Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 11 novembre 2003

Luisa Limido, L'art des jardins sous le Second Empire. Jean-Pierre Barillet-Deschamps (1824-1873), Champ Vallon, Seyssel, 2002, pp. 285

L'Impero di Napoleone III è un periodo di grande sviluppo della borghesia e dei commerci, di unificazione del territorio nazionale tramite la rete di comunicazioni, di grandi opere pubbliche e private che rimodellano il territorio, di limitazione delle libertá politiche. L'interpretazione storica di questo periodo è controversa: "Longtemps écrite par son adversaires, et victime de son issue tragique (Sedan, Commune) [la sua storia] est aujourd'hui l'objet d'une revision quasi totale". Questo libro, dedicato ad una aspetto particolare, ma che si nutre di tutto lo spirito dell'epoca, contribuisce a sondarne le caratteristiche e le contraddizioni.
E' durante questo periodo che, sotto l'attento controllo del Prefetto della Senna, il barone Haussmann, e del suo collaboratore Alphand, vengono impostate la struttura, le infrastrutture, il linguaggio urbanistico che Parigi conserva in buona parte tuttora. La viabilità, di cui giardini, squares, viali alberati fanno parte integrante, viene ridisegnata secondo un piano unitario e organico. Lo stesso Imperatore, in gioventù sansimonista, partecipa a questa opera degli ingegneri politecniciens e ne controlla, in certi casi, fin i dettagli.

L'interpretazione più diffusa del ruolo dei giardini, e quindi del rapporto civiltà-natura, di questo periodo è quella di un'esibizione di forza: la campagna viene presa, plasmata e imprigionata nella città. Nell'interpretazione di Limido, invece, "il parco è soprattutto e prima di tutto il prolungamento della città e della popolazione che l'abita, prolungamento travestito di una natura artificiale...la traduzione estetica e naturalizzata del consumismo, fondamento dell'economia liberale e del capitalismo in marcia" (p.13): la logica con cui sono pensati i giardini e le tecniche utilizzate sono le stesse delle esposizioni universali e dei grandi magazzini che nascono in quell'epoca.
Il libro deriva dalla tesi di dottorato di una giovane autrice italiana, condotta a Parigi nella sezione "Jardins, Paysages, Territoires" , ed é diviso in cinque capitoli. Il primo, "Les français et la nature sous le second empire", è di inquadramento generale; descrive il cambiamento nel rapporto con la natura che si compie nel corso dell'Ottocento ed imposta tutti gli strumenti analitici che saranno utilizzati, dalla concezione della città borghese alla democratizzazione del lusso, alla fantasmagoria della merce. Il secondo capitolo è una biografia del massimo interprete del giardino haussmaniano, Jean-Pierre Barillet-Deschamps, orticultore, paesaggista, inventore e grande organizzatore del lavoro. I due capitoli successivi prendono in considerazione le diverse realizzazioni: quelle parigine, ognuna delle quali ha proprie caratteristiche, e quelle realizzate in 'periferia' e all'estero, nella seconda fase della vita professionale di Barillet, non più funzionario pubblico, ma imprenditore. Questa suddivisione, Parigi-fuori Parigi, al di là delle vicende professionali di Barillet, è molto importante, perché consente di articolare il problema della 'esportabilità del modello' al di fuori della capitale francese in cui era stato concepito. L'ultimo capitolo: 'La codificazione dei principi: dal modello alla sua riproduzione' riprende i temi iniziali ed in particolare quello della riproducibilità dell'elemento artistico. La fortuna di quel tipo di parco declina con la morte di Barillet e con la fine di un periodo storico ma, dopo di allora, nessun altro modello si è imposto con altrettanta autorità. Il libro è quindi specialistico, ma di lettura piacevolissima e utile anche per altre discipline, tanto per l'analisi sottile delle ambiguità del 'moderno', quanto per l'identificazione di caratteristiche che solo di recente in Francia stanno scolorendo.

