Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 1 marzo 2001

Maria Liliana Lukac de Stier, El fundamento de la filosofia politica y moral en Thomas Hobbes, Buenos Aires, Educa 1999.

Il presente studio mira a ridimensionare quelle interpretazioni parziali del pensiero di Hobbes tendenti a privilegiare di volta in volta la teoria dell'obbligazione politica – come Leo Strauss, Michael Oakeshott e Taylor-Warrender - oppure il metodo scientifico. Secondo l'autrice il pensiero di Hobbes si presenta come un vero e proprio "sistema" che procede dalla filosofia del corpo naturale alla teoria del corpo sociale. La sua originalità consiste non tanto nella concezione della conoscenza filosofica come ragionamento causale deduttivo, tantomeno nella ricostruzione meccanicistica del procedimento causale, piuttosto sta nell'intuizione fondamentale che tutte le cose – compresa la politica e la morale – sono riconducibili ad un'istanza fondamentale: il movimento. Questo principio è alla base del nesso che unisce la filosofia naturale e il metodo scientifico hobbesiano alla filosofia politica e morale, vale a dire dell'uomo. Si tratta di una lettura squisitamente antropologica quella che l'autrice ci propone in questo libro.

Dopo aver analizzato le diverse correnti interpretative del pensiero di Hobbes, nel primo capitolo viene esaminata la questione fondamentale del "metodo" che è alla base della formazione della filosofia naturale hobbesiana, come risulta fin dalle prime pagine degli Elements. Il secondo capitolo è dedicato all'analisi del movimento come causa prima di ogni realtà. Lo sviluppo di questa idea centrale viene affrontato da Hobbes in due opere: il Little Treatise e il De Corpore. Entrambe hanno una struttura simile, con un nucleo centrale costituito dalla sensazione, considerata il principio originario e immediato della conoscenza, ed una parte perimetrale costituita dal movimento. Il Trattato si compone di tre parti: nella prima vengono analizzate le nozioni di agente, paziente, sostanza, causa e accidente; nella seconda si considera il problema del movimento e nella terza si analizzano la sensazione e il movimento animali. Il De Corpore costituisce l'opera più completa di Hobbes rispetto alla filosofia naturale, e comprende quattro parti; nella prima si parla del metodo della conoscenza scientifica, nella seconda si analizzano i concetti necessari alla spiegazione meccanica della natura e della sensazione, tra cui il movimento, il corpo, le categorie spazio/tempo e causa/effetto; nella terza si affrontano i diversi tipi di movimento e nella quarta parte si analizza la fisica dei fenomeni naturali e il movimento animale. Il movimento viene considerato come una qualità essenziale del corpo e della conoscenza. Hobbes riduce tutto il pensiero ad una sequenza di immagini sensoriali originate dalla esperienza sensibile, pertanto, nella mente umana non esistono concetti distinti e distinguibili dalle immagini sensibili; i pensieri sono "segni" delle cose la cui funzione significante appartiene al linguaggio. I nomi sono surrogati delle sensazioni aventi una doppia funzione, di "segnale" oltre che di "segno" . Come afferma nel De Homine: “il linguaggio è la connessione tra nomi stabilita per volontà degli uomini, per presentare una serie di concezioni delle cose che pensiamo”. Nel Leviatano Hobbes sostiene che l'universalità è data dal linguaggio; senza linguaggio non v'è scienza, il linguaggio è la verità del pensiero.

Nel terzo capitolo l'autrice passa ad analizzare l'antropologia filosofica di Hobbes a partire dalla condizione dell'uomo allo stato di natura, pietra miliare della sua costruzione dottrinaria. La "fondazione" dello Stato Leviatano, come ogni altro atto volontario è prodotto, ancora una volta, dal movimento delle passioni. Ciò che spinge l'individuo all'azione è l'impulso all'autoconservazione che costituisce il sommo bene dell'uomo. Intimamente connesso alla nozione di volontà è il concetto di libertà intesa come assenza di impedimenti esterni al movimento e di qualsiasi tipo di obbligo. L'autrice distingue, seguendo le indicazioni di Wernham, tre tipi di obbligazione nella trattazione di Hobbes, due naturali e una artificiale che scaturisce dal contratto; quest'ultima è compatibile con la libertà in quanto l'uomo, volontariamente sceglie ciò che ritiene essere meglio per lui, accettando di obbligarsi a rispettare la legge civile. Dunque gli unici elementi di incompatibilità con la libertà sono gli impedimenti al movimento esterno; in questo modo, sostiene l'autrice, resta confermato il fatto che la dottrina hobbesiana della libertà non costituisce una risposta teorica a una situazione storica e sociale, bensì una conclusione logica della sua metafisica meccanicistica. Nel quinto capitolo l'autrice passa ad analizzare la teoria hobbesiana dello Stato attraverso la trasformazione della persona naturale dell'individuo presociale in persona artificiale del sovrano-rappresentante. Questo punto è fondamentale per la ricostruzione della teoria hobbesiana della rappresentanza politica a partire dal concetto di persona, e dal processo di personificazione del potere. È nel Leviatano che viene riformulata interamente la teoria del contratto sociale a partire dal concetto di autorizzazione inteso come un processo attraverso il quale l'individuo conferisce ad un altro – spogliandosene – il diritto di rappresentarlo, vale a dire di stare ed agire al suo posto. Tra gli esiti che tale processo determina, l'autrice considera i diritti politici concepiti come risultato della convenzione sociale, e non come permanenza dei diritti naturali. Attraverso l'analisi delle numerose critiche e interpretazioni (tra cui quella di Hanna Pitkin) della teoria hobbesiana della rappresentanza, l'autrice è comunque portata ad avvalorare la concezione della persona "artificiale" come una formula di legittimazione del potere sovrano fino ad allora basato sulla nuda forzautrice

Si tratta, insomma, di una costruzione che pone al centro l'individuo e la sua "abilità (skill) politica", piuttosto che la recta ratio agibilium. In questo senso la filosofia politica hobbesiana si contrappone alla tradizionale impostazione della filosofia pratica poiché include nozioni proprie del campo della produzione e non tanto della morale, segnando il passaggio dalla filosofia politica tradizionale, improntata ad un agire giusto e retto, ad una scienza politica poietica, diretta a costruire e a mantenere un mondo efficiente più che giusto.


Lorella Cedroni

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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Recensioni" è curato da Brunella Casalini, Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Gianluigi Palombella, Maria Chiara Pievatolo.