Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
bfp
Articoli | Riviste | Recensioni | Bibliografie | Lezioni | Notizie | Collegamenti
Home > Recensioni > Archivio
Ultimo aggiornamento 4 ottobre 2001

J.S. Mill, H. Taylor, Sull'eguaglianza ed emancipazione femminile, Einaudi 2001, trad. it. M. Reichlin, cura di N. Urbinati.

La traduzione italiana e la pubblicazione per Einaudi dei quattro Essays on Sex and Equality (University of Chicago Press, 1970) di John Stuart Mill e di Harriet Taylor, costituisce un avvenimento importante e significativo; importante poiché permette al lettore italiano l'accesso a un classico del pensiero politico e filosofico, significativo perché il testo ha ad oggetto un argomento tutt'ora poco consueto.
Il volume contiene quattro saggi; i primi due testi brevi (Sul matrimonio e sul divorzio; Sul matrimonio) traggono spunto dalle libere discussioni sul matrimonio nel circolo unitario Fox, che si tennero tra il 1832 e il 1833. I secondi (L'emancipazione delle donne; L'asservimento delle donne), veri e propri trattati sulla questione femminile, furono scritti dalla Taylor e da Mill rispettivamente nel 1851 e nel '61 e sintetizzano, ponendo la questione in modo sistematico e completo, le posizioni precedentemente espresse dai due filosofi inglesi.

L'introduzione al volume di Nadia Urbinati offre un'utile analisi del contesto filosofico e politico in cui John Stuart Mill elabora le proprie posizioni politiche rispetto a quelle dei precedenti utilitaristi, primo tra tutti il padre James Mill, decisamente contrario al diritto di voto per le donne. La Urbinati inoltre propone una ricostruzione della critica contemporanea, femminista e no, alle posizioni di Mill sul ruolo delle donne nella famiglia e sottolinea come Mill, considerando l'esclusione delle donne dal diritto di voto come il male peggiore della società del suo tempo, sia comunque costretto ad assumere una posizione prudente al riguardo; il filosofo e politico inglese, sottolinea la Urbinati, aspettò otto anni prima di decidere di pubblicare The Subjection of Women, poiché riteneva che non ci fossero le condizioni culturali adatte perché le sue posizioni emanicipazioniste e quelle della moglie potessero essere comprese e accettate.

Tra i temi e le questioni affrontati, tre sono gli aspetti che vale la pena mettere in rilievo per l'importanza che assumono oggi per la teoria politica e la filosofia femministe.
In primo luogo, Mill e la Taylor legano imprescindibilmente la condizione della donna – la sua subordinazione e l'emancipazione - alla relazione matrimoniale; se Mill nel primo scritto Sul matrimonio e sul divorzio afferma che l'indissolubilità del matrimonio è la chiave di volta dell'attuale destino della donna, la Taylor sottolinea come le donne siano "educate a guadagnarsi da vivere sposandosi". Esse infatti vengono istruite in funzione del passaggio dalla famiglia d'origine a quella del marito, e la transizione tra le due condizioni avviene tramite un contratto l'ignoranza delle cui condizioni è alla base del contratto stesso (Sul matrimonio).
Un matrimonio ingiusto, in cui una parte è totalmente sottomessa all'altra, fonda una società domestica ingiusta; questo problema, lungi dall'essere un problema privato della coppia, è invece un problema politico.
Una siffatta costituzione familiare, infatti, limita l'ammissione giuridica e di fatto della donna alla vita lavorativa e a quella pubblica, relegando le sue funzioni alla sfera domestica. Così, larga parte de L'emancipazione delle donne e de L'asservimento sono dedicati alla confutazione dei pregiudizi secondo i quali le donne sarebbero inadatte ad attività esterne all'ambito familiare: "la sfera propria di tutti gli esseri umani è la più ampia che essi siano in grado di raggiungere", scrive la Taylor (L'emancipazione delle donne, p. 44), ma perché anche le donne siano poste nelle condizioni di scegliere in base a quelle che sono le proprie disposizioni, è necessario che esse incrementino il loro interesse verso la conoscenza come scopo in sé, e non per l'unico fine di essere sposate. Così, ne L'asservimento delle donne, dopo avere esaminato le condizioni del matrimonio, il terzo capitolo è dedicato da Mill alla confutazione dei pregiudizi secondo cui le donne non avrebbero le qualità naturali richieste per esercitare pubbliche funzioni, e alla dimostrazione di quanto vaghe, imprecise e fuorvianti siano le idee che gli uomini si sono fatti delle capacità femminili.
Così, si tratta di una questione politica perché, scrive Mill, "il matrimonio è l'unica vera forma di schiavitù riconosciuta nella nostra legge. Per legge non ci sono più schiavi tranne la padrona di casa." (L'asservimento delle donne, p. 177); molto spesso Mill paragona la condizione femminile a quella degli schiavi d'America, sottolineando le contraddizioni in cui metà della popolazione umana, al di là della classe sociale cui appartiene, si trova a vivere, e l'anacronismo di questa condizione.

