Bollettino telematico di filosofia politica
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Ultimo aggiornamento 22 marzo 2004

Ralf Dahrendorf (intervista a cura di Antonio Polito), Dopo la democrazia, Roma-Bari, Laterza, 2001, pp. 130.

La fine del secolo breve sembrava avere segnato il definitivo trionfo dell'economia di mercato e della democrazia liberale. Infatti, dopo il crollo del muro di Berlino e l'implosione dell'Unione sovietica, il modello democratico-rappresentativo è stato adottato dagli ex paesi socialisti ed è stato celebrato come fonte e garanzia di libertà, pluralità e progresso. Tuttavia, proprio nel momento in cui la democrazia liberale viene esaltata, la sovranità degli Stati-nazione, base delle moderne democrazie rappresentative, è sottoposta alle tensioni erosive degli attuali processi di globalizzazione e glocalizzazione.

Una sempre più cospicua letteratura critica si interroga oggi sul futuro della democrazia. Al suo interno, schematicamente, è possibile distinguere due diverse correnti di pensiero: quella dei globalisti, da un lato, e quella degli scettici, dall'altro. I primi, i globalisti, sostengono la crisi irreversibile dello Stato-nazione a seguito dei processi di compressione spazio-temporale, di accelerazione dell'interdipendenza economica delle diverse società nazionali e di contrazione del mondo che caratterizzano le dinamiche della globalizzazione. Gli scettici, invece, denunciandone gli aspetti ideologico-mistificatori, respingono il concetto di globalizzazione, preferendo parlare di internazionalizzazione, per sottolineare la perdurante centralità degli Stati-nazione anche in una fase storica in cui i legami economici tra le diverse società nazionali si accrescono e diventano sempre più forti.

All'interno di questo quadro critico di riferimento va collocata l'intervista a Ralf Dahrendorf sulla post-democrazia, edita da Laterza, in cui il sociologo tedesco analizza in modo equilibrato, chiaro, ma allo stesso tempo anche rigoroso le cause e gli aspetti principali della crisi della democrazia rappresentativa.

L'autore della Libertà che cambia si professa un grande sostenitore ed uno strenuo difensore della democrazia classica, ma dichiara anche di essere consapevole della necessità di

ripensare gli assetti costituzionali attraverso i quali la democrazia funziona, alla luce dei cambiamenti fondamentali che sono avvenuti e continuano a verificarsi (p. 4).

La democrazia classica a cui Dahrendorf fa riferimento è la democrazia rappresentativa, da lui stesso definita come

un insieme di istituzioni finalizzate a dare legittimità all'esercizio del potere politico (p. 5).

Secondo Dahrendorf, i principi costitutivi del modello democratico-rappresentativo sono essenzialmente tre: 1) la possibilità di produrre cambiamenti politici senza ricorrere alla violenza; 2) la possibilità, attraverso un sistema di chek and balance, di controllare coloro che detengono il potere, in modo tale che non ne abusino; 3) la possibilità da parte del demos di avere voce in capitolo nell'esercizio del potere.

Se i principi costitutivi della democrazia classica rimangono per Dahrendorf ancora fondamentali ed attuali, di contro, secondo il sociologo tedesco, è difficile comprendere come essi possano funzionare in una dimensione diversa da quella dello stato-nazione, oggi in crisi.

La crisi della democrazia è, dunque, strettamente legata per Dahrendorf alla crisi dello stato-nazione, una crisi che egli riconduce alle dinamiche della globalizzazione e della glocalizzazione; ossia al duplice processo di erosione e frammentazione della sovranità nazionale da un lato verso l'esterno degli ordinamenti nazionali dall'altro verso il loro interno.

Nel caso della globalizzazione, i poteri, prima esercitati dalle democrazie rappresentative, stanno emigrando progressivamente verso organizzazioni sovranazionali ed internazionali, sia politiche sia economiche, nei confronti delle quali i cittadini non possono esercitare nessuna forma di controllo e rispetto alle quali, sottolinea Dahrendorf, i tre requesiti fondamentali del paradigma democratico-liberale non trovano attualmente nessuna risposta.

