Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 15 ottobre 2001

Gary K. Browning, Lyotard and the end of grand narratives, Cardiff, University of Wales Press, 2000.

Nell'introduzione a questo studio, Gary K. Browning mette in luce la complessità e la contraddittorietà del pensiero di Lyotard: la consapevolezza di avere di fronte un autore tanto asistematico quanto ricco di intuizioni è il tratto distintivo di quest'opera, che nasce nell'ambito delle attività di ricerca e di insegnamento svolte da Browning presso l'Università di Oxford.
Egli precisa che la finalità del suo lavoro è quella di individuare il percorso che conduce il filosofo all'idea della fine delle grandi narrazioni, simbolo di una più radicale critica ad ogni teoria universalizzante.
L'introduzione, suddivisa in paragrafi, elenca e commenta i contenuti fondamentali del pensiero lyotardiano: le grandi narrazioni, la ragione e la realtà, l'identità e la differenza, il radicalismo politico e la fine delle grandi narrazioni.
Browning osserva che i concetti centrali della filosofia di Lyotard derivano dal particolare rapporto che egli concepisce tra ragione e realtà, tra identità e differenza e si basano sull'assunto secondo il quale la ragione non è in grado di comprendere appieno ciò che ci circonda.
La fine delle grandi narrazioni caratterizza la condizione post-moderna ed è la conseguenza della tensione esistente tra le dimensioni sociologica e logica, tra “mondo tecnologico” e pensiero.
Nei capitoli terzo e quarto lo studioso analizza più compiutamente il pensiero del filosofo francese sulla fine delle grandi narrazioni, facendo riferimento alle sue maggiori opere, esaminate criticamente alla luce di altri articoli e saggi “minori”.
Il quinto capitolo è dedicato all'analisi degli scritti politici di Lyotard, alla sua concezione “radicale” della politica, che lo porterà alla rottura col pensiero marxista, di cui inizialmente aveva condiviso i principi, entrando a far parte del gruppo Socialismo o barbarie.
Nei capitoli sesto e settimo, invece, continuando la riflessione politica, l'autore prende in considerazione i contenuti della critica lyotardiana al pensiero di Hegel e di Marx.
Infine, nel capitolo ottavo, a conclusione del libro, Browning riassume le “linee di connessione” dei principali concetti, secondo un criterio intertestuale.
Per quanto riguarda la struttura, ogni capitolo possiede una sua introduzione ed è suddiviso in sottocapitoli, che analizzano le principali teorie del filosofo, con puntuali riferimenti alle sue opere ed alla loro successione cronologica.
Le idee esaminate inizialmente sono quelle di pluralità ed di unità, di post-modernità e di modernità, fino alla trattazione che riguarda le grandi narrazioni e la loro fine.
Possiamo notare che Browning, attraverso una struttura dicotomica, parte dal presupposto secondo il quale la teoria sulla fine delle grandi narrazioni abbia origine proprio da questi concetti: attraverso la loro chiarificazione è possibile, pertanto, spiegare il punto di vista contenuto nell'opera La condizione postmoderna, nella quale si indaga, in primo luogo, sul concetto di conoscenza, intesa come informazione che si trasmette in tutti i settori, sia economici che sociali: politica, società ed informazione sono considerate interdipendenti e le stesse istituzioni sono descritte come cristallizzazioni di un linguaggio in continua trasformazione e, proprio per questo, incapace di dare una identità univoca alla realtà.
Ciò non accadeva nella società “primitiva”, cultrice di valori indiscutibili ed accettati da tutti, dove, nelle dinamiche comunicative, il narratore coincideva con l'ascoltatore ed era rispettato il principio dell'auctoritas.
Adesso la “nuova” modernità richiede, invece, un tipo di narrativa “scientifica”, un linguaggio argomentativo-oggettivo, al fine di essere credibile, di “convincere” la pluralità.
Per questo motivo Lyotard definisce la post-modernità come una “condizione che abbandona il progetto di dare una giustificazione della conoscenza tramite criteri extra-contestuali”: nel mondo post-moderno la conoscenza diventa, quindi, “funzionale” all'economia, alla “competizione”, alla politica.
Pertanto “la fine delle grandi narrazioni” è quasi una formula evocativa, che esprime l'opposizione a tutti gli schemi universali di pensiero, giungendo a porre, di conseguenza, dei limiti anche alle possibilità ed al potere dell'ermeneutica filosofica.
Il capitolo intitolato “Lo sviluppo del pensiero di Lyotard: da Phenomenology a Game of Justice” è uno dei più interessanti.
In esso Browning affronta i temi relativi alla fenomenologia, alle figure del discorso, all'economia libidinale ed alla giustizia, esaminando le opere che trattano tali concetti, al fine di chiarire quali siano i “percorsi logici” che hanno portato il filosofo alla stesura dell'opera La condizione postmoderna, nella quale le “grandi narrazioni” sono descritte come immagini dei tempi moderni.
La post-modernità, perciò, deve rinunciare ad esse, nello stesso modo in cui deve abbandonare ogni assolutismo ed ogni universalismo, in quanto i concetti universali sono incompatibili con la aleatorietà e la “mobilità” degli eventi, dei phenomena, che caratterizzano quest'epoca.
Anche in Discorsi, figure Lyotard, facendo riferimento alla filosofia kantiana, sostiene che i diversi tipi di linguaggio sono permeati dalla “eterogeneità”: partendo dalle teorie linguistiche di De Saussure, egli spiega alcuni aspetti dell'arte moderna, commentando poeti come Mallarmè, che rappresentano, con le loro scelte stilistiche innovative, il divario che si è creato proprio tra parola e realtà.
Già nel libro La fenomenologia, infatti, che fu argomento della sua tesi di dottorato, egli aveva anticipato molte delle sue preoccupazioni teoretiche, rivisitando alcuni concetti husserliani attraverso un confronto con il pensiero di Hegel e di Sartre, per poi riflettere sul rapporto tra fenomenologia e marxismo.
Il filosofo giungerà, poi, ad una definitiva rottura con l'ideologia marxista nel testo intitolato Economia libidinale, in cui, secondo una “visione” freudiana, descrive una realtà mossa da pulsioni contrarie ad ogni logica, in cui anche i principi della giustizia e dell'etica sono posti “in balìa” delle energie del subconscio, tanto da non poter offrire dei criteri di giudizio certi.
Nel capitolo “Al di là della condizione postmoderna” Browning esamina l'idea lyotardiana di differend, cioè di “dissidio”.
L'argomentazione si contraddistingue per la precisione con cui l'autore analizza le diverse valenze del termine differend, evidenziando i nessi con il concetto di postmodernità e con la nozione kantiana di sublime.
Egli osserva che Lyotard, nell'opera omonima, sostiene che il post-moderno non è altro che una “modalità” del moderno, elaborando ulteriormente il concetto di post-modernità ed approfondendo il suo significato attraverso la connessione con il senso dell'inhuman: la società odierna offre un mondo tecnologico profondamente non-umano, in cui sembra essere compromessa la stessa possibilità di concepire lo “scarto” tra reale ed ideale, da cui nasce il sublime.
Browning mette in luce la problematicità del discorso su questo tema ed osserva che il filosofo sembra abbandonare, ad un certo punto, la terminologia di Wittgenstein dei “giochi linguistici” per crearne una nuova, nella quale il termine differend è riferito al linguaggio nella sua “sostanzialità”: l'uso linguistico è separato dalla realtà per mezzo di una “distrazione incommensurabile”, che viene definita, appunto, differend.
Lyotard interpreta, così, alla luce della sua teoria sulla post-modernità, la Terza Critica kantiana: il concetto di sublime è descritto come una “espansione” della sensibilità, che percepisce lo iato tra realtà ed immaginazione.
Pertanto, attraverso la puntuale analisi di numerosi testi come Lessons of the analytic of the Sublime, The Inhuman, Lectures d'enfance e Postmodern fables, Browning dimostra che l'intera opera del filosofo è volta a ribadire la presenza di limiti a ciò che si può capire e “rappresentare” tramite il linguaggio.