Nell'Ottocento francese, la natura non è più intesa in senso romantico come un altro da sé suscitatore di sentimenti, ma diventa uno spazio a disposizione dell'uomo: "le trasformazioni che impone alla natura: infrastrutture, industria, agricoltura, così come l'urbanizzazione dei luoghi naturali non sono considerate come modificazioni 'contro natura'. Secondo la concezione positivista del XIX secolo, implicitamente ammessa in Francia in quest'epoca, esse fanno parte della natura stessa" (p.30). La campagna diventa quindi, per il cittadino che può permetterselo, il complemento della città, lo spazio a disposizione del suo riposo, in cui i tempi sono più lunghi e le abitudini più rilassate. "Dopo aver 'sistemato' il mare e la montagna, i cittadini passano a trasformare la campagna, cercando di ricrearvi le attività tipiche della vita in città (p.31). Le osservazioni su questo uso della campagna, e sulla noia che produce appena si è ripreso fiato, sono tratte da romanzi, quadri di impressionisti, taccuini di intellettuali, vignette satiriche. I dintorni di Parigi, spazio incerto dove città e campagna si mescolano casualmente, sono a disposizione anche della piccola borghesia che vi si può rigenerare anche in poche ore, e mettono in luce questa trasformazione.
Con i parchi ed il verde cittadino, questo nuovo rapporto fra uomo e natura diventa più esplicito e più complesso. Virtualmente questi sono a disposizione di tutti, dato che con il Secondo Impero vengono tolte le limitazioni che ancora in Áncien Règime impedivano l'accesso ai giardini alle persone non ben vestite, reputate incapaci di apprezzarne le qualita' estetiche (p.56,n.2). Essere ammessi, tuttavia, non significa solamente entrare, ma anche 'diventare adeguati', dato che un pubblico sorvegliante, ogni spazio verde ne ha almeno uno, interviene a reprimere gli atteggiamenti inadeguati e a far rispettare le regole di buon comportamento. Nei giardini l'artificiale prevale sul naturale: la pulizia e l'ordine, decisamente contro-natura, ma coerenti con la voracità trasformativa e organizzativa dell'epoca, ne sono le caratteristiche principali. Un osservatore dell'epoca potrà dire che "l'on n'aura qu'a passer le plumeau chaque matin comme sur un étagère" per tenerli puliti. Il verde pubblico viene pensato all'interno del 'nuovo spazio urbano', che accompagna i progressi sociali e tecnici dell'epoca', e tutto è caratterizzato dalla mobilità: "Una rete di strade gerarchizzate, perpendicolari e diagonali, messe in connessione da una serie di piazze...ingloba...al di là delle persone, degli oggetti, dell'aria e della luce, gli oggetti invisibili come i valori, il capitale e il credito, che costituiscono la base del capitalismo. Esso si propone di innescare e alimentare il 'flusso rigeneratore'. La speculazione sui terreni urbani è anch'essa concepita in questo senso... La ricostruzione urbana si pone come un'industria in sé stessa, la più importante e la più redditizi" (p.51). I meandri della città medievale vengono spianati, la circolazione, la velocità, l'esposizione delle merci vengono favorite, Parigi acquista il carattere contemporaneamente frenetico ed espositivo, comunque 'pubblico', che in buona parte conserva tuttora; è la Parigi dei romanzi di Zola e della musica di Offenbach. I nuovi giardini, in cui vengono sperimentati materiali nuovi come la ghisa, il cemento armato, attraversati da ponti ferroviari che ne diventano elementi ornamentali, in cui le nuove tecniche orticole permettono di far crescere piante esotiche in terreni e climi originariamente proibitivi, si inseriscono nei nuovi percorsi cittadini.

