamento dal mondo delle logge massoniche e delle società segrete dove questo interesse per la morale aveva preso piede. L'opposizione dialettica fra morale e politica illustrata da Koselleck vuole mettere in luce come una particolare relazione tra politica e morale connoti l'Illuminismo tedesco sia dal punto di vista filosofico sia da quello della sua influenza storica. Uno dei nuclei tematici più dibattuti dell'Illuminismo tedesco è, infatti, il problema di chiarire come la capacità degli illuministi di influenzare l'opinione pubblica e la cultura politica di un'epoca corrisponda, sul piano logico-filosofico, alla questione di che cosa fa del vorpolitisch un elemento politico. Il passaggio dalle argomentazioni pre-politiche a quelle più propriamente politiche non è tuttavia estraneo né agli illuministi tedeschi né ai loro studiosi: in Bergk infatti, come nota la stessa autrice, "soltanto una costituzione giuridica dalla profonda radice costumale" può soddisfare i requisiti di solidità che consentono all'impegno morale di realizzarsi (p. 270) e certamente il riscoperto interesse per i caratteri peculiari dei Lumi in Germania individua nel processo di politicizzazione l'elemento di interesse per determinare i caratteri della sua influenza sociale (a cura di Hans Erich Bödeker, Etienne François, Aufkärung/Lumières und Politik. Zur politischen Kultur der deutschen und französischen Aufklärung, Leipzig, 1996; già Nicolao Merker, L'Illuminismo in Germania. L'età di Lessing, Roma, 19893).

Il quadro generale di questa ricerca sul Pflichtenstaat non è tuttavia quello della storia dei concetti ma è piuttosto segnato dall'intento di delineare la tradizione tedesca dello Stato fondato sul dovere come parte di una più ampia linea che vede responsabilità ed educazione come categorie ordinative della politica, una linea che arriva fino al dibattito sul Prinzip Verantwortung di Jonas. L'idea quindi è che il Pflichtenstaat presenti una sua attualità nella riformulazione della nozione di diritto (Introduzione p. 7-28) lasciando intravedere la plausibilità di uno schema a tre componenti entro il quale all'ordinaria sequenza diritto-coercizione si aggiunga il dovere come premessa e si circoscriva in questo modo il ruolo della coercizione a quello di extrema ratio.

La ricerca è principalmente una disamina storico filosofica dei testi di Klein e di Bergk e del contesto nel quale hanno formulato le loro teorie e solo al margine affronta il tema dell'attualità di questo modello. Essa non ha così l'occasione di discutere come possa la morale trasformarsi in politica al di fuori di una costituzione radicata nei costumi. La Bildung e "l'autolimitazione razionale" stabiliscono infatti dei doveri, e disinnescano così molti conflitti politici, se si affermano come atteggiamento condiviso. Ma è precisamente questo il problema del ruolo storico dell'Illuminismo in Germania discusso da Koselleck: la "trasformazione della mera critica in atteggiamento politico".




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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Recensioni" è curato da Brunella Casalini, Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Angelo Marocco, Gianluigi Palombella, Maria Chiara Pievatolo.