Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 21 marzo 2001

P. Matvejevic, Il Mediterraneo e l'Europa, Milano, Garzanti, 1998 (Le Méditerranée et l'Europe,1998).

Questo volumetto raccoglie le lezioni tenute presso il Collège de France da Pedrag Matvejevic, attualmente docente di Letterature slave a Roma, specialista della dissidenza.

L'autore considera il rapporto tra il Mediterraneo e l'Europa in maniera originale, toccando idee che offrono spunti per considerazioni interessanti.

Dapprima egli esplora la dimensione del Mediterraneo cogliendone gli aspetti geografici in una prospettiva filologica e storica; successivamente si dedica a considerare l'"altra Europa", quella dell'est, con il suo destino e le sue prospettive rispetto all'Europa occidentale.

Nella prima parte del testo viene colta allora l'idea del Mediterraneo come Mare nostrum, come mare diviso tra i popoli e dai popoli. La conseguente difficoltà di definirlo si ripercuote, anche da un punto di vista politico, sulla prospettiva di formare una Unione europea che perde di vista la sua culla e la sua origine. Il Mediterraneo appare come uno stato di cose, ma non riesce a diventare un progetto. Matvejevic sottolinea il carattere di confluenza di diverse culture tipica del Mediterraneo, che si riflette nelle sue numerose isole, ognuna con aspetti specifici, nei suoi golfi, nei suoi mari minori. Questa parte del testo conduce il lettore tra miti, etimologie e memorie storiche e tra i legami che tra queste si stabiliscono.

Nella seconda parte del testo, si considera l'"altra Europa" - anche questa dimensione complessa e difficilmente definibile. In particolare viene toccato il tema degli intellettuali dissidenti e del ruolo che devono assumere dopo la fine dei totalitarismi e la caduta del muro. Matvejevic ritiene che l'intellighentsia dell'est debba contribuire a valorizzare differenza e particolarità, garantire un nuovo approccio all' individuo e alle sue identità e soprattutto evitare che venga fatto un cattivo uso di queste acquisizioni. Tale impegno intellettuale comporta però delle difficoltà connesse col pericolo che l'impegno porti alle subordinazione della cultura allo Stato-nazione e all'ideologia. Questo discorso si iscrive all'interno della questione del destino della società politica dell'Est Europa: nella Russia e nel mondo slavo in generale esiste una dimensione oggi autenticamente democratica? Esiste una vera democrazia o, avverte Matvejevic, ci troviamo di fronte a "democrature"? In questo contesto, gli intellettuali sono in una condizione difficile: se criticano "la propria nazionalità" vengono tacciati di tradimento; se esprimono critiche "all'altro" vengono trattati da calunniatori. Essi sono così costretti a migrare, ad allontanarsi, vivendo tra asilo ed esilio. Questa condizione di asilo ed esilio è simile a quella di alcuni intellettuali occidentali che godono dell'asilo delle rispettive patrie e, al contempo, subiscono un esilio che li distacca dagli organismi dove si prendono decisioni fondamentali o si formulano progetti. Ciò potrebbe indurre a un avvicinamento tra gli intellettuali dell'est e dell'ovest, ma l'autore, in modo disincantato, si mostra perplesso su questa eventualità e pensa piuttosto che gli intellettuali delle due Europe siano condannati a procedere su direttive separate ancora per molto tempo.

Un discorso a parte è sviluppato sul mito dell'Europa centrale o Mitteleuropa. Nel periodo della guerra fredda il discorso su di essa era ridotto alle "contingenze est-ovest" e subordinato alla politica corrente. Quando il Muro di Berlino è caduto, l'eventualità di una Europa centrale e della sua unificazione è a sua volta svanita, ammesso che sia mai stata concretamente realizzabile: troppo numerosi i contrasti (politici, linguistici, culturali) e le miserie che caratterizzavano le relazioni tra i suoi stati. Anche la Mitteleuropa non sfugge al carattere della complessità e della poliedricità e ciascuno dei suoi componenti sembra concentrato su sè stesso e sulla propria riorganizzazione. Il destino di ognuno di essi dipende in primo luogo dall'Europa stessa, dalle reazioni al suo interno tra Est e Ovest, Nord e Sud, continente e Mediterraneo. Allora, nel momento in cui l'Unione europea cerca di consolidarsi, sarebbe opportuno tenere presenti queste considerazioni che inducono l'idea di un Europa meno "eurocentrica", meno egoista, "più consapevole di sè stessa e meno soggetta all'americanizzazzione, più cosmopolita, più comprensiva, meno orgogliosa".

Ricco di riflessioni interessanti, il testo di Matvejevic appare come una lettura non trascurabile sia per il filosofo politico interessato all'analisi sull'identità politica dell'Europa, sia per il sociologo della cultura e della conoscenza, nell'ottica dell'esame del ruolo degli intellettuali dopo la fine dei totalitarismi, sia per lo studioso che voglia confrontarsi con alcune delle questioni più intricate sollevate dal dibattito sull'idea d'Europa. Il fatto che sia stato scritto da un autore non occidentale, rende la prospettiva di analisi ancora più aperta e intellettualmente stimolante.


Francesco Giacomantonio
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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
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Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1128-7861
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Recensioni" è curato da Brunella Casalini, Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Angelo Marocco, Gianluigi Palombella, Maria Chiara Pievatolo