Bollettino telematico di filosofia politica
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Ultimo aggiornamento 12 giugno 2003

G.W.F. Hegel, Enciclopedia della scienze filosofiche in compendio, con le aggiunte di Leopold von Henning, Karl Ludwig Michelet e Ludwig Boumann: Parte seconda, Filosofia della natura, a cura di Valerio Verra, Torino, Utet, 2002, pp. 554 *


Questa seconda parte dell' Enciclopedia, l'opera in cui Hegel consegna al pubblico il proprio "sistema di filosofia", costituisce il secondo dei tre volumi della nuova traduzione italiana, un progetto fortemente voluto da Valerio Verra, il cui compimento è stato segnato dalla sua improvvisa scomparsa.

Tra gli scritti di Hegel, l' Enciclopedia ha sempre avuto un posto di primissimo rilievo. Per questa ragione, Croce, che ne volle dare una versione italiana più fedele al testo tedesco di quanto avessero fatto quelle ottocentesche, contro la traduzione "libera" caratteristica del secolo precedente si attenne rigidamente al metodo che egli chiamò del "calco". La traduzione di Croce apparve così nel 1907, a sostituzione dei quattro volumi a cura di Antonio Novelli, apparsi a Napoli presso Rossi-Romano tra il 1863 e il 1864: la Logica e la Filosofia dello spirito nel '63, la Filosofia della natura in due volumi l'anno seguente. Alla traduzione Novelli corrispondeva nella lingua francese la traduzione di Augusto Vera: Encyclopédie: Logique de Hegel, traduite par A. Vera, 2 voll., Paris 1869, 1874 2 ; Philosophie de la nature de Hegel, 3 voll., Paris 1863, 1864, 1866; Philosophie de l'esprit de Hegel, 2 voll., Paris 1867, 1869 (l'intera opera è andata successivamente in ristampa nel 1969 a Bruxelles). Di queste prime traduzioni, e soprattutto di quella del Vera, nella "prefazione del traduttore" Croce faceva notare inesattezze ed errori materiali (G.W.F. Hegel, Enciclopedia, trad. it. di B. Croce, con introd. di C. Cesa, Roma-Bari, Laterza, 1989, p. LXIII sgg.). La traduzione Croce fu più volte ristampata nei classici laterziani e nel corso degli anni ebbe numerosi arricchimenti, come l'aggiunta di un indice e di un glossario a cura di Nicolao Merker nella nuova edizione del 1967, e poi, a partire dal 1978, l'introduzione e la cura di Claudio Cesa.

Come già era avvenuto per altre opere hegeliane fin dal 1968, a partire dal 1992 anche per l' Enzyklopädie si poneva il problema dell'adeguamento delle traduzioni al testo stabilito dall'edizione critica. Infatti, nel '92 apparve il volume ventesimo delle Hegels Gesammelte Werke (GW -Bd. 20, hrsg. v. W. Bonsiepen u. H.Ch. Lucas), dedicato appunto all' Enciclopedia del 1830. In quegli anni Verra aveva già iniziato l'opera di traduzione della "Grande Enciclopedia", pubblicando nel 1981 la sua prima parte: La scienza della Logica (Torino, Utet). Già nella prima edizione Verra aveva provveduto ad alcuni aggiornamenti della 'vecchia' (e sempre pregevolissima) traduzione del Croce, ma una nuova edizione seguì comunque nel 1995. Nel caso di questa Parte seconda, il traduttore ha avuto la possibilità lavorare fin dall'inizio sul dettato stabilito dall'edizione critica, abbandonando l'edizione Nicolin-Pöggeler, che aveva migliorato il testo stabilito prima da Lasson nel 1906, e poi da Hoffmeister nel 1949, ma che, pur essendo stata - come ricordava Cesa - "l'edizione della quale devono servirsi gli studiosi" (p. XLIII) , non era tuttavia quella definitiva. Per tutte queste ragioni, la Filosofia della natura rappresenta il primo risultato di un lavoro molto lungo, sul cui esempio si deve proseguire, anche sulla base di una augurabile rinnovata disponibilità dell'editore (nel 2000 Utet ha pubblicato il terzo volume dell' Enciclopedia hegeliana, la Filosofia dello spirito, a cura di Alberto Bosi).

Scelta del traduttore è stata quella di accettare le integrazioni apportate al testo hegeliano dai primi editori dell'opera, L. v. Henning, K.L. Michelet e L. Boumann. In modo particolare sono presenti gli Zusätze di Michelet, che questi attinse in varie occasioni dal manoscritto delle lezioni del 1805/06 (la cosiddetta Realphilosophie 1805/06, ora pubblicata in GW, Bd. 8), e dalle lezioni berlinesi sulla filosofia della natura che Hegel tenne ininterrottamente fino al 1830 (1819/20; 1821/22; 1823/24; 1825/26; 1827/28; 1829/30).