I nuovi giardini sono quindi contemporaneamente un luogo di ricreazione dove si riprende fiato dai miasmi e dalla convulsione della vita cittadina, di esibizione ma anche di apprendimento sui risultati del progresso (orticolo, ingegneristico, coloniale, politico), di apprendimento di atteggiamenti conformi alla vita collettiva tramite la correzione da parte dei pubblici funzionari e l'esempio offerto dal passeggio della borghesia (si impara come ci si veste, come ci si comporta) nonché un succedaneo gratuito del viaggio, dato che vi sono riprodotti, con materiali nuovissimi, i paesaggi di tutto il mondo. Lo stesso disegno curvilineo e gerarchizzato dei sentieri, così come gli avvallamenti del terreno producono quel cambiamento continuo di prospettiva che si ritrova nel 'panorama', sintesi tecnologica di divertimento ed istruzione alla moda in quell'epoca. L'autrice paragona i giardini di Le Notre, in cui la natura veniva piegata ad effetti artificiali per creare un teatro ai movimenti della corte, ai giardini del Secondo Impero. In questi ultimi l'artificialità diventa sostanziale, ma la differenza più importante consiste nella messa in scena dei valori, progressivi ed espansivi, della borghesia dell'età liberale. Nel percorso cittadino si incontrano altri luoghi di apprendimento e di esibizione, anche se, in ultima istanza, dallo scopo meno gratuito: i grandi magazzini. Anche qui vengono presentati i risultati del progresso tecnico e degli scambi con tutto il mondo: l'esibizione, l'apprendimento e il commercio si legano; anche qui il lusso, sotto forma di oggetto esotico, come nei giardini le piante e gli animali tropicali una volta patrimonio esclusivo delle classi superiori, viene messo a disposizione di tutti (si può guardare, eventualmente toccare e, con uno sforzo adeguato, perfino comperare). Nei grandi magazzini, "avatars des 'passages' et des "magasins de nouveautes'" tutti possono entrare e muoversi a piacimento, liberi dal rapporto individuale con il venditore e dall'obbligo morale di trattare ed acquistare. "L'abolizione dei limiti e delle costrizioni favorisce la continuita' fisica fra l'interno e l'esterno dell'edificio" e lo inserisce fisiologicamente nei circuiti del movimento cittadino, "la flanerie si prolunga all'esterno, sui boulevards, cosi' come negli squares e nei giardini, in tutta liberta' e in tutti i giorni della settimana, prendendo dei viali altrettanto disseminati di oggetti destinati a stupire e a distrarre" (p.55).

Le tecniche di esposizione della merce sono le stesse nei giardini e nei grandi magazzioni, finalizzate a tener continuamente viva l'attenzione del passante: "lo spettacolo effimero di colori e di luci cambia secondo i periodi dell'anno e in occasione di avvenimenti particolari...il 'cambiamento perpetuo', regolato dalla moda dell'epoca è reso possibile dal nuovo sistema di organizzazione del lavoro: la parcellizzazione, ripartita in diverse unita' specializzate, ognuna con il suo responsabile ed i suoi impiegati, e' coordinata da una direzione centrale" (p.57). In entrambi i contesti, mettere in risalto qualcosa significa sollevarlo dal suolo, banco e vetrina o avvallamento artificiale del terreno. Negli uni e negli altri i percorsi sono sinuosi e danno l'impressione di essere senza fine, per mettere in risalto prospettive ed accostamenti di colori e di forme sempre diversi. Se lo scopo ultimo del grande magazzino e' quello di indurre l'impulso all'acquisto dei beni resi piu' accessibili dalla produzione industriale, l'effetto dimostrativo e di diffusione dei 'valori moderni' è lo stesso. Bucicault, inventore del magazzino "Au bon marché", ne é fortemente consapevole ed organizza visite guidate per il pubblico non solo ai percorsi commerciali, ma anche alle coulisses: i depositi, i trasporti interni e tutta l'organizzazione del lavoro. Giorni e orari di queste visite vengono inseriti nelle guide di Parigi ed attirano i turisti. Lo stesso avviene per le visite guidate ai vivai e agli impianti che producono e conservano tutte le piante di cui Parigi ha bisogno.
La 'democratizzazione del lusso' non è tuttavia totale: Au Bon Marche', magazzino più selezionato, è chiuso la domenica, ed implicitamente esclude tutti coloro che, lavorando, non hanno tempo libero durante la settimana. Per il popolo minuto nascerà l'altro grande magazzino dell'epoca, il Bazar de l'Hotel de Ville. D'altro lato i giardini, aperti tutto il giorno e tutta la settimana, rispecchiano il quartiere in cui sono inseriti: più spettacolari e curati quelli dell'Ovest parigino, come il Bois de Boulogne, di cui Zola sottolinea la proprete' de cristal del lago o il monumentale Parc Monceau, più 'naturali', tanti altri. Recinzioni, panchine, fanali sono stampati in ghisa secondo un modello uniforme, ma rifiniture ed altri particolari differenziano e gerarchizzano il rango a seconda della destinazione.

