Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 29 ottobre 2000

N. Matteucci, Positivismo giuridico e costituzionalismo, Bologna, Il Mulino, 1996, pp. 117.

In occasione del settantesimo compleanno di Nicola Matteucci, la casa editrice Il Mulino, oltre ad aver promosso un volume di saggi in suo onore (Percorsi della libertà. Scritti in onore di Nicola Matteucci), ha pubblicato la ristampa anastatica, fuori commercio, di questo saggio del ‘63, apparso originariamente nella «Rivista trimestrale di diritto e procedura civile». Lo scritto, che si inseriva nel dibattito, particolarmente vivo in quegli anni, sulla natura del positivismo giuridico e sui rapporti tra questo e le dottrine del diritto naturale, rappresenta pure, a tutt’oggi, il maggior contributo critico, in lingua italiana, sul complesso intreccio tra riflessione politica e giuridica presente nell’opera di Norberto Bobbio.

L’analisi della riflessione bobbiana, oltre a dare la possibilità di confrontarsi con uno dei rappresentanti più conseguenti della corrente neo-illuministica, permetteva altresì, considerato Bobbio come uno degli autori più interessanti del panorama giusfilosofico di indirizzo positivistico, di puntualizzare quali erano i nodi problematici nel rapporto tra la pr-posta positivistica e la tradizione del costituzionalismo.

Matteucci coglieva la novità delle posizioni di Bobbio (l’innesto della filosofia analitica sul vecchio albero del positivismo), riconosceva la ricchezza delle argomentazioni e delle distinzioni poste nei suoi saggi, seguiva minu-ziosamente i percorsi che il filosofo torinese aveva tracciato nell’ambito delle sue distinte vocazioni di metodologo, di teorico e di intellettuale impegnato: ma ne bollava irrimediabilmente le tesi con il marchio di “antistoricismo”, ripetendo, con cadenza regolare e frequente, l’accusa esplicita nei confronti di Bobbio, di essersi posto al di fuori della corrente viva della storia, per un malinteso pregiudizio metodologico; per la pretesa, cioè, di fondare la scienza giuridica al di fuori di qualsivoglia riferimento di valore, in modo da renderla autonoma dalla sociologia e dalla filosofia. In tale specifica critica, a dire il vero, Matteucci non considerava l’evoluzione del pensiero di Bobbio e non coglieva così le ragioni della scelta, compiuta intorno al ‘45, di coltivare la scienza, con tutte le conseguenze del caso, come proprio modo di 'stare nel mondo'.

Non è possibile tuttavia, in questa sede, procedere a una disamina completa delle critiche, assai poco lievi, che Matteucci porgeva a Bobbio con fare incalzante. L’intento del saggio, del resto, era di fare il punto sulla realtà del positivismo giuridico, sullo stretto legame tra presupposti metodologici, scelte teoretiche e preferenze ideologiche; di ricondurre ad unità, insomma, una corrente che molti, e Bobbio fra questi, con le loro distinzioni avevano arricchito di riferimenti, da un lato, ma reso più sfuggente sul piano storico, dall’altro. E non a caso, la stessa prospettiva storica e la medesima esigenza unitaria sarebbero state riprese da Uberto Scarpelli, positivista e analista anch’egli, il quale nel suo volume del ‘65, Che cos’è il positivismo giuridico, proprio dalle tesi del Matteucci avrebbe preso le mosse, anche se per giun-gere a conclusioni diverse.

L’interpretazione 'politica' che del positivismo giuridico dava Matteucci, consisteva nella dimostrazione dello stretto legame tra il giuspositivismo stesso e la nascita e il consolidamento degli Stati nazionali, con il predo-minio della legislazione sulle altre fonti del diritto e l’identificazione della giuridicità con il carattere della sanzione. Legame che viziava sin dall’origine la prospettiva del positivista, a causa del suo prendere a riferimento privile-giato lo Stato e la sovranità, ciò che lo porta-va a sottomettere il diritto al potere; una prospettiva che appunto, secondo Matteucci,  non permettendo di attingere ai principi del costituzionalismo - la cui idea di fondo consisteva nel primato della iurisdictio, e quindi del diritto sul potere, dell’equità sulla legalità -, doveva necessariamente concludersi con l’identificazione del diritto con la forza e con l’impossibilità teorica di uscire dallo statuali-smo. Analisi articolate che andavano dal pia-no storico a quello logico e viceversa, e da cui Matteucci non mancava di trarre proposte utili per affrontare la crisi dello Stato moderno, crisi che più fenomeni mostravano, e mostrano ancora, evidente. In particolare, ben conscio di quanto comportasse una attenuazione del principio democratico, lo storico liberale considerava la Corte Costituzionale come «la massima autorità dello Stato» (p. 61), espressione suprema di quel “governo dei giudici” che, secondo la tradizione del costituzionalismo anglosassone, rappresenta la migliore garanzia dei diritti del cittadino. Al fondo di tutte le argomentazioni, di tutte le proposte, stava comunque, coerentemente con i termini del dibattito in corso in quegli anni, il riferimento al diritto naturale, considerato come unica reale alternativa al volontarismo statual-positivistico. Un diritto naturale non astratto ma, attraverso il richiamo di «tutta una tradizione di civiltà», concepito come «insieme di princìpi etico-giuridici, sottratti alla libera disponibilità di chi possiede la forza» (p. 52), e cioè, in pratica, il quadro dei princìpi costituzionali sostenuti dal consenso generale.

La disputa, in realtà, dalla questione della natura del diritto, rimandava ai modi di formazione di una coscienza della giustizia, ciò che investiva tutto un modo d’essere della cultura. Se, infatti, l’isolamento del giurista prodotto dalla cultura positivistica doveva sempre rinviare a un principio esterno, morale, per giustificare la critica delle leggi ingiuste, fino ad invocare l’estremo atto della ribellione, una diversa concezione del ruolo del giurista poteva ben rappresentare il veicolo di una più diffusa cultura giuridica, che si ponesse essa stessa come garanzia della libertà.

Tommaso Greco

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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
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Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

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