Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 21 dicembre 2000

M. Mari, Democrazia e responsabilità. Maritain, Mounier, Bonhoeffer, Capitini e Verri, Roma, Armando, 1999.

In questo testo l'autore discute della democrazia intesa come ideale di vita sociale nel pensiero di cinque filosofi : Maritain, Mounier, Bonhoeffer, Capitini e Verri.

In Maritain si manifesta una visione della politica fortemente morale; egli, attraverso la filosofia del tomismo, cercò di pervenire ad un umanesimo in grado di superare il soggettivismo, il pragmatismo, l'irrazionalismo e il materialismo, tipici del pensiero contemporaneo. Analizzando le filosofie politiche, Maritain individua tre grandi concezioni di libertà: quella individualista, quella totalitaria e quella personalista comunitaria. L'individualismo è tipico dell'ideologia liberale, che si concretizza nel culto della proprietà privata; il totalitarismo, invece, esalta il momento del lavoro comune superindividuale, che alla fine annulla e assolve tutto in sè. La concezione personalista comunitaria, infine,cerca simultaneamente di subordinare l'uomo al tutto sociale e il tutto sociale all'uomo.
Questa concezione caratterizza la teoria democratica di Maritain e le sue idee sullo stato. Il filosofo francese distingue il corpo politico, o società politica, dallo stato. La società politica è il tutto, lo stato è solo una parte, più precisamente lo strumento che deve garantire l'ordine pubblico e il bene comune del corpo politico. Lo stato, quindi, non è un fine e di conseguenza in Maritain l'autorità deve derivare dalla giustizia sostanziale delle leggi e il potere è inteso come vicariato, rappresentanza del popolo.
Viene così ad affermarsi un primato dei valori trascendenti sull'autorità stessa dello stato, valori trascendenti intesi sia come quelli tipici della Chiesa , sia come quelli tipici della persona umana.
In virtù di queste considerazioni, Maritain ritiene che la forma ideale della società politica sia quella di una democrazia morale, in cui si realizza il decentramento pluralistico attraverso un sistema riconosciuto di autorità particolari e parziali.

Un certo parallelismo con le posizioni di Maritain si può cogliere in Mounier: egli cerca, infatti, di superare i limiti dell'esistenzialismo kierkegaardiano e del marxismo, proponendo una visione politica, lontana sia dal liberalismo che dal collettivismo: una democrazia pluralisticamente articolata, che valorizzi le diversità. Lo stato di Mounier, in quest'ottica, è uno stato propositivo che suscita ma non gestisce l'iniziativa politica. L'ideale democratico di Mounier resta, comunque, legato a un rinnovamento delle coscienze senza del quale è impossibile pensare alla sua realizzazione.

Il tema della responsabilità morale nel vivere politico e democratico si ritrova anche nel pensiero, intriso di radicalismo religioso, del pastore protestante Bonhoeffer. Egli prese parte al colpo di stato del 1944 nella Germania nazista proprio per coerenza verso la sua idea dell'azione responsabile del cristiano nel mondo, intesa come responsabilità personale verso Dio che deve portare alla disponibilità ad accogliere su di sè e a patire per le colpe dell'umanità.
Nella sua interpretazione emerge l'idea fideistica che il cristiano debba saper sperare quando gli altri disperano, debba avere la forza di non lasciare mai il futuro in mano ai propri avversari e debba vivere la vita con passione e distacco insieme.

La dimensione etico-religiosa con cui vivere la politica si ritrova anche in Capitini e Verri.
Capitini in nome di questi ideali si oppose al fascismo. Sostenitore del liberalsocialismo e soprattutto delle dottrine della non violenza, egli propugnava una religione aperta e unificante e contestava alle religioni tradizionali il loro dividere gli uomini. Il suo ideale politico era una democrazia di convivenza, l'omnicrazia, in grado di risolvere le conflittualità personali e sociali attraverso strumenti persuasivi ed educativi.

Verri, da parte sua, individuò nella politica il momento in cui uscire dal particolare per costruire nella solidarietà il bene comune: di qui la sua adesione ad un modello democratico che derivasse da una solida base morale e che garantisse il confronto e la circolazione delle idee.

Attraverso il confronto con questi pensatori, l'autore delinea una visione della politica e della democrazia che rifugge le categorie del machiavellismo e della logica del potere fine a se stesso e che si oppone al fatalismo secondo cui non ci dovrebbe essere spazio per la morale nella condotta dell'uomo e dello stato.

Francesco Giacomantonio
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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
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Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Recensioni" è curato da Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Gianluigi Palombella, Maria Chiara Pievatolo.