Nell' introduzione alla traduzione, Verra passa in rassegna l'importante questione del ruolo della Filosofia della natura nel contesto delle opere hegeliane. Contro la tesi affermatasi in un passato neppure troppo remoto, egli chiarisce il rilievo fondamentale della natura all'interno dell'opera hegeliana; in particolare, ricorda come le nuove fonti storiche e gli studi più recenti smentiscano la tesi della mancanza in Hegel di una cultura di tipo scientifico e di un'autentica preparazione nelle discipline naturalistiche. D'altra parte, il fatto che le idee di Hegel sulle scienze della natura oggi ci appaiono tanto singolari si spiega col loro essere in profonda distonia con quella stessa cultura di tipo positivistico che di là a pochi decenni sarebbe divenuta assolutamente dominante nel panorama europeo, e della quale in quelle discipline siamo in gran parte eredi. Per questa ragione, è altrettanto facile comprendere l'inevitabile destino delle teorie hegeliane a essere segnate dal marchio dell'ignoranza e dell'errore. Verra tenta di ricondurre la filosofia hegeliana della natura al proprio ruolo peculiare nell'orizzonte del sistema della filosofia speculativa. Pertanto, il posto della Naturphilosophie nell'opera hegeliana diviene quello che pertiene a una riflessione speculativa sul concetto dell' "esteriorità", e sulle relazioni che determinano la dimensione che compete a quella stessa "oggettività" che si manifesta prima della comparsa dello spirito. Come momento della mediazione tra idea e spirito, la natura rappresenta soprattutto il "negativo" del pensiero, in quanto concetto puro e assoluto; di un tale concetto essa costituisce l'estraneazione ( Entäußerung ). La natura rappresenta però anche il momento della preparazione al passaggio dall'oggettività materiale alla soggettività spirituale. Ad esempio, a segnare l'importanza del ruolo della naturalità nel pensiero hegeliano non si deve dimenticare il fatto che il filosofo aveva definito lo stesso mondo del diritto e dell'eticità come una "seconda natura" ( Rph. , § 4); inoltre, la funzione rivestita dall'intervento della "naturalità", presente in molte sezioni della filosofia dello spirito, lascia trasparire una mediazione più complessa di quanto un'ingenua interpretazione della dialettica ha indotto a credere. In ogni caso un tale rilievo, testimoniato da molte pagine dell' Enciclopedia, e che talvolta appare persino fondamentale, non fu sufficiente a impedire a Hegel il coinvolgimento, maggiore che in ogni altro filosofo della Goethezeit, nella polemica mossa dal positivismo contro l'idealismo e lo 'spiritualismo' in genere. Tra i numerosi esempi di queste critiche il curatore ricorda quella nei confronti dell' etere, al quale Hegel aveva ricondotto l'essenza filosofica della natura (pp. 18-19). Scegliendo un concetto così discusso, egli offrì il fianco a una lunga polemica dopo che l'esistenza di quell'elemento fu definitivamente sconfessata dalla scienza ufficiale.

La Naturphilosophie hegeliana è divisa in tre sezioni: la meccanica, la fisica e la fisica organica. Nella prima sezione sono centrali i concetti di spazio, tempo e movimento, il cui grado di libertà distingue la meccanica finita da quella celeste, che Hegel definisce "meccanica assoluta". Come ricorda anche Verra (pp. 23-28), in quest'ultima partizione si trova la celebre polemica nei confronti della fisica di Newton, alla quale viene opposta quella di Keplero. Questi paragrafi sono davvero illuminanti per comprendere la peculiarità dell'interpretazione hegeliana del concetto di natura e delle sue scienze: definita come "l'idea nella forma dell'esteriorità" (§ 247), la visione hegeliana del ruolo della natura per il pensiero umano è davvero molto più vicina a quella di un autore antico piuttosto che a quella di uno scienziato moderno. Ad esempio, si veda lo Zusatz allo stesso § 247, in cui si trova l'ammissione forse più esplicita della funzione metafisica svolta dal concetto di natura: "l'idea divina consiste proprio (...) nel decidersi a porre quest'atto fuori di sé e di nuovo riprenderlo in sé per essere soggettività e spirito. La filosofia della natura risiede in questa via del ritorno..." (p. 90). Questo luogo ribadisce quanto era stato definito dai paragrafi dell'introduzione (§§ 227-252): come tale, la natura è puro mondo esteriore, al quale si oppone il mondo interiore della coscienza; ma, allo stesso tempo, natura e coscienza si trovano in una profonda relazione sistematica. Le leggi del "sussistere in modo indifferente" (§ 248) con le quali si può comprendere la natura nella sua immediatezza, sono soltanto un'apparenza ( Erscheinung ) dietro la quale sta la realtà che è totalità, l'idea. Nulla di strano, dunque, se dapprima la natura ci sembra soprattutto necessità esteriore e contingenza, da cui ha origine la celebre affermazione del filosofo, puntualmente ribadita altrove, riguardo la superiorità di ogni particolarità spirituale (compreso l'arbitrio, il male e l'errore) su tutte le forme di totalità naturale, come il kantiano "cielo stellato". Categorico è il § 251, che ricorda come rispetto al "cammino, conforme a leggi, degli astri, o all'innocenza della pianta, (...) chi sbaglia, è ancora spirito" (p. 95): solo lo spirito "è scopo finale ( Endzweck ) della natura vera realtà effettuale dell'idea" ( ibid. ). Nell'orizzonte di questa concezione sono comprensibili le dottrine particolari, come quelle dedicate alle importanti questioni dello spazio e del tempo, o le leggi del movimento. Qui l'obiettivo polemico di Hegel divene soprattutto le concezioni che egli chiama "dell'intelletto", e che costituiscono in effetti gran parte delle maggiori teorie dell'età moderna: sono quelle Cartesio, Newton, Leibniz e Kant. L'argomentazione hegeliana si incentra soprattutto sui tentativi di deduzione delle grandezze dal concetto di forza, che presuppongono le dimensioni spazio-temporali come indipendenti e originarie. Qui la polemica è soprattutto indirizzata verso le teorie di Newton e di Leibniz, ma a queste ultime si aggiunge anche quella di Kant, che pur avendo risolto spazio e tempo nelle forme a priori della sensibilità, mantiene al contempo tanto la loro indipendenza quanto l'originarietà. Se la natura è pura esteriorità, alienazione dell'idea, le determinazioni finite dello spazio e del tempo sono mere idealità; scrive Hegel: "l'unità negativa dell'essere fuori di sé" (§ 258), e dunque "soltanto questa astrazione del consumare" (§ 282 Zu. ). Una tale idealità è causa del passaggio del primo momento nel secondo, della spazialità nella temporalità, e insieme nella forma del dileguare. Attraverso la negazione dello spazio e del tempo Hegel risolve pure la questione di una "scienza filosofica della matematica" (§ 259 Anm. ), le cui determinazioni di rilievo noetico (come l' infinito e le potenze ) sono destinate a confluire nella "filosofia stessa". E' facile capire come questa dottrina hegeliana possa apparire agli antipodi rispetto agli sviluppi della logica e della filosofia del nostro tempo, per le quali la matematica filosofica ha acquistato un ruolo fondamentale. Al contrario, Hegel avrebbe risolto una tale disciplina in una "scienza delle misure", se questa potesse essere data come una scienza pura; infatti, essendo costretta a presupporre la particolarità delle cose, una tale disciplina acquista un contenuto soltanto empirico e le risulta precluso qualunque statuto filosofico.