In questo contesto, che deve molto alla 'fantasmagoria delle merci' di Walter Benjamin, ma che è molto ben tracciato e molto originale nell'accostamento delle diverse tappe dei percorsi cittadini, si inserisce la vita e l'opera dell'architetto dei nuovi giardini: J.P. Barillet-Deschamps. Il libro è anche una biografia ed un rivalutazione della figura di quest'uomo, 'infaticabile e generoso', dei cui meriti pubblici si sono appropriati i suoi superiori, e la cui vita e i cui valori hanno coinciso con quelli del Secondo Impero. Barillet Deschamp nasce in provincia, è figlio di un giardiniere e autodidatta, caratteristiche che influenzano la sua ingegnosità ed il suo spirito innovativo. In molti punti però la sua figura coincide o è complementare con lo spirito organizzativo, ingegneristico e sainsimonista dei funzionari del Secondo Impero.
Le sue prime esperienze di giardiniere si collocano nella Colonia agricola penitenziaria di Mettray, una azienda modello in cui carità privata, paternalismo e spirito economico si fondono per recuperare giovani criminali traviati dal vizio, materiale e morale, della città. La colonia è una delle risposte al problema penitenziario che, un po' in tutt'Europa, vengono sperimentate a fronte degli scompensi della rivoluzione industriale. Le energie che nella città restano inoccupate e si volgono al male, vengono irregimentate in campagna, che invece ha bisogno di braccia. Sottoposti ad una stretta disciplina, i membri della colonia vengono formati a nuovi valori e ad un mestiere specializzato. La Colonia, isolata nella campagna, funziona secondo il principio di autosufficienza: "è un mondo in miniatura, bene organizzato e gerarchizzato, in cui tutto quello che si consuma dve essere prodotto. E' la nozione di ciclo che trova qui la sua applicazione. La pianta stessa della colonia, semplice, netta e ben disposta, presenta -nota l'autrice- evidenti analogie con il falansterio di Fourier" (p.73). I prodotti della colonia, ortaggi, piante e giardinieri, sono conosciuti ed apprezzati in tutta Europa. La ferrea organizzazione del lavoro e la struttura produttiva a ciclo completo saranno caratteri che Barillet-Deschamps applichera' in tutte le successive attivita'.

Divenuto proprietario di serre a Bordeaux, e grazie alle proprie qualità orticole e organizzative, Barillet-Deschamps otterrà significativi successi. Anch'egli si dedica alla 'democratizzazione del lusso': le sue piante, di cui molte varietà sono nuove o esotiche e acclimatate, vengono prodotte e vendute a prezzi dimezzati rispetto a quelli correnti di importazione. I bambù, ad esempio, una volta segno di massima distinzione perché richiedevano serre private di grandi dimensioni, acclimatati ai rigori francesi sono alla portata di molti. Barillet offre perfino in vendita per corrispondenza (franco di porto) serre complete, struttura e collezione di piante, da montare da soli. Anche, lui come Boucicault, apre le proprie serre al pubblico (a modico prezzo, e si può avere un vantaggioso abbonamento) che diventano meta di passeggiate salutari, di svago, di istruzione e di meraviglia. Organizza anche esposizioni riservate ai professionisti dell'orticoltura, che saranno riprese nell'Esposizione Universale del 1867: "une sorte de resumé des travaux de la Societe d'Horticulture... le dictionnaire vivant des nouveaux mots conquis par elle dans le domaine vaste et inépuisable des merveille de la crèation" (p.81). Notato per le sue capacità da Alphand e Haussman, allora prefetto della Gironda, verra' chiamato a Parigi una volta che questi diventeranno Prefetto della Senna e ingegnere capo del Service Promenades et Plantations de la Ville de Paris.
Il decoro vegetale di Parigi, i nuovi viali, i giardini, richiedono una grande quantità di piante, la cui disponibilità è però limitata dal costo elevato. Barillet-Deschamp, riorganizzando e ampliando il vivaio comunale della Muette, renderà disponibili piante fiorite per quasi tutto l'anno da avvicendare a seconda del periodo nelle aiuole e mettere a dimora nei periosi di riposo, piante di grande taglia che vengono ormai spostate e reimpiantate con facilità da un capo all'altro di Parigi e ricoveri dove le piante piu' delicate godranno d'inverno di tutti i comfort, luce e tepore, di cui inizia a godere la borghesia. Grazie ad un'intelligente e ferrea organizzazione del lavoro ed all'applicazione di innovazioni sempre più perfezionate (ad esempio i nuovi semenzai a vetro basso, in cui i germogli vengono accuditi 'come neonati nell'incubatrice') questi obbiettivi vengono raggiunti. Il settore Promenades et Plantantions della citta' di Parigi è autosufficiente, ed anzi scambia le sue eccedenze con orti botanici e privati di tutto il mondo o le manda ai servizi di altre città stimolandole all'autosufficienza. Il ciclo è completo, autosufficiente anche dal punto di vista del personale, dato che al vivaio è affiancata una scuola per apprendisti giardinieri, che lavorano imparando il mestiere ai massimi livelli, e innesca intorno a sé un ulteriore movimento virtuoso.
