Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 29 ottobre 2000

Giorgio Lanaro, L'evoluzione, il progresso e la società industriale. Un profilo di Herbert Spencer, Firenze, La Nuova Italia, 1997

Con paziente e competente lavoro, il libro di Lanaro ricostruisce il percorso intellettuale di Herbert Spencer, dal radicalismo di un giovane educato negli anni trenta alla scuola dei 'dissenters', quella di Joseph Priestley e William Godwin, basata sui 'diritti naturali' dell'uomo e sul rinnovamento della società, alla consacrazione a capo del conservatorismo euro-americano degli anni novanta. Il merito di Lanaro, non di poco conto, è quello di restituirci la problematicità e complessità di un autore troppo spesso sbrigativamente liquidato per alcune sue formulazioni teoreticamente avventate. Senza abbandonare il distacco proprio della ricerca storica, l'autore presenta uno Spencer meno scontato del previsto, pieno di aporie ma anche di intuizioni brillanti e soprattutto alle prese con le continue crepe di coerenza che emergevano nella costruzione del suo sistema di filosofia sintetica.
E' nota la vicenda della fortuna di Spencer, passato in pochi anni, e quando era ancora in vita, da profeta di un nuovo credo, quello del progresso naturale e dell'ipotesi dell'evoluzione cosmica, a relitto di un'epoca della quale proprio l'enorme influenza dei suoi scritti era invocata a testimoniare la pochezza culturale. Lanaro non si propone un'opera di 'rivalutazione' del pensiero di Spencer, come quelle, in parte almeno, e con qualche ragione, tentate da altri in campo sociologico (Taylor) ed epistemologico (Linguiti), ma ci induce a ricercare le principali ragioni del suo successo non tanto nella linearità del sistema spenceriano, quanto nella capacità di raccogliere, come in una summa, le molteplice istanze di un'intera epoca storica. Così egli ci ricorda che l'autore, famoso per l'espressione 'la sopravvivenza del più adatto' e ritenuto responsabile delle applicazioni più dure del darwinismo sociale, fu in realtà convinto del progresso della società verso un futuro armonico e privo di conflitti e, collocando la molla dell'etica nella 'simpatia' di smithiana memoria, concepì le motivazioni altruistiche come una componente essenziale del bagaglio istintivo dell'umanità. Ci ricorda anche che il finalismo insito in quell'espressione spenceriana, aspetto per il quale essa è caduta in discredito, era in realtà il vizio dal quale Darwin voleva emendare il suo testo quando si decise ad adottare proprio il termine spenceriano perché, diversamente da 'selezione naturale', esso sembrava non implicare alcun disegno teleologico (175-76). L'episodio è indicativo di quel grande guazzabuglio di idee circa il senso dei processi evolutivi che caratterizza un intero periodo storico, guazzabuglio per il quale Spencer, protagonista della infelice polemica con Weismann, ha finito per costituire un po' il capro espiatorio. Come il libro dimostra, per quanto la 'ereditarietà dei caratteri acquisiti' fosse un elemento essenziale della filosofia di Spencer, il giudizio severo sulla prima – almeno in campo biologico – non esaurisce la riflessione sulla seconda.
I tratti contrastanti dell'opera spenceriana, che l'hanno resa oggetto di giudizi spesso opposti, non finiscono qui: fondatore della sociologia organicista, egli fu il più deciso sostenitore dell'individualismo; mosso da istanza scientiste di determinismo riduzionista, fu ispirato da una visione teleologica del futuro della società; fiducioso nel progresso verso il 'perfetto adattamento' finale, concepì la storia come un succedersi ininterrotto di fasi di evoluzione e dissoluzione; nemico di ogni trascendenza, affidò all'Inconoscibile il compito di preservare il messaggio sugli attributi fondamentali dell'essere. Lanaro documenta tutti questi intrecci, le aporie del sistema che portarono alla sovrapposizione di istanze contradditorie, e, senza pretendere di risolvere i problemi, mostra la presenza in Spencer, accanto alla nota ecumenicità di interessi, di una non meno rimarchevole varietà di prospettive filosofiche.
Viziato dal carattere aprioristico del suo procedere, Spencer - per il quale, come ebbe a dire il suo amico Huxley, 'l'idea della tragedia è una deduzione uccisa da un fatto' (93)- sembra avere necessità, per attenersi a questo metodo, di fare continuamente spazio a nuove modalità esplicative nella costruzione del sistema. Così, la lamarckiana 'ereditarietà dei caratteri acquisiti', l'embriologia di von Baer con la progressiva trasformazione dell'omogeneo in eterogeneo, la smithiana divisione del lavoro, il processo di apprendimento per tentativo ed errore della psicologia associazionistica e la stessa selezione naturale darwiniana sono via via inglobati come meccanismi causali di un sistema la cui tetragona coerenza è più apparente che reale. Tolti dalla specificità dei loro originari campi di applicazione, questi principi finiscono per costituire piuttosto dei criteri per una generale 'teoria dell'organizzazione', o 'teoria dei sistemi', come diremmo oggi, alla quale certo l'opera di Spencer sembra aver dato un contribuito non secondario, con la coppia concettuale differenziazione-integrazione. E' lui stesso a sottolineare che le analogie tra campi così diversi tra loro 'non possono essere analogie di tipo visibile o sensibile; ma possono essere soltanto