Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 8 gennaio 2004

Benedetta Giovanola, Nietzsche e l'aurora della misura, Roma, Carocci, 2002, pp. XIV, 243.

La prima parte dell'opera si apre con tre importanti interpretazioni del pensiero nietzschiano che tengono conto del concetto di misura, tema che costituisce il filo rosso di tutto il libro. La prima interpretazione, quella di Löwith, ruota intorno al concetto di misura intesa come qualità degli antichi, in particolare dei greci, estranea ai barbari e agli uomini moderni. La prospettiva di Jaspers mette l'accento sul diventare cià che si è attraverso la giusta misura del dominio di se stessi. La terza, quella di Heidegger, mette in risalto la misura posta in essere dal superuomo: dopo la morte di Dio e l'avvento del nichilismo solo il superuomo i in grado di donare un nuovo senso alla terra. Interpretazioni più recenti vedono la misura come limite, come moderazione, temperanza e dominio di sé. In particolare, l'autrice sottolinea la tesi di Van Tongeren, il quale parla di misura agonistica tracciando un percorso che va dalla cultura greca a Nietzsche attraverso il ponte della cristianità. Secondo Van Tongeren quella nietzscheana sarebbe, appunto, una misura agonistica che consiste nell'opposizione e nella lotta intesa non in senso distruttivo, ma nell'accezione di promuovere quelle forze capaci di far crescere lindividuo. Il paradigma estetico di quest'ideale emerge in particolare in La nascita della tragedia, opera in cui Nietzsche sottolinea limportanza del conflitto, necessario per la creazione dell'opera d'arte, fra Apollo e Dioniso.

Nella seconda parte l'autrice. affronta il tema della morale, tenendo d'occhio l'opera con cui Nietzsche stesso dice di muovere la campagna contro la morale, Aurora. La morale e la religione, secondo Nietzsche, formano un meccanismo deviante degenerativo degli istinti; il pensatore tedesco si propone la missione di smascherare una simile perversità per il bene dell'umanità. L'individuo deve liberarsi dalla morale, la cui essenza rimane l'obbedienza fine a se stessa, per adottare una propria misura con cui rendersi responsabile di scelte e decisioni.

Contestualmente a quello morale l'autrice affronta il tema del giudizio, la cui essenza non è astratta ma saldamente legata all'esperienza. Affermando che ogni giudizio, poiché legato alla vita, conduce l'individuo a tendere verso ciò che gli procura vantaggio e ad evitare ciò che gli è nocivo, si afferma il legame con una morale legata all'esperienza e non ad imperativi astratti, promulgati per ottenere una suddita obbedienza e, nel caso della religione, promettere una felicità ultraterrena svuotando di senso l'esistenza su questa terra; è il legame individuo-vita a diventare aprioristico nella filosofia nietzscheana. Morale e religione sono ridotte a mera superstizione che attecchisce negli individui deboli e insicuri i quali debbono avere una norma al di fuori di sé. Nietzsche opera così uno slittamento dal piano intellettivo kantiano, a quello etico. Per Kant, infatti, l'impossibilità di agire autonomamente denuncia uno stato di minorità intellettuale; per Nietzsche, l'individuo forte è colui che abbandona una morale fatta di concetti astratti e abbraccia una responsabilità creata su una propria misura.

Il tema della misura entra nel vivo quando il libro affronta la critica nietzschiana all'uomo moderno, alla bulimia conoscitiva che lo caratterizza; una brama di sapere senza discernimento che lo porta ad ingurgitare, senza misura, nozioni di ogni sorta, anche le più deleterie. Anche per il filosofare esiste una giusta misura, essa consiste nell'equilibrio fra pensiero e vita. Solo il pensatore in grado di bilanciare contemplazione e azione è in grado di adempiere la propria missione. La filosofia è strettamente legata al concetto di verità, al quale Nietzsche preferisce quello di conoscenza: non certezze oggettive e apodittiche ma una ricerca della conoscenza attraverso una misura propria. La brama di verità è segno di smisuratezza e soggiace alla libidine di potenza, la stessa che oggi si dispiega nella brama di denaro.

Nella terza parte del volume, l'autrice puntualizza il legame fra l'ambito etico, quello estetico e quello gnoseologico. La creazione di nuovi valori da parte dell'individuo pensato da Nietzsche passa attraverso la distinzione necessaria (quella di Wilhelm Schmid) fra etica e morale, dove la prima è riferita all'individuo autolegislatore e la seconda è intesa come obbedienza a prescrizioni e costumi. La relazione fra la dimensione etica a quella estetica sta nella formazione, attraverso la misura che è sempre individuale, di nuovi valori, creati plasmando gli istinti come farebbe un artista. Infine, la correlazione con la sfera gnoseologica è possibile in quanto l'individuo creatore è anche colui che valuta, e per valutare è necessario conoscere: attraverso la conoscenza si valuta e si crea. I tre ambiti (etico, estetico, gnoseologico), si compenetrano l'uno nell'altro: nessuna morale ipostatizzata, nessuna forma definita, nessuna conoscenza cristallizzata Le energie dell'individuo sono spostate dall'asse dell'obbligo ad obbedire a norme morali, a quello di impiegarle per la creazione di nuovi valori.
Ciò che distingue questi individui, chiamati i nuovi legislatori, dal resto degli uomini, definiti la sabbia dellumanita perché tutti uguali nel conformarsi alle norme morali e ai dogmi religiosi, è la capacità di vivere in solitudine e di essere per gli altri un ostello che ospita senza giudicare, un giardino presso cui ristorarsi.
Ciò che emerge con forza alla fine del libro è la decostruzione messa in atto da Nietzsche dell'universalità astratta, sradicata dalla vita, operata su tre fronti. Si produce una riduzione della separazione fra teoria e prassi: il giudizio, gli interessi sono ricollocati in una dimensione strettamente legata all'esperienza e al vissuto dellindividuo.
Anche quello intorno alle verità è un dogma che viene a cadere: rispetto a quelle assolute si apre un diverso scenario, fatto di relatività e contestualizzazione.
Il terzo aspetto monolitico decostruito è quello che vuole un soggetto dominato dalla ratio cartesiana, omologato ad una morale condivisa. A questo è contrapposto lindividuo in grado di adottare una propria misura, adatta a sé, che gli permetta l'accrescimento delle potenzialità; una misura, variabile non solo da individuo ad individuo ma anche per il singolo, che muta continuamente come cambia lindividuo. Peculiarità di un simile soggetto diventano, allora, i continui mutamenti, gli azzardi, lo sperimentare. Consapevole che la misura di cui dispone non è assoluta e invariabile, il soggetto nietzschiano, non certo incline al pietismo, sa mantenere un'apertura di ascolto autentico verso il prossimo.


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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

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A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000


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Il settore "Recensioni" è curato da Brunella Casalini, Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Angelo Marocco, Gianluigi Palombella, Maria Chiara Pievatolo.