Se il verde interno è inserito nel 'flusso naturale' della metropoli, i nuovi parchi esterni, Buttes Chaumont a Nord e Montsouris a Sud, guidano l'espansione della citta' che sta inglobando i comuni limitrofi e favoriscono la lottizzazione dei terreni. Il passaggio della ferrovia viene trasformato, da inconveniente e fattore di deprezzamento, in ulteriore elemento paesaggistico. Buttes Chaumont è, di tutti i giardini di quest'epoca, il piu' completo ed il più artificiale. Su un terreno da secoli adibito a discarica, infetto e sterile vengono creati: un lago centrale alimentato da due ruscelli, una cascata di trenta metri che sprofonda dentro una grotta (parte integrante della passeggiata), scogliere dirupate alte cinquanta metri che si alzano dall'acqua (riproduzione fedele della costa bretone), tre ponti diversi che utilizzano tutte le diverse tecniche costruttive allora a disposizione, un tempio della Sibilla che troneggia dal cocuzzolo più alto e fa da belvedere, prati, sentieri, chioschi e macchie di alberi esotici e rari. L'acqua viene trasportata e pompata da un canale vicino e lo stesso sistema di circolazione forzata provvede alle bocchette per l'irrigazione; le rocce sono di cemento armato (diversi tipi di cemento vengono scartati prima di trovare quello adatto ad una riproduzione soddisfacente delle stalattiti della grotta); tutta la vegetazione, buona parte di alto fusto, affonda in un terreno fertile completamente di riporto. Inaugurato contemporaneamente all'Esposizione Universale di Parigi del 1867, di cui costituisce un virtuale proseguimento, richiede tre anni lavoro e, nei momenti di punta, mille spalatori, centocinquanta carri trainati da cavalli, quindici chilometri di rotaie per gli spostamenti di materiali. Benche' chiunque parlasse di 'parco parigino' pensasse in realtà al Bois de Boulogne, Buttes Chaumont cosituisce la vetrina, il campionario delle possibilità e, in quanto tale, procura al servizio del Comune di Parigi e poi a Barillet come professionista, molte commesse.

Delle varie realizzazioni di Barillet fuori Parigi, alcune sono pienamente soddisfacenti e durevoli, come la risistemazione del Prater di Vienna, che ha la stessa funzione rappresentativa dei valori altoborghesi e delle ambizioni di una grande capitale europea. Altre, come quelle commissionate dal khedivè di Egitto per celebrare l'inaugurazione del Canale di Suez e "dichiarare al mondo che ormai l'Egitto faceva parte dell'Europa", hanno lo stesso scopo rappresentativo ed una larghezza di mezzi anche superiore. Strumenti tecnici e urbanistici occidentali (cessione gratuita di terreni a patto di costruire palazzi di pregio secondo un modello uniforme) al servizio del lusso orientale ottengono effetti stupefacenti, ma non sopravvivono nel tempo. Il quartiere occidentale del Cairo rimane un corpo estraneo, ma anche l'orto botanico di Gesira, che negli intenti del khedivè ha gli stessi scopi di 'meraviglia', nonché di volano dell'agricoltura e orticoltura egiziana del vivaio comunale di Parigi, non mise radici. Sistemazioni più modeste degli spazi urbani in Europa piacciono ai turisti, ma non godono i favori della popolazione locale, che si sente defraudata di un paesaggio familiare, come ad Avignone. In Italia, a Torino e Milano, hanno un successo controverso per un insieme di motivi, ma soprattutto perchè la sistemazione a verde degli spazi urbani contrasta con la tradizionale funzione pubblica della piazza come luogo di mercato, di scambi, di manifestazioni. "A metà del XIX secolo la piazza italiana costituisce ancora la grande scena in cui si svolge la vita collettiva e in cui si passa il tempo libero... Essa s'impone come luogo di utilità o di distrazione collettiva piuttosto che come quadro di esibizione della classe borghese" (p.195). Anche sistemazioni più riuscite e meno ingombranti, come il Parco del Valentino e le sponde del Po, ridimensionate per motivi economici, hanno inizialmente successo, ma la manutenzione viene abbandonata e rifluiscono a 'spazio verde pubblico', mentre lo square di fronte alla Scala prima si riempie di rifiuti e poi viene progressivamente ridotto fino a scomparire. Complessivamente, oltre ad una struttura sociale ed ambizioni simili, ci si rende conto che quel tipo di giardino presuppone un sistema integrato come quella parigino, un ciclo completo di risorse materiali e di organizzazione specializzata del lavoro indissolubile da una concezione particolare del rapporto fra pubblico e privato nella promozione della 'modernità'.