Per quanto concerne i processi inerenti la glocalizzazione, il sociologo tedesco ne sottolinea gli aspetti positivi, riscontrabili nel rafforzamento dei poteri di comuni, province e regioni, ai fini di una riformulazioni degli assetti democratici su scala locale. Evidenzia, tuttavia, anche gli aspetti negativi del localismo quando esso si trasforma in regionalismo; ossia nella tendenza alla creazione di regioni omogenee da un punto di vista etnico, che divengono intolleranti al proprio interno ed aggressive verso i paesi confinanti (cfr. pp. 26-27).

Il duplice processo di erosione diventa evidente allorquando si analizzano le istituzioni tradizionali della democrazia rappresentativa. I Parlamenti stanno oggi progressivamente perdendo la loro centralità legislativa e la loro funzione di rappresentanza. I governi appaiono sempre più marginali e sono spesso trascinati verso spinte populistiche da nuovi leaders demagogici. I partiti sono oramai divenuti delle semplici macchine elettorali, avendo abdicato alla loro funzione di intermediari. Le elezioni, infine, non sembrano più consentire ai cittadini di incidere fattivamente sui cambiamenti delle linee di governo.

Tuttavia, pur evidenziando la crisi attraversata dagli attuali ordinamenti politico-istituzionali democratici, Dahrendorf non la enfatizza e prende le distanze dalle tesi estreme sulla globalizzazione. L'indebolimento della democrazia causato dall'emigrazione delle decisioni verso altri spazi

non significa che gli Stati-nazione non hanno più alcuna possibilità di prendere decisioni cruciali, e spesso differenti da paese a paese (p. 16).

Analizzate ed esposte le condizioni di quella che appare una crisi progressiva degli Stati-nazione, Dahrendorf esemplifica i problemi inerenti all'applicazione delle istituzioni tradizionali della democrazia rappresentativa ad organizzazioni sovranazionali, soffermandosi sull'Unione europea. Per il sociologo tedesco l'Unione europea rappresenta una realtà istituzionale intrinsicamente non democratica, il cui carattere non democratico affonda in qualche misura già nelle sue stesse origini (cfr. p. 34).

Si assiste, così, prosegue Dahrendorf alla costruzione di un'entità politica sovranazionale che non solo legifera in segreto, ma che risulta anche essere priva della conditio sine qua non per la realizzazione di una democrazia rappresentativa: un demos europeo per una democrazia europea.

Sbagliano, d'altra parte, secondo Dahrendorf, quanti ipotizzano la fondazione degli Stati Uniti d'Europa sul modello della federazione americana: differentemente dalle tredici ex colonie inglesi che fondarono gli Stati Uniti d'America, infatti, l'Europa è composta da un alto numero di Paesi con un inadeguato livello di coesione culturale (cfr. p. 34).

Proseguendo la sua intervista, Dahrendorf si sofferma proprio sulla democrazia Usa, un modello che egli considera, nel bene e nel male, un punto di riferimento fondamentale a cui guardare, anche se non da copiare. I pregi di quel modello risiedono, per Dahrendorf, sia nella capacità della Costituzione originaria di rispondere ancora oggi alle esigenze di quel paese, attraverso un sistema di separazione, controllo e cooperazione tra i diversi poteri politico-istituzionali, sia nella possibilità di controllare le tendenze oligarchiche, proprie di ogni ordinamento democratico, mediante il sistema dell'alternanza. I difetti della democrazia americana sono, invece, ravvisabili sia nella rilevanza che le risorse economiche, dirette o indirette, ricoprono nella selezione e nella formazione della classe dirigente politica, sia nella cultura esasperatamente produttivistica del capitalismo americano, di cui spesso il ceto politico, come nel caso dell'amministrazione Bush, diventa il pedissequo ed acritico portavoce.

