Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 16 luglio 2002

Virgilio Mura (a cura di), Il cittadino e lo stato, Franco Angeli, 2002, pp. 166.

Il volume raccoglie cinque recenti saggi che riguardano il concetto di cittadinanza ed è il risultato di una parte dell'attività di ricerca svolta per un progetto su "La cittadinanza tra inclusione ed esclusione: contenuto teorico e suggestioni operative", promosso dall'Università di Sassari.

L'intero lavoro mette in evidenza come non sia facile delimitare il concetto di cittadinanza, che si pone come nozione complessa, fortemente connotata e strettamente dipendente dal tipo di entità statuale a cui si riferisce. Nel diritto tradizionale la cittadinanza è, di solito, spiegata come il vincolo di appartenenza di un individuo a uno stato. Lo stato, a sua volta, viene solitamente definito attraverso tre elementi fondamentali: la sovranità, il territorio ed il popolo. In particolare l'elemento popolo viene presentato come essenziale per la sua identificazione. Eppure, storicamente, non sempre gli stati sono stati identificati attraverso di esso. Per fare solo un esempio, lo stato feudale medievale, basato su una concezione patrimonialistica, è caratterizzato, secondo una affermazione comunemente accettata, da un potere sovrano esercitato in un ambito territoriale determinato al quale appartengono le persone che vi hanno domicilio ed in quanto questo domicilio conservino o acquistino.

Visto che l'aspetto passivo rispetto all'autorità dello stato, in questo caso prevale su quello attivo, se ne deduce che il concetto di cittadinanza, in tale contesto storico, non può avere ragione di essere, ma che è necessario fare riferimento, piuttosto, al termine sudditanza, secondo il quale il suddito a differenza del cittadino, "è sottoposto a leggi e disposizioni che non ha concorso, né direttamente né indirettamente, a formulare" (p. 17). Si può dedurre, per differenza, che un tratto caratteristico dello stato di cittadinanza debba essere quello di appartenenza ad uno stato in cui l'elemento popolo risulta senza dubbio componente essenziale per la sua identificazione. Per la giurisprudenza, inoltre, il popolo è l'elemento personale di uno stato, il territorio è l'elemento materiale e la sovranità è l'elemento giuridico: il termine "stato" indica, pertanto, una comunità politica formata da un popolo che occupa un certo territorio, che è organizzata come persona giuridica collettiva e sottoposta ad un potere da essa stessa riconosciuto.

In tale definizione si mette in luce l'importanza del concetto di sovranità, ovvero la potestà originaria ed esclusiva di esercitare la suprema attività di governo sui propri cittadini in funzione della realizzazione di propri interessi. Anche se non bisogna "rinunciare a rintracciare gli elementi costanti e le caratteristiche" (p.15) dei termini afferenti le principali categorie della filosofia politica e della giurisprudenza, occorre essere prudenti nel formulare definizioni assolute e non avere "la pretesa velleitaria di ricercare un quid proprium"(p. 16) per ognuno di essi.

Anche la spiegazione poco fa indicata per il termine "sovranità" non può essere destoricizzata: la sovranità popolare, propria dello stato moderno, risale al diritto romano, secondo il quale era lex "ciò che il popolo ordinava", ma, con la trasformazione dei singoli stati nazionali come realtà autonome, avvenuta in Europa nei secoli XV e XVI, e grazie ai dibattiti politici che ne seguirono, l'idea di stato, e, di conseguenza anche quella di sovranità, è stata ripensata non sulla base del diritto romano, ma su quella del diritto naturale. E' nata, così, un'idea di sovranità popolare collegata ad un concetto di popolo inteso non più come "organismo organizzato", ma come insieme di individui "in sé liberi e sovrani", pronti a delegare, mediante un patto sociale, una certa sovranità allo stato, quale sia la sua forma, a patto di veder garantita la difesa dei propri diritti individuali.

Da queste brevi osservazioni, lontane dall'esaurire tutte le complesse relazioni tra i concetti di popolo, stato, sovranità, territorio e i possibili termini affini, risulta evidente che anche la connotazione e il valore giuridico delle nozioni di "cittadinanza" e di "cittadino" tendono a variare in relazione alle condizioni sociali e politiche, ovvero sono "storicamente condizionate, politicamente dipendenti e strutturalmente relative" (p.16). Gabriele Magrin, autore di uno dei saggi facenti parte della raccolta, ricorda che il termine "cittadino" definiva prima della rivoluzione francese la classe intermedia tra nobili e popolani, mentre, dopo la rivoluzione, l'Assemblea Costituente del 1789-1791 chiamò citoyens tutti i francesi, in sostituzione di mesdames e messieurs (p. 65), distinguendoli però ai fini elettorali in cittadini attivi e cittadini passivi (p. 61). Solo la costituzione democratica del 1793 abolì tale distinzione e tutti i francesi divennero semplicemente citoyens, titolo usato sempre negli atti pubblici fino alla fine del Consolato nel 1804 (p. 69).