analogie tra i sistemi, o i metodi di organizzazione' (Specialized administration, 1871, citato a p. 151). Ora se, come scriveva Alfred Marshall, un quasi contemporaneo di Spencer che dalle sue opere era stato profondamente influenzato, 'le analogie possono aiutare qualcuno a montare in sella, ma sono d'impaccio in un lungo viaggio', è fuori di dubbio che Spencer non solo non se ne sia mai liberato per il suo lunghissimo viaggio, ma abbia portato con sé poco d'altro. Questo ci suggerisce anche che a maggior ragione quelle analogie dovevano avere qualcosa di solido se gli consentirono di costruire una psicologia i cui meriti furono riconosciuti, come ricorda Lanaro, da William James e Théodule Ribot e una sociologia che è rimasta un caposaldo nel percorso di formazione di questo nuovo sapere scientifico.
Nel complesso l'attenta e informata analisi di Lanaro invita a formulare giudizi più pacati sulla filosofia spenceriana e contribuisce a far comprendere meglio che la sua straordinaria influenza non fu il frutto di una forma di stupidità collettiva. Ancora oggi, troppo spesso, gli storici delle idee che si imbattono in apprezzamenti di Spencer da parte dei suoi contemporanei si sentono obbligati a giustificare come persone razionali potessero prendere un tale abbaglio.
Dal libro escono ridimensionati anche giudizi affrettati sul pensiero politico di Spencer. Come detto, il darwinismo sociale solo in parte gli si addice e i suoi giudizi severi su forme di assistenza che tendono a deresponsabilizzare gli individui non bastano a meritargli la qualifica di conservatore ad oltranza. L'ideologia del self-help non ebbe allora, e non ha oggi, connotati irrimediabilmente conservatori. L'antistatalismo che gli derivava dalla formazione culturale di 'dissenter' costituisce un tratto sufficientemente forte per spiegare la polemica contro il socialismo e le sue tendenze burocratiche e, sebbene egli abbia ben presto abbandonato il radicalismo liberale di Social Statics, testo in cui Marx coglieva lo sviluppo delle dottrine antifeudali della moderna borghesia (27-29), il misto di fiducia anarcoide nelle energie degli individui e di affidamento sulle virtù altruistiche e lo spirito di associazione e cooperazione, la persistente denuncia di ingiustizie e squilibri a danno dei poveri, la non piena accettazione, in prospettiva storica, del lavoro salariato e la visione di una natura umana in continua trasformazione costituiscono elementi di una concezione politica non del tutto omogenea con il quadro del conservatorismo sociale dell'epoca. Soprattutto l'adesione alle campagne antimilitaristiche nell'età dell'imperialismo, testimoniata anche dalle critiche alla guerra boera, episodio di quello che egli considerava 'un processo di imbarbarimento' in corso, sono certo poco rappresentative dell'atteggiamento nazionalistico ed autoritario del conservatorismo europeo del periodo.
L'espressione che meglio racchiude il suo messaggio sociale e politico, certo non estranea alla fortuna che esso ebbe, è quella di 'gradualismo', o 'migliorismo gradualistico' (103): tutto cambia, ma lentamente e i cambiamenti violenti e repentini sono solo pericolosi, e forse illusori. L'evoluzione, il progresso, sono certi ma lenti, Natura non facit saltus. Era il messaggio che l'età vittoriana voleva sentire più di ogni altro. Uscita da un periodo di trasformazioni radicali, con la rivoluzione francese e quella industriale ormai alle spalle, l'Europa aveva imparato che tutto cambia, ma chiedeva di poter concepire il cambiamento in fome meno repentine e turbolente. L'evoluzionismo spenceriano sembrò offrire a questo bisogno il corrispettivo di una necessità oggettiva e niente dà più conforto del pensare che ciò che auspichiamo è anche certo. Il marxismo della Seconda Internazionale svolse una funzione analoga nei confronti della classe operaia. E se esso affidava alla conoscenza scientifica e all'azione umana il compito di assecondare e favorire il mutamento che era nelle cose, di 'alleviare le doglie del parto', non dissimile era l'atteggiamento di Spencer quando attribuiva alla scienza sociale il compito di 'oliare' i meccanismi del mutamento, 'rimuovere l'attrito' e 'riconciliare l'uomo con il processo inevitabile dell'evoluzione' (The Study of Sociology). Con la sua fiducia nella vis medicatrix naturae, Spencer secolarizzava il provvidenzialismo deistico settecentesco trasformandolo in un 'potere che trascende le volontà individuali' (Social Statics, cit. a p. 55). Nella versione dell'ultimo Spencer, meno ottimistico e più conservatore, il messaggio risultava pur sempre in sintonia con le aspettative di un'epoca: 'non c'è speranza nel futuro, salvo che nella lenta modificazione della natura umana sotto la disciplina sociale' (200).
Anche in campo politico dunque Spencer si rivela autore più problematico di quanto comunemente si ritiene, una valutazione questa che il libro di Lanaro suggerisce senza forzature e polemiche, ma con il decisivo ausilio di una ricostruzione equilibrata, ampia, informata e ben scritta.

Tiziano Raffaelli

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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
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Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Recensioni" curato da Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Maria Chiara Pievatolo.