In questa fase di crisi della democrazia, in cui i partiti e le istituzioni rappresentative sembrano non essere più in grado di svolgere una funzione di intermediazione, appaiono sulla scena, secondo Dahrendorf, nuovi intermediari: il sistema dei media, le Organizzazione non governative (Ong) e dalla piazza. Attori sui quali il sociologo tedesco esprime un giudizio sfumato.

Per quanto concerne i media tradizionali - stampa, radio, televisione - Dahrendorf precisa che

Essi non soltanto riflettono, ma anche deviano in una direzione o in un'altra gli orientamenti della gente. E' dunque estremamente importante ai fini della democrazia, anche più che nel passato, che ci sia una pluralità di media, che non si creino cioè né monopoli né cartelli. Ed è altrettanto importante che i media siano criticabili, che ci sia cioè una dialettica in cui altri media, ma anche istituzioni e organizzazioni, possono giudicare, obiettare, contestare (p. 89).

Soffermandosi sulle nuove tecnologie della comunicazione, e in modo specifico su Internet, il sociologo tedesco ne riconosce le potenzialità. Osserva, tuttavia, anche che, pur garantendo una maggiore partecipazione, il dibattito che si svolge sulla Rete non possiede i caratteri di un dibattito politico informato, in quanto di esso non si conosce mai precisamente quale sia lo stato e quali siano gli esiti, chi siano i partecipanti e chi i destinatari.

Per quanto riguarda le Ong, Dahrendorf, da un lato, ne sottolinea la valenza positiva, in quanto rappresentano vari ed articolati settori della società civile, dando, così, voce ai cittadini che non ne hanno; dall'altro, ne evidenzia alcune distorsioni, come quando le Ong mettono in secondo piano le finalità per cui sono nate al fine di concentrarsi solo sulle modalità di accesso ai finanziamenti pubblici.

Infine, per quanto riguarda la piazza, intesa come luogo fisico e simbolico in cui i cittadini manifestano il proprio dissenso ed esprimono i propri interessi, le proprie istanze ed i propri desideri, il sociologo tedesco, pur criticandone gli eccessi e le violenze, ne evidenzia l'attuale importanza, in quanto

(...) finché non troviamo un altro modo per riempire questo vuoto, finché coloro che sono eletti non scopriranno altre vie per mettere in condizione il popolo di avere voce in decisioni sempre più prese in sede remote ed irraggiungibili, quelle manifestazioni restano comunque un buon segno. Perciò ci dicono qualcosa di importante: che la gente non accetta questo stato di cose (p. 53).

Nell'ultimo capitolo alla sua intervista, Dahrendorf si sofferma anche sulle sfide poste alla democrazia dai nascenti problemi relativi alle questioni bioetiche. A suo avviso, data la loro estrema complessità sia sul piano scientifico, sia su quello etico, tali tematiche non possono essere sottoposte al processo democratico di decisione, basato sul principio di maggioranza, non possono cioè essere valutate adeguatamente dal senso comune dei cittadini. Per questo, secondo il sociologo tedesco, la soluzione migliore sarebbe l'istituzione di Senati etici rigorosamente non elettivi, composti da eminenti personalità, esperte di questioni bioetiche, che godano della fiducia del pubblico e prendano decisioni meditate e non partigiane.

Dunque, nel complesso Dahrendorf ritiene che la crisi dei vigenti ordinamenti democratici segni una nuova fase storico-politica: quella della post-democrazia. Una fase critica che richiede uno sforzo di creatività, in modo da ripensare le istituzioni democratico-rappresentative alla luce dei nuovi processi in atto.

I democratici - conclude Dahrendorf - non devono chiudere gli occhi davanti alla realtà e ai cambiamenti che sono avvenuti, ma devono piuttosto cercare di applicare i principi liberali ad una situazione profondamente mutata. Dopo la democrazia, noi dobbiamo e possiamo costruire una nuova democrazia. (p. 130).

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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

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A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000


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