Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 12 ottobre 2001

Attilio Meliadò, La Comunità dell'Irreparabile. Saggio di metapolitica del Terzo, Franco Angeli, Milano, 2001

INDICE: Preludio; Introduzione: Il Terzo e la Comunità dell'Irreparabile. La questione filosofico-politica; Parte prima: La pensabilità: I) La distanza; II) La rivelazione del Neutro. Mito, Filosofia e Politica: forme dell'abitare la distanza; Parte seconda: La funzione: I) L'Irreparabile: fondamento mistico del politico. Il dis-sidio; II) La relazione sociale. L'in-comune di religione, filosofia e politica: forme dell'errare. Il Terzo icona dell'Irreparabile; Parte terza: L'invocazione: I) Il Terzo e il problema della rap-presentazione. Preghiera, Verità, Politica; II) L'Irreparabile e la con-solazione sociale. Conclusive approssimazioni; Bibliografia citata e di generale riferimento.

Sulla scia delle suggestioni teoriche di pensatori francesi, quali Lévinas, Blanchot e Nancy, Meliadò propone in questo lavoro un percorso teoretico teso all'analisi di un tema fondamentale per la riflessione filosofico-politica: il fondamento, cioè, dell'Ordine giuridico-politico "e della riduzione dei Molti all'unità della Forma".

Sin dalle prime pagine del volume, si può notare chiaramente l'accento posto sulla natura dialogica dell'esistenza umana. E' la chiusura autosufficiente dell'Uno ad essere messa in discussione, nella dimostrazione della necessità della relazione all'altro. La dimensione dell'individualità, della prima persona singolare s'inscrive e trova il proprio senso politico all'interno della rete dei riconoscimenti e delle relazioni interpersonali che strutturano il vivere insieme. La dimensione di vita del singolo viene posta nella tensione tra il piano teologico - nella direzione verticale di appello alla trascendenza - ed il politico, ove gli individui sono restituiti a se stessi dall'Assenza del Trascendente, nella loro finitezza e solitudine. E' in questa distanza che gli individui errano nella tensione alla riunificazione delle due dimensioni, irrimediabilmente destinate alla divergenza. Tale ricerca di un senso, di un compiuto nell'errare è attività propria dell'uomo. "Sotto questo aspetto la Filosofia del 'politico' rivendica una sua dignità superiore alla dignità dell'ontologico e della ricerca dell'essere. Si può osare perfino dire che il problema della grande filosofia politica è la proto-logica dell'umano errare, ciò che destina l'uomo a non poter mai rinunciare all'impossibile tentativo di darne soluzione" (p. 161).

Meliadò procede sostenendo che nel loro essere restituiti a se stessi dall'Assenza, gli uomini trovano una propria dimensione di vita solo nel loro essere insieme, nel condividere la stessa dimensione esistenziale all'interno di quella che l'autore definisce la Comunità dell'Irreparabile ("In questo abbandono l'immanenza è a noi l'Irreparabile" p. 11). La dimensione del politico, quale attività di dare forma all'immanenza delle diverse dimensioni di vita, diviene così risultato dell'abbandono, della distanza del Teologico. Gli individui privati di un significato proveniente dall'alto costruiscono il proprio orizzonte di vita nella dimensione immanente del loro quotidiano vivere insieme. La fondazione dell'ordine politico e sociale viene in questo modo privata di ogni richiamo alla trascendenza e riconsegnata nelle mani dei singoli. La pluralità delle esistenze riconsegnata alla propria indipendenza da un ordine trascendente deve trovare in sé il principio unificatore e strutturare così la propria forma politica. In questa dimensione di assenza teologica, la caratteristica essenziale e qualificante della vita di un individuo è l'appartenere ad una comunità. Una comunità fondata sulla condivisione di una stessa ineliminabile condizione a-teologica, che è la Comunità dell'Irreparabile.

All'interno di una simile dimensione si pone una questione ritenuta da Meliadò fondamentale per la filosofia politica: "la questione della com-possibilità dell'Uno e dei Molti" (p. 12). Da questa prospettiva prende forma "la vera grande questione filosofico-politica ovvero la ricerca di un Ordine, di una com-posizione della soggettività che sia espressione di un accordo tra una pluralità di soggetti separati" (p. 16). In questa ricerca della dimensione unificante dell'Uno con i molti, alla luce di tale tensione all'unione politica nella pluralità delle singole entità di vita, l'operatore di unità viene riconosciuto nella figura del Terzo assente. L'unità del molteplice trova la sua fondazione nella costante e struggente invocazione al Terzo ed alla sua funzione unificatrice e donatrice di senso. Il problema del Terzo è il problema stesso del vivere sociale, del rapporto tra il sé e l'altro da sé, che nel relazionarsi al Terzo si struttura e assume significato. L'invocazione, il ricorso al Terzo viene qui a mostrarsi nella sua ineluttabile necessità. E' nello spazio aperto dall'Assenza del Terzo che l'Uno e i Molti si riconciliano in ciò che li separa e li rende nello stesso tempo simili ed essenziali gli uni agli altri. Soggetti differenti vengono così chiamati ad abitare la distanza, cercando infinitamente di colmarla nella serie dei continui attraversamenti.

