Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
bfp
Articoli Riviste | Recensioni | Bibliografie | Lezioni | Notizie | Collegamenti
Home > Recensioni > Archivio
Ultimo aggiornamento 29 ottobre 2000

Annamaria Loche, Moralità del diritto e morale critica. Saggio su Herbert Hart, Franco Angeli, Milano 1997, pp. 132.

Attraverso una puntuale analisi degli scritti hartiani che hanno segnato il dibattito del filosofo oxoniense con Lon Fuller, Lord Devlin ed il suo rapporto con le tesi dell'utilitarismo classico, fino al più recente Law, Liberty and Morality, l'autrice giunge a focalizzare la definizione ed il ruolo attribuiti da Hart al concetto di moralità critica e a valutarne l'impatto sul complessivo pensiero politico del filosofo.
Il dibattito con Fuller corre, come è noto, interamente sul filo della tematizzazione del rapporto tra diritto e morale, un tema presente in tutta la produzione filosofica di Hart. La tesi della reciproca autonomia tra morale e diritto appare sin dall'inizio in Hart finalizzata a garantire la libertà per quei comportamenti individuali che sfuggono - secondo la prospettiva hartiana - alla possibilità di venire valutati dal punto di vista giuridico. Si tratta del medesimo fine cui, nell'ultima parte del proprio pensiero, Hart risulta indirizzare l'impiego della nozione di morale critica. Nell'ambito del dibattito sviluppatasi alla fine degli anni Cinquanta il giuspositivista Hart sostiene la reciproca indipendenza di diritto e morale, là dove Fuller - fautore di una forma, per così dire, proceduralistica di giusnaturalismo - sostiene l'esistenza di una moralità intrinseca al diritto, senza la quale il diritto non potrebbe sussistere. È nella discussione intorno all'obbligo giuridico, al suo fondamento ed alla sua natura, che prende forma, all'interno del pensiero di Hart, il concetto di morale critica. Fa ben osservare l'autrice come egli, interessato al problema della morale sociale, non fondi la tesi dell'autonomia tra diritto e morale sulla distinzione, di matrice kantiana, tra sfera dei doveri esterni - di pertinenza del diritto - e sfera dei doveri interni, di pertinenza della morale. Questi i punti salienti della ricostruzione delle tesi di Hart sul rapporto tra diritto e morale:

  1. l'affermazione di un contenuto minimo di diritto naturale finalizzato a garantire un livello minimo di sopravvivenza sociale (secondo una lettura mirante a sottolineare nel pensiero di Hart l'eredità dell'utilitarismo, contro ogni tentazione di individuare in tale concetto il segno di una "svolta" in senso giusnaturalistico);
  2. la (persistente) negazione di qualunque relazione necessaria tra diritto e morale;
  3. una concezione della morale positiva come permeata dei valori dell'eguaglianza e della libertà;
  4. una concezione del diritto come categoria atta a determinare l'equità e la legalità;
  5. un contenuto del diritto che non prescinda mai dal fine rappresentato dalla sopravvivenza sociale.
Il tema della legittimità o meno dell'imposizione (enforcement) della morale attraverso il diritto è il terreno teorico sul quale si situa il dibattito tra Hart e Devlin. Contro la tesi, da quest'ultimo sostenuta, dell'identità tra diritto penale  e principi morali, la prospettiva hartiana trae tutta la propria forza ed originalità dalla distinzione tra paternalismo giuridico e moralismo giuridico. Il primo sarebbe il frutto di un'interpretazione in senso estensivo del principio del danno di Mill; il secondo afferma la liceità del ricorso al diritto per imporre norme morali. Si tratta di una distinzione che prelude all'elaborazione del concetto di morale critica, centrale soprattutto per il pensiero politico del filosofo inglese. Hart argomenta a favore della possibilità di giustificare, in taluni casi, il paternalismo giuridico, non però il moralismo, che viola deliberatamente la distinzione tra diritto e morale adottando, quale criterio di valutazione del diritto, la moralità dominante. Mentre l'imposizione della morale attraverso il diritto si configura come un problema che riguarda la morale, ancor prima di essere discutibile sulla base della tesi dell'autonomia del diritto dalla morale, l'ammissione del paternalismo non implica in Hart l'appiattimento del diritto sulla morale convenzionale. Ciò proprio grazie al ruolo riconosciuto alla morale critica. L'autrice sostiene che questo concetto, peculiarmente se considerato alla luce della tesi affermante la separazione tra diritto e morale, permette di reperire una fondamentale linea di giustificazione della democrazia. La morale critica necessita, per funzionare, che si assuma la distinzione tra diritto e morale, e su questa base, attraverso l'argomentazione e la discussione, si pone come strumento di costante valutazione e revisione della morale positiva, anche di quella accolta e condivisa da una maggioranza. L'accettazione parziale del paternalismo in Hart, qualora la condotta di un soggetto arrechi danno (in senso più ampio di quanto ammesso da Mill) alla società, offendendo, il senso pubblico della decenza - accettazione con la quale egli mostra di prendere le distanze dall'individualismo di J.S. Mill - consente, secondo Annamaria Loche, una lettura dinamica del pensiero del filosofo oxoniense, evidenziandone i legami con una prospettiva democratica di ascendenza benthamiana.
Il saggio si rivela un'interessante ricostruzione di alcuni fondamentali passaggi della riflessione di Hart ed evidenzia al suo interno i punti di strutturale contatto fra la filosofia giuridica e la filosofia politica. In questa prospettiva, se risulta convincente la lettura che, nell'accoglimento di una versione, per così dire, più "flessibile" del principio del danno (in qualche modo attestato dal riferimento hartiano al "senso pubblico della decenza" ed "alla società nel suo complesso"), consente di reperire elementi capaci di ricondurre il pensiero politico di Hart più al paradigma democratico più che a quello liberale, non altrettanto convincente risulta la possibilità di affermare che l'allontamento dalla prospettiva liberale si accompagni, nel pensiero del filosofo inglese, ad un indebolimento dell'individualismo, come conseguenza implicita della legittimazione di alcune forme di paternalismo (p.115). Al contrario, proprio il ruolo assegnato alla morale critica ed il rifiuto di vedere nella morale convenzionale la base per l'individuazione dei principi giuridici parrebbero configurarsi come segni della costante presenza dell'individualismo etico e metodologico al fondo della teoria di Hart.

Elena Pariotti

Come contattarci Come collaborare | Ricerche locali
Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Recensioni" curato da Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Maria Chiara Pievatolo.