Il secondo aspetto più attuale del primo, che emerge dagli scritti dei due filosofi, è quello dei benefici che potrebbero nascere dai cambiamenti auspicati. Si tratta di benefici per l'umanità intera e non solo per la parte oppressa, poiché l'abitudine mentale alla sottomissione riguarda tutti, chi domina e chi è dominato. Come sottolinea Mill, sia il carattere dell'oppressore sia quello dello schiavo sono pessimi, poiché forniscono cattivo esempio ove la nascita, e non il merito, legittimano le pretese al potere e all'autorità (L'asservimento delle donne, pp. 179-180). E' Harriet Taylor a sottolineare come la situazione sia "fonte di corruzione per entrambi; nell'uno produce i vizi del potere, nell'altra quelli dell'artificio." Al contrario, le relazioni tra i sessi sarebbero felici e durevoli se "l'affetto che i due sessi ricercano l'uno dall'altro fosse quella genuina amicizia che esiste solo tra chi dispone di eguali privilegi e facoltà." (L'emancipazione delle donne, pp. 60-61).
In questo modo, scrive Mill, l'emancipazione delle donne avrà il merito di "raddoppiare la quantità delle facoltà mentali disponibili per i più elevati servizi dell'umanità" (L'asservimento delle donne, p. 181).
Si tratta dunque di una questione morale, oltre che politica, poiché favorisce il progredire della virtù nelle donne come negli uomini e quindi è un beneficio per tutto il genere umano.

Infine, è interessante sottolineare il ruolo che gioca, nei testi raccolti nel volume, il legame intellettuale tra i due filosofi. Nella composizione dei saggi essi sembrano seguire due diversi canoni. Come scrive la stessa Taylor rivolta all'amico (poi marito), "se per una volta almeno potessi essere provvidenziale per il mondo, all'esplicito scopo di sollevare la condizione delle donne, dovrei rivolgermi a te per conoscerne i mezzi; lo scopo sarebbe quello di rimuovere ogni ostacolo agli affetti, o a tutto ciò che è una testimonianza di affetto, o che potrebbe rimanere tale." (Sul matrimonio, p. 27)
Si tratta appunto di un legame di scambio intellettuale, oltre che sentimentale, con una chiara divisione di compiti: a lei quello di indicare lo scopo, l'emancipazione delle donne tramite un'adeguata educazione di esse alla virtù e alla conoscenza; a lui di indicare il modo, i mezzi che la politica può offrire al fine di rimuovere gli ostacoli verso il raggiungimento di una completa eguaglianza formale e sostanziale tra i sessi.
La forma dialogica, nei continui riferimenti dell'uno all'altro, permette una comprensione sia dell'aspetto più propriamente filosofico, sia di quello politico, e offre un esempio di quell'amicizia dalla Taylor citata come il sentimento che dovrebbe essere alla base dell'unione tra eguali. Un comune sentire alla cui base sta la coscienza del fatto che "la forza della causa sta nel sostegno di coloro che sono influenzati dalla ragione e dai principi; tentare di raccomandarla mediante sentimentalismi, oltre ad essere razionalmente assurdo e incoerente con i principi su cui si fonda il movimento, significa mettere una buona causa sullo stesso livello di una cattiva." (L'emancipazione delle donne, p. 68)



Links sull'autore
Alcuni riferimenti in rete


Come contattarci | Come collaborare | Ricerche locali
Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Recensioni" è curato da Brunella Casalini, Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Angelo Marocco, Gianluigi Palombella, Maria Chiara Pievatolo.