In seguito l'autore sposta la sua attenzione sulla “semantica politica” nella convinzione che il rifiuto delle teorie universalistiche abbia, nell'opera del filosofo, anche un significato politico.
Si possono individuare tre “sezioni” dell'argomentazione: nella prima si esaminano i saggi sul conflitto franco-algerino; nella seconda si analizzano i testi che trattano gli eventi del Maggio 1968; nella terza si riassumono i contenuti degli scritti politici del filosofo.
Browning dimostra, attraverso molti riferimenti intertestuali, che ci sono numerosi legami tra questi scritti e le opere maggiori e chiarisce le linee di sviluppo della “concezione” politica di Lyotard attraverso la lettura dei saggi che egli scrisse per il giornale del gruppo Socialismo o barbarie, nei quali troviamo, ad esempio, il termine differend ad indicare il “dissidio” politico tra la Francia colonizzatrice e l'Algeria colonizzata.
Persino le osservazioni sugli avvenimenti del 1968 risultano essere soltanto un pretesto per riflettere sulla politica in generale e sul suo legame con il linguaggio e la società, sino a sfociare in originali considerazioni sul potere della parola, attraverso il commento al testo di Orwell.
Browning porta a sostegno della sua analisi alcuni giudizi di studiosi come Bennington e Blaug, i quali hanno evidenziato che lo scetticismo radicale del filosofo si estende anche alle questioni politiche.
Poi l'autore si sofferma sulla critica mossa da Lyotard al pensiero di Hegel: l'idealismo hegeliano si “scontra”, alla fine, con lo scetticismo del pensatore francese, che non può ammettere alcuna corrispondenza tra forme di coscienza e categorie dell'intelletto.
Si analizza, infine, il rapporto tra il pensiero del filosofo e l'ideologia marxista, descrivendo le modalità di connessione tra la concezione marxista dell'economia ed l'idea di economia libidinale.
Il capitolo conclusivo del libro risulta, infine, molto utile al lettore, perché raccoglie e argomenta in modo chiaro e sintetico le idee più significative presenti nelle opere principali, tra cui La condizione postmoderna, L'economia libidinale, Il dissidio, che contengono le tesi fondamentali e “rivisitano” non solo la politica e la società, ma anche la filosofia, l'arte, la scienza, viste come interpreti di una realtà che non potrà mai essere definita oggettivamente, in quanto ritenuta, come è stato già detto, inconoscibile.
Lo studio è corredato da numerose note al testo e da una bibliografia scelta, che comprende gli elenchi delle opere del filosofo scritte in lingua francese ed in lingua inglese e gli studi più significativi sul suo pensiero. In appendice troviamo anche un utile vocabolarietto dei nomi e dei concetti più importanti citati nel testo.
Per la ricchezza dei riferimenti intertestuali e per la esaustività delle argomentazioni e dei raffronti tra le opere, il saggio di Browning assume un valore istituzionale nella panoramica attuale delle pubblicazioni su Lyotard e permette al lettore di conoscere in modo chiaro e completo il complesso pensiero del filosofo francese, affrontando l'analisi delle sue idee sia da un punto di vista sincronico che diacronico.



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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/



A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000


Il settore "Recensioni" è curato da Brunella Casalini, Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Angelo Marocco, Gianluigi Palombella, Maria Chiara Pievatolo.