Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 29 ottobre 2000

Michel Authier - Pierre Lévy, Gli alberi di conoscenze. Educazione e gestione dinamica delle competenze, prefazione di Michel Serres, traduzione di Alessandro Serra, Milano: Feltrinelli, 2000, pp. 200 (ed. orig.: Les arbres de connaissances, Paris: Editions La Découverte, 1992).

Il testo prende avvio dalla constatazione che stiamo vivendo un'epoca nella quale il sapere umano stabilisce un nuovo rapporto con la società e l'identità delle persone. Siamo entrati nell'Età del Noolitico (neologismo formato dalla radice greca noûs, mente, e lithos, pietra, dove la “pietra del sapere” è il silicio dei semiconduttori e delle fibre ottiche), che, secondo Lévy, rappresenta il quarto e ultimo spazio antropologico dell'evoluzione umana (v. S. Cristante, Penso Collettivo). Il progresso delle conoscenze esatte è divenuto principale fattore di trasformazione del lavoro, dei modi di vita e comunicazione di fronte al quale le tradizionali categorie socio-politiche ereditate dalla civiltà industriale appaiono inadeguate. L'emergenza di questa realtà organizzata dal sapere determina una profonda crisi di identità: “Gli antichi principi di individuazione di sé e di identificazione a una nuova collettività perdono ogni efficacia” (p. 92).

Occorre dunque una svolta culturale per riorientare la convivenza umana al di là dei limiti imposti da una civiltà fondata sull'individualismo e sull'accumulazione materiale. La grande sfida da affrontare sta nel riconoscere pensieri e progetti che contribuiscano a una rinnovata comprensione e azione nel mondo contemporaneo. Il recupero dell'identità può diventare fonte di una più profonda comprensione di una nuova solidarietà umana che non si riduca ad appartenenza a una collettività nazionale, culturale ed economica, né all'universalità “astratta e difensiva” dei diritti dell'uomo. L'identità nuova deve invece saper guardare lontano e costruire un processo di civilizzazione centrato sull'intelligenza collettiva capace di instaurare

una forma di democrazia che accompagni il ritmo e la diversità della società contemporanea, lontana dal tempo differito delle burocrazie statali, sottratta al potere degli specialisti e dei tecnocrati. Una forma di democrazia che si faccia ritrovare la vitalità dell'invenzione, del pensiero collettivo, una nuova “cittadinanza” (p. 20).
La nuova identità spinge verso un legame sociale fondato sugli scambi di conoscenza, ascolto e valorizzazione dei singoli, sulla democrazia più aperta, più diretta, più partecipativa. Se oggi è sulla conoscenza che si fondano la ricchezza delle nazioni e la potenza delle imprese, è necessario puntare su una migliore gestione dei saperi. Va abbandonata la concezione feudale delle conoscenze organizzate in discipline. L'obiettivo dichiarato degli autori è la moltiplicazione degli approcci cognitivi e non la loro compressione in forme rigide, gerarchizzate e standardizzate. Si tratta di realizzare un dispositivo originale di riconoscimento delle competenze degli individui. Nella Prefazione Michel Serres cos riassume la filosofia del progetto:
Chi non vede quindi che sarebbe degno, giusto, equo e salutare dividere ancora individuo e categoria, appartenenza e singolarità, maestria e gerarchia, e, a tal fine, sostituire i pezzi di carta, povere carte d'identità vicine alla miseria logica o descrittiva e al disprezzo gerarchico, con profili più ricchi e variabili nel tempo, quindi incomparabili? (p. 11).
Per fare fronte a tutto questo, nel 1992 Lévy e Authier hanno ideato il progetto basato sui cosiddetti alberi delle conoscenze. Si tratta di un dispositivo informatico in rete che consente di accompagnare, integrare e mettere in sinergia i vari processi. Il dispositivo prende il nome dalla particolare conformazione che visivamente assume il grafo delle competenze. Alla domanda "perché gli alberi della conoscenza?", in una intervista Authier ha risposto:
Pourquoi des arbres de connaissances? Les arbres de connaissances sont là pour faire voir des choses dont on sent bien qu'elles existent mais que l'on ne voit pas facilement. Le but premier des arbres de connaissances, c'est la reconnaissance et la reconnaissance par la visualisation. Notre problème c'est de visualiser l'invisible (Un entretien avec Michel Authier).
Un progetto – a detta degli ideatori – tutt'altro che irrealizzabile, anzi è una realtà tecnica che sta trovando applicazione nelle scuole, negli uffici di collocamento, nelle comunità locali e nelle associazioni. Viene sperimentato anche in alcune grandi imprese (p. es., Peugeot e Citröen) e in università (tra le altre, l'Università di Siena) (v. Trivium, the official site of “The knowledge Trees”).