In questo tentativo, il richiamo al politico prende la forma del richiamo alla costituzione di un ordine strutturale all'interno del quale la relazione tra l'Uno e i Molti prende forma e vita. All'interno di tale cornice teorica l'Irreparabile si manifesta essere come il piano immanente e laicizzato del nostro vivere insieme, del nostro abitare la distanza, nella separatezza e tensione all'unione. Nell'assenza del Terzo e della sua essenziale funzione mediatrice e teleologica, si colloca il Politico contemporaneo in quella che è la sua forma più propria, cioè la struttura democratica. La democrazia viene qui considerata "come la proiezione logica di una traiettoria di autofondazione politica dell'umano, in cui i soggetti stessi, liberatisi da ogni alterità sacrale, da ogni pre-potenza a loro estranea, [sono] in-fine gli unici responsabili del loro essere-insieme, in cui insomma l'azione del potere non [è] più collocata sotto il segno di una dissomiglianza tra esseri del mondo, nel riflesso obbligato di una trascendenza istitutiva e istituzionale" (pp.164, 165).

La dimensione del Politico si colloca nello spazio aperto dalla tensione tra un passato teologico superato nella secolarizzazione, ed un futuro svuotato di ogni carattere utopico relativo alla fine della storia, come conseguenza della caduta delle ideologie. Ed è proprio nell'assenza del Terzo Teologico e del Terzo Utopico che il politico, riconsegnato a se stesso, deve trovare la propria dimensione identitaria. Nell'inappellabilità a radici trascendenti di un passato dimenticato e nell'imperscrutabilità di un futuro epurato da ogni ideale utopico di realizzazione collettiva, il momento del Politico è il presente. Si tratta di un presente immanente e laicizzato in cui gli individui sono esposti a se stessi ed alla loro eterogeneità. Nell'Assenza del Terzo, nello spazio aperto dall'invocazione priva di risposta si colloca la più estrema libertà di scelta e determinazione. Privo di radici determinanti e prospettive escatologiche, il Politico si autosceglie e costituisce nella più completa libertà. Dà origine ad un nuovo "nomos dell'Irreparabile", nella consapevolezza dei limiti connessi alla paradossale umana condizione di esseri divisi ed uniti. "Nei poli dell'Assenza, nell'Irreparabile abitare la distanza, nella storia del nostro essere insieme individui separati, nel piano intrascendibile in cui il politico s'inscrive, nell'avvenire puro e impresentabile, nel 'tra' della diade originaria, il Terzo (qui assente) ancora at-tende la sua figura" (p199).

"[D]all'impossibilità di sottrarsi al suo stesso impossibile l'essenza del discorso filosofico è preghiera, invocazione rivolta ad un Terzo di liberarsi dall'Irreparabile situazione in cui essa rimane invischiata e crocifissa […] l'invocazione di salvezza rivolta ad un Terzo altro non è che richiesta di liberazione dalla 'contingenza sociale' cui essa deve necessariamente rifarsi" (p.134). La Filosofia si fonde qui allora con l'invocazione della preghiera, nell'attesa della Parola che colmi la distanza in cui la Comunità dell'Irreparabile vive infinitamente l'assenza del Terzo.

Nella complessità delle tematiche teoriche affrontate, questo testo di Meliadò si presenta come uno stimolante contributo alla riflessione metateorica sulla natura ed il destino della filosofia contemporanea in generale e della filosofia politica in particolare. Esso impone la necessità di ripensare lo spazio in cui la riflessione filosofico-politica va ora collocata, nell'apertura postmetafisica alla possibilità ed al cambiamento. Una filosofia politica, quindi, in bilico tra un passato strutturato e animato da prospettive escatologiche ed un futuro che si delinea nella forma della pura possibilità. Una filosofia politica che deve assicurare le proprie radici nel presente, nell'incertezza di un tempo in tensione e trasformazione. Peccato solo che questi stimolanti pensieri a volte risultano essere mediati da una scelta linguistica e sintattica non sempre chiara e di facile lettura.




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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Recensioni" è curato da Brunella Casalini, Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Gianluigi Palombella, Maria Chiara Pievatolo.