La complessità interna alla sezione dedicata alla fisica, che costituisce una parte di grande ricchezza sistematica e tipologica, non ci permette neppure una trattazione soltanto per cenni. Altrettanto complessa è la fisica organica, che in questa sede non proveremo a riassumere, ma nella quale gli interessi hegeliani confluiscono nel concetto di organismo. Questione di notevole importanza per tutta la filosofia dell'età romantica (Verra rimanda ad un recente volume di S. Poggi, Il genio e l'unità della natura. La scienza della Germania romantica (1790-1830), Bologna, Il Mulino, 2000), per Hegel l'organismo rappresenta la prima forma di espressione della "totalità" nella realtà vivente. Se la natura nel suo complesso può essere studiata come "un tutto organico", allo stesso modo può essere definita in termini di individualità: i singoli (in quanto viventi ) sono partecipi di una tale individualità e di conseguenza possono essere ricondotti a quella razionalità teleologica che rappresenta pure il compimento del percorso tracciato dalla seconda parte del sistema filosofico. In quanto apre la strada alla teleologia, l'organico costituisce il momento di vicinanza estrema della natura allo spirito, e per questa ragione produce il passaggio nella sfera dello spirituale (§ 251), che costituisce l'elemento di transizione dal mondo della natura al mondo della soggettività.

Lo stile della traduzione e le specifiche scelte lessicali di Verra sembrano orientate a privilegiare soprattutto la chiarezza e la linearità del testo. Se Croce aveva già puntualizzato che al lettore italiano non dovessero essere concesse più agevolazioni di quanto Hegel medesimo aveva voluto riservare al lettore tedesco, per molti versi oggi l'opera di traduzione di un dettato indubbiamente complesso come rimane quello hegeliano pare invece concedere un po' di più al lettore. D'altra parte, l'evoluzione stessa della lingua e le maggiori conoscenze acquisite dagli studi hegeliani nel corso degli anni non possono che andare in direzione di una chiarezza sempre maggiore, che però deve essere perseguita senza abbandonare un criterio fondamentale com'è quello della letteralità. Per la scelta di perfetta aderenza al testo originario, la traduzione di Verra sembra addirittura più rigorosamente fedele al calco di quanto aveva fatto lo stesso Croce e di questo, in ogni caso, sono state conservate le scelte lessicali fondamentali operate nel lontano 1907, le quali formano ormai a pieno titolo il glossario italiano della terminologia filosofica hegeliana.

Per tutte le ragioni che abbiamo ricordato, si può salutare l'importante lavoro di Verra come un degno compimento di una stagione di profondo impegno per gli studi di filosofia in Italia, e in modo particolare per quelli sull'idealismo classico tedesco. Fedele a Gadamer, che insieme a Luigi Pareyson era stato uno dei suoi maestri, a questo movimento di pensiero egli attribuiva ancora un'importanza fondamentale per la cultura contemporanea.



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