I tre principi fondamentali su cui si fonda il progetto sono: ciascuno sa, non si sa mai, tutto il sapere è nell'umanità. Quello che viene proposto è il modello dell'apprendimento cooperativo: accesso al sapere concepito come accesso al sapere di tutti (v. P. Lévy, Pour l'intelligence collective). Lo scambio della conoscenza diventa una nuove forma di legame sociale: ciascun essere umano è per gli altri una fonte di conoscenze. L'intelligenza collettiva non è pertanto la fusione delle intelligenze individuali, quanto valorizzazione e reciproco rilancio dei singoli. Si tratta di un sistema aperto di comunicazione tra individui, formatori e datori di lavoro, che dovrebbe consentire di riconoscere la diversità di competenze delle persone, di organizzare formazione e apprendimento, di rendere visibile, grazie a una forma di rappresentazione dinamica, lo spazio del sapere dei gruppi umani. In questo senso, il sapere non è solamente la ricchezza prima del mondo contemporaneo, ma anche uno dei luoghi della solidarietà tra gli uomini e “gli alberi delle conoscenze rendono questo legame visibile, palpabile, incarnano questa solidarietà” (p. 21).

L'albero di conoscenza è una mappa di tutte le capacità presenti all'interno di una collettività, organizzate sulla base dell'ordine nel quale sono state apprese. Ognuno ha un curriculum di apprendimento con piccole icone che rappresentano le sue capacità distribuite in unità elementari. Sulla base di questi curricula, un computer disegna un grafico delle competenze della collettività (v. P. Lévy, Vers une nouvelle économie du savoir).

Il sistema si sostiene su tre tipi di immagini. La prima quella degli individui o blasone, ovvero una rappresentazione grafica del sapere di ogni individuo che aderisce a una comunità di sapere. Il blasone evolve mano a mano che l'individuo acquisisce nuovi saperi. L'albero è costantemente aggiornato quando si impara qualcosa di nuovo e ogni volta che qualcuno si unisce al gruppo, viene riformulato in tempo reale. I blasoni sono costituiti da segni elementari di riconoscimento detti brevetti, icone indipendenti dalle lingue e quindi adatte ad un uso internazionale. Essi riconoscono saperi elementari ben identificati e attribuiti agli individui previo superamento di una prova. Ogni volta che si ottiene un brevetto, si arricchisce il proprio blasone. L'insieme dei brevetti accessibili a una comunità è organizzato in un albero di conoscenza. L'albero è strutturato da un operatore logico applicato all'ordine cronologico in cui gli individui ottengono i brevetti. Così, i saperi di base saranno nel tronco, quelli specializzati formeranno le foglie, i rami uniranno i brevetti quasi sempre associati in blasoni. È la stessa comunità che determina la forma dell'albero e “non una qualsiasi classificazione delle conoscenze, poste a priori” (p. 101). Ne consegue che, un individuo, che passa da una comunità all'altra, non avrà lo stesso blasone.

Alle tre immagini si aggiungono tre forme di banche. La banca dei brevetti conserva per ogni brevetto la descrizione del sapere rappresentato e della prova per il conseguimento. La banca dei blasoni o stemmario contiene i blasoni dei membri della comunità di sapere. Essa costituisce una messaggeria orientata dal sapere utilizzabile dai datori di lavoro alla ricerca di specifiche competenze. Infine, si ha la banca dei profili, nella quale i datori di lavoro depositano blasoni ideali o profili per segnalare una richiesta specifica su un certo tipo di competenza.

All'interno di una comunità di sapere le transazioni e le valutazioni si effettuano tramite una nuova moneta: il sol (standard open learning unit). L'economia definita dal sol è diversa dall'economia mercantile, in quanto un sapere scambiato o trasmesso non è perduto da colui che lo dona. Il capitale sol di una data comunità si calcola in base alla ricchezza cognitiva di tutti i suoi membri, cioè dai brevetti da loro conseguiti. Ai brevetti è attribuito un valore in sol considerando la loro posizione nell'albero e le citazioni nella banca profili, nello stemmario e nella banca delle formazioni.

Gli effetti che si attendono dall'attivazione degli alberi delle competenze riguardano i tre principali attori interessati a negoziare le competenze (le persone, i datori di lavoro e gli organismi di formazione). L'atomizzazione dei segni di competenze consente di individuare i diversi percorsi di apprendimento. Così, l'individuo può stabilire un proprio progetto di formazione. I vantaggi per l'impresa e i datori di lavoro risiedono in una migliore mobilitazione delle competenze, nella visione strategica delle evoluzioni e dei blasoni.

In conclusione, il sistema degli alberi delle competenze permette di avere un dispositivo di reperimento delle conoscenze più flessibile rispetto a quello della classificazione dei mestieri a tutto vantaggio dello sfruttamento delle diverse competenze individuali. In ogni caso, la reciproca moltiplicazione delle intelligenze non solo può rappresentare la chiave del successo economico, ma può costituire una delle vie al rinnovamento della democrazia: una società “intelligente ovunque” sarà sempre più efficace di una governata soltanto in modo intelligente.


Angelo Marocco
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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/



A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000


Il settore "Recensioni" curato da Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Maria Chiara Pievatolo.