Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 21 febbraio 2001

E. Husserl, Crisi e rinascita della cultura europea, a cura di R. Cristin, Venezia, Marsilio, 1999.Edizione originale


Questo breve testo raccoglie due saggi di Husserl, nei quali il filosofo tedesco discute della civiltà europea e della crisi spirituale che essa attraversava negli anni Trenta.

Nel primo saggio (L'idea di una cultura filosofica, 1923), Husserl richiama l'origine della filosofia nel mondo greco. La prima filosofia dei Greci era ingenuamente orientata verso il mondo esterno e subì nel suo sviluppo una prima rottura attraverso la scepsi sofistica che screditava le idee della ragione in tutte le sue forme fondamentali. A tale rottura reagì il pensiero di Socrate e Platone.

Socrate affermò radicalmente il principio della legittimazione della vita attiva secondo le idee generali della ragione. Questo principio consentì il passaggio di Platone alla scienza: egli fu, infatti, il creatore del problema filosofico della scienza e del metodo. Mentre Socrate aveva fondato la vita razionale su un sapere che si autolegittimava nell'evidenza, in Platone a questo sapere subentra la filosofia, la scienza legittimata in assoluto.

Husserl ritiene, quindi, che il carattere fondamentale della cultura europea sia il razionalismo e la sua storia è vista come lotta per l'affermazione della funzione normativa universale delle scienze.

Nel secondo saggio (La crisi dell'umanità europea e la filosofia, presentato in una conferenza del maggio 1935), Husserl pone il problema della posizione della filosofia rispetto alla crisi spirituale dell'Europa.

Egli cerca di spiegare perché le scienze dello spirito non riescono a garantire il superamento di tale crisi. La difficoltà dipende, secondo il filosofo tedesco, dal fatto che le scienze dello spirito hanno cercato di fondarsi sulle scienze della natura: esse sono state abbagliate dal naturalismo imperante.

Husserl sostiene la necessità di riscoprire la forma spirituale dell'Europa, la sua continuità storica e teleologica che supera e trascende le differenze dei suoi popoli. L'origine spirituale dell'Europa sta nella filosofia greca del VII e VI secolo a. C. il cui tratto più particolare, che la distingue dai contributi dei saggi babilonesi, egizi, indiani, risiede nell'atteggiamento "teoretico" che si manifesta nella dimensione della comunità dei filosofi. L'atteggiamento "teoretico" è del tutto non-pratico, anche se ciò non implica lo sganciamento della vita teoretica da quella pratica. Esso si distingue dall'atteggiamento delle filosofie orientali, che è di tipo universale e mitico-pratico e che ha lo scopo di servire all'uomo per i suoi fini umani; nel teoreta, da una parte si afferma un contegno costantemente critico verso la realtà, dall'altra la prassi di accettare solo le norme della verità oggettiva.

Ma questo razionalismo può nascondere delle insidie perché nessuna verità deve essere assolutizzata; nell'epoca moderna, invece, la fede nella ragione ha indotto l'idea che il metodo delle scienze naturali potesse dischiudere i misteri dello spirito. Husserl sottolinea, infatti, come il naturalista non si renda conto che egli presuppone sempre il mondo della vita in quanto campo di lavoro.

Il filosofo tedesco giunge così a negare l'esistenza di una scienza oggettiva dello spirito, poichè lo spirito ha una sua essenza in se stesso, una sua autonomia che non può essere tralasciata se si vuole considerare lo spirito da un punto di vista autenticamente scientifico.

Lo spirito deve abbandonare l'oggettivismo e tornare a se stesso. Questo è il punto di partenza che Husserl pone per superare la crisi dell'esistenza europea: l'alternativa è "il tramonto dell'Europa nell'estraniazione rispetto al senso razionale della propria vita".

Si può notare come il tema della crisi è affrontato in una modalità che probabilmente risente sia dell'evoluzione del pensiero del filosofo tedesco , sia degli eventi storici di quegli anni. Husserl perviene in quel periodo alla definizione dei problemi della fenomenologia e il periodo storico che egli si trova a vivere, l'Europa degli anni '20 e '30 diventa il campo operativo concreto per mettere alla prova il metodo fenomenologico. Il progetto fenomenologico si configura proprio come tentativo di difendere la ragione dai suoi eccessi, che, come detto, sono all'origine della crisi spirituale dell'Europa.
In conclusione, è utile sottolineare che questo richiamo di Husserl alla filosofia nel suo senso originario, quello greco, a un razionalismo corretto dalla fenomenologia, a una tradizione culturale europea, non deve necessariamente essere colto come una forma di "etnocentrismo europeo". La filosofia non deve essere considerata solo come la "lingua" (ossia lo strumento di comunicazione culturale) d'Europa, ma può diventare anche lingua universale.

Arricchiti da una interessante introduzione di Renato Cristin, questi due saggi assumono una sorprendente rilevanza anche in riferimento ai problemi dell'Europa attuale, il cui spirito, nonostante le grandi acquisizioni sociali e economiche sulla via dell'unificazione, è ancora frammentato e nascosto. Oggi, come al tempo in cui Husserl scriveva, la filosofia, depurata da naturalismo e oggettivismo, continua ad essere un fondamento importante per la difesa e la valorizzazione dell'identità europea.


Francesco Giacomantonio
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Alcuni riferimenti in rete

Titoli originali: Die Idee einer philosophischen Kultur, in E. Husserl, Erste Philosophie, "Husserliana", vol. VII, Nijhoff, Den Haag, 1956; Die Krisis des europäischen Menschentums und die Philosophie, in E. Husserl, Die Krisis der europäischen Wissenschaften und die transzendentale Phänomenologie, "Husserliana", vol. VI, Nijhoff, Den Haag, 1954.
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A cura di:
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Periodico elettronico
codice ISSN 1128-7861
Inizio pubblicazione on line:
2000

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