La stessa disponibilità a prezzi progressivamente piu' ridotti del bene simbolico 'giardino privato', a mano a mano che il mercato si allarga, contribuisce al suo esaurimento. La grande domanda porta alla creazione della figura del paesaggista come mestiere tecnico e alla proliferazione di manuali di istruzione, allo scopo di evitare errori e sprechi di tempo e denaro. Divenuto 'prodotto industriale' e decontestualizzato, il giardino diventa "uno spazio anonimo e insignificante, intercambiabile", privo di quello che Benjamin chiamera' "l'aura' dell'opera, quella trama singolare di spazio e di tempo, sentimento di una presenza unica' (p.251). Il nuovo periodo che si apre per la Francia, ed in generale per la cultura del Novecento, vede spostarsi l'attenzione dalla concezione unitaria della città ai problemi delle periferie, nati proprio da quel rimodellamento, ed il rapporto con il verde pubblico si porra' in termini di igiene e salute, mentre l'aspetto simbolico dara' luogo a tentativi avanguardistici e isolati di giardini cubisti, musicali etc. Secondo l'autrice, l'esaurimento di quell'esperienza non porta ad una nuova sintesi, tanto che il modello di giardino haussmaniano e' ancora preso "come riferimento, positivo o negativo, consapevole o no, nelle polemiche sulla concezione attuale dei giardini. Se l'arte del paesaggio, a differenza di altre arti decorative, non ha saputo rinnovarsi negli anni 1920-1930, e' in parte perche', sotto il Secondo Impero, Barillet-Deschamps ha gia' inventato ed imposto il 'giardino moderno" (p.260).

Il libro, come si diceva, è specialistico senza escludere i non addetti ai lavori e prezioso per vedere all'opera le ambiguità, l'unione di solidità e di effimero, di un'epoca. Una chiave di lettura ci viene dalla regola generale del mestiere di paesaggista, proposta nella prefazione da Y.Luginbuhl,: "Il modo in cui egli da' forma allo spazio del giardino deriva da un lato dalla parte di immaginario nutrita dalla sua conoscenza della natura, dall'altro da quella che è influenzata dai modelli prodotti dalla società di cui fa parte" (p.13). La componente soggettiva, il progetto e la visione del mondo nutriti delle conoscenze tecniche e delle costrizioni materiali vigenti all'epoca, si combinano con il modello di rapporto uomo-natura e con le aspirazioni prevalenti nella società. Nel caso di Barillet-Deschamps e del giardino haussmaniano la combinazione è particolarmente felice. Si vedono funzionare insieme, da un punto di vista concreto e 'basso' (è solo un tassello dell'opera di governo) i miti, le verità, le illusioni del positivismo, che giunto al suo culmine inizia a corrompersi. Le tarde influenze delle utopie fourierista e sainsimonista nella costruzione di un "mondo in cui la moralità non sia più necessaria", la democratizzazione del lusso come formazione, ma anche come motore del capitalismo e creazione di nuove disuguaglianze, la nascita di nuove professioni specializzate e il loro svuotamento, la collaborazione sovranazionale e l'entusiasmo degli scambi delle esposizioni internazionali come di quelle orticole, alla ricerca di "nuove parole da aggiungere al vocabolario della creazione", il mito ambiguo della città che da' forma all'uomo e l'organicità della macchina, che funziona solo se compiutamente pensata e organizzata.
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A cura di:
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Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Recensioni" è curato da Brunella Casalini, Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Angelo Marocco, Gianluigi Palombella, Maria Chiara Pievatolo.