Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
bfp
Articoli | Riviste | Recensioni | Bibliografie | Lezioni | Notizie | Collegamenti
Home > Recensioni > Archivio
Ultimo aggiornamento 3 marzo 2003

AA.VV., [in]Attualità del politico , "Hermeneutica" (nuova serie) 2002, pp. 281


Temi centrali del volume, come viene efficacemente suggerito dal titolo, sono la crisi del politico e la necessità di una sua ridefinizione. Tale crisi, lo mettono in luce Paul Ricoeur e Claudio Bonvecchio, è innanzitutto una crisi di legittimazione, ma non solo. Essa segnala anche un "feticismo del dato" che, come denuncia Luigi Alfieri nella sua introduzione, ci imprigiona sempre di più in un presente privo di memoria e di progetto. Questa assolutizzazione del presente coincide con una drammatica rimozione collettiva della natura esplosiva delle tensioni che l'occidente sta alimentando fuori e dentro le proprie società, tensioni che acquistano un volto nella sofferenza quotidiana di milioni di persone. Risulta allora quanto mai pertinente la scelta di collocare in apertura del volume un saggio di Johann Baptist Metz incentrato su quella che il teologo definisce la "ragione anamnestica", ossia la ragione guidata dal ricordo della sofferenza altrui.

La constatazione della suddetta crisi rende ineludibile la messa in discussione dei fondamenti teorici che sono alla base della configurazione che il politico ha assunto nella nostra epoca, a partire da quel "paradigma liberale" che costituisce il bersaglio critico di molti degli interventi presenti nel testo. Il proceduralismo liberale, osserva Roberto Gatti, può estromettere la questione del bene dall'ambito della politica soltanto scavando un abisso tra esistenza e politica. Quest'ultima finisce così per assumere una connotazione meramente strumentale in relazione ad individui la cui identità morale viene considerata prepolitica. Ma il prezzo di questa operazione è alto. Il liberalismo "procedurale" si fonda su un'idea astratta del soggetto politico che rimuove la natura relazionale dell'identità e, dunque, la sua costitutiva politicità, come ha messo in risalto Charles Taylor. Va superato l'atomismo politico attenti però, mette in guardia Nevio Genghini, a non assolutizzare lo spirito delle istituzioni e contrapporre l'esigenza della sua integrità all'integrità delle persone. È dunque necessario, scrive Marco Cangiotti riflettendo sull'idea di "religione politica" elaborata da Erich Voegelin, ripensare il nesso tra valori e politica, anche perché il proceduralismo è solo apparentemente un metodo sganciato da fini e valori, dato che il suo movente reale, denuncia Bonvecchio, è quello di perpetuare il sistema politico-sociale che ha costruito le procedure. Inoltre, osserva Gatti, il proceduralismo, estromettendo la questione del bene dall'ambito dei problemi politici, se rimane coerente rispetto alle sue premesse, finisce per privarsi di ogni strumento per pronunciarsi su un'etica pubblica in cui rientrino le questioni ultime riguardanti l'impatto della tecnica sulla vita umana, il futuro del nostro pianeta o la lotta contro le ingiustizie. Inoltre, è la tesi di Francesco Botturri, il proceduralismo basato su un universalismo "apriorico" e astratto (separato dalle condizioni storiche della sua effettività) non è in grado, al pari del particolarismo "contestualista" (legato ad un paradigma conflittuale dei rapporti sociali), di fornire delle solide basi al pluralismo, il quale diventa possibile solo se un criterio di validità universale emerge all'interno della pluralità storico-sociale, criterio che, a parere dell'autore, può essere costituito dalla comunicazione sociale assunta come bene comune.

L'attenzione prestata ai limiti e ai rischi connessi alla configurazione che il politico ha assunto nella nostra epoca non poteva non accompagnarsi ad una riflessione sul male politico, e dunque anche e soprattutto sul totalitarismo, tema che è al centro di molti degli scritti di cui stiamo parlando. Sulla lettura proposta da Voegelin del totalitarismo come progetto di eliminazione radicale del male dalla politica si soffermano sia Gatti che Cangiotti. Delle radici nichilistiche del nazismo e del ruolo giocato in particolare da Nietzsche e Heidegger, parla nel suo saggio Enrico Moroni, riprendendo gli studi di Karl Löwith e Leo Strauss. Domenico Losurdo, invece, critica l'uso ideologico della stessa categoria di totalitarismo utilizzata per prendere di mira soltanto la Germania hitleriana e l'Unione Sovietica.

In conclusione, dai saggi presenti nel volume viene un invito a ripensare le categorie politiche oggi dominanti, senza dimenticare che la questione della ridefinizione concettuale della politica non va disgiunta, come sottolinea Giorgio Campanini, da quella della trasformazione pratica della realtà politica e sociale nella quale viviamo. In questa ottica Franco Riva propone una rilettura di Michael Walzer, in particolare del suo recupero del paradigma simbolico dell'Esodo non in un'ottica perfezionistica, ma migliorista, come ricerca del "posto migliore". L'autore conclude il suo saggio con una significativa considerazione: il primo segnale di essere in un nuovo Egitto è forse proprio il venir meno di una discussione sui progetti alternativi per immaginare un "posto migliore". Se questo, come crediamo, è vero, allora sta innanzitutto all'attività intellettuale intesa come riflessione critica contribuire a mobilitare le energie necessarie per cercare di uscire dalla prigione del "presente assoluto". I saggi presentati si muovono appunto in questa direzione.
Links sull'autore
Riferimenti in rete


Come contattarci | Come collaborare | Ricerche locali
Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/



A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Recensioni" è curato da Brunella Casalini, Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Angelo Marocco, Gianluigi Palombella, Maria Chiara Pievatolo.