Pertanto, porsi oggi il problema della definizione di cittadinanza e di cittadino e della condizione che tali concetti esprimono, cercandone le motivazioni, non può essere considerato anacronistico. In un mondo e in una società sempre più caratterizzati dalla presenza di realtà multiculturali, da idee che promuovono l'interculturalità come risorsa, da una comunicazione di tipo "globale" che, sempre meno virtualmente, tende a unificare tutti i territori in un unico territorio-mondo, modificando dall'interno le tipologie dei rapporti economici, giuridici e sociali, è lecito e necessario chiedersi "se e come" possa sopravvivere il concetto di cittadinanza classico, legato all'idea di stato-nazione oppure "se e come" esso stesso possa variare.
A queste domande il saggio curato da Virgilio Mura offre innumerevoli spunti di riflessione, giungendo ad affermare, tra le righe, che esiste ancora un nesso inscindibile tra i concetti di cittadinanza e di stato, negando la possibilità che si possa intravedere, almeno per ora, una fine dello stato-nazione.

Il saggio di apertura dello stesso Mura, intitolato "Sulla nozione di cittadinanza", ripercorre i mutamenti di significato che il termine ha subito nella storia politica occidentale, al fine di trovare le motivazioni di tali cambiamenti all'interno delle leggi e della società. Lo studioso osserva, tra l'altro, come il cittadino sia "titolare di diritti politici", facenti parte di "diritti di libertà" e come il termine "cittadino" sia connotato dal concetto di appartenenza, inteso nel senso primario di "essere parte" e non di "sentirsi parte"(p. 29).
Mura, dopo una attenta analisi, conclude che l'unico sistema in grado di tenere insieme diritti politici e uguaglianza formale è quello democratico e che, pertanto, la forma statuale democratica e la cittadinanza sono concetti indissolubili: il cittadino democratico è investito di privilegi particolari che derivano direttamente dai principi di uguaglianza e di libertà, i quali sono il fondamento della democrazia. Per questo la cittadinanza va intesa come atto di acquisizione volontario, una scelta che permette di conciliare diritti particolari e generali, evitando, però, il vagheggiamento di una cittadinanza di tipo universale.

Il secondo saggio di Vanda Fiorillo, "La cittadinanza democratica. Il modello di Johann Adam Bergk", analizza il pensiero di questo filosofo, che si rifaceva al criticismo kantiano, per definire lo "statuto scientifico" di cittadino. Si mette in luce che, partendo dall'analisi dei diritti inalienabili individuati da Kant, ovvero l'indipendenza, la libertà e l'uguaglianza, Bergk ha operato una critica alla teoria kantiana, confutando dapprima la nozione di indipendenza e spezzando, poi, il nesso tra autonomia e proprietà: il concetto di cittadinanza diventa proprio dell'uomo inteso come soggetto morale e, pertanto, è considerata una "categoria socio-politica universale" (p.50), avulsa dal concetto di proprietà.

Nel saggio successivo, "La dimensione costituzionale della cittadinanza nella rivoluzione francese", Gabriele Magrin esamina l'evoluzione concettuale e le diverse accezioni che il termine assume nei testi costituzionali francesi a partire dal 1789 fino al 1793.
L'esauriente excursus permette di sondare le intenzioni dei legislatori e di spiegare i fondamenti politici generali su cui si basavano le loro scelte.

Il saggio di Raffaella Sau, invece, dal titolo "Il repubblicanesimo: appunti sul recupero di una tradizione", prende ancora spunto dal nesso tra cittadino e stato, inserendo tale legame nella cornice su cui si fonda la concezione repubblicana. La studiosa, attraverso una accurata analisi, mostra che esiste una importante differenza tra la "libertà repubblicana", intesa come "assenza di dominio", e le libertà democratiche e liberali, facenti capo ai concetti di libertà positiva e negativa: la libertà repubblicana si basa su leggi volute liberamente dalla collettività e da essa condivise, è fondata non sull'indipendenza dell'individuo, ma sulla garanzia di sicurezza per tutti i cittadini. Essi, da soli, acquisiscono la cittadinanza, nel momento stesso in cui decidono di partecipare al raggiungimento di un obiettivo comune.

L'ultimo saggio, di Vivaldo Urtis, intitolato "Il nazionalismo liberale ed i suoi limiti. Le teorie di Yael Tamir e David Miller", elabora le idee nazional-liberali dei due filosofi, analizzando in particolare l'idea di nazione dal punto di vista normativo e sottolinea la contraddizione tra nazionalismo e liberalismo.
La riflessione finale, che si pone quasi come conclusione ideale dell'intera raccolta, conduce ad affermare la possibilità che possa nascere un nuovo concetto di cittadinanza democratica che, pur avendo le sue radici all'interno delle teorie liberal-democratiche e nazionalistiche, esprima un nuovo tipo di rapporto tra individuo e stato, poiché "se si riconosce che le comunità nazionali non sono niente altro che un prodotto ideologico creato allo scopo di sorreggere lo stato (nazionale), si può anche sostenere che questa identità può essere depotenziata, affinchè si possa costituire una identità più ampia, che si fondi su principi universalistici" (p.155).

INDICE

Prefazione, di Virgilio Mura. 1. Sulla nozione di cittadinanza, di Virgilio Mura. 2. La cittadinanza democratica: il modello di Johann Adam Bergk, di Vanda Fiorillo. 3. La dimensione costituzionale della cittadinanza nella rivoluzione francese (1789-1793), di Gabriele Magrin. 4. Il repubblicanesimo: appunti sul recupero di una tradizione, di Raffaella Sau. 5. Il nazionalismo liberale e i suoi limiti. Le teorie di Yael Tamir e David Miller, di Vivaldo Urtis. Note sugli autori. Indice dei nomi.




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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
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Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Recensioni" è curato da Brunella Casalini, Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Angelo Marocco, Gianluigi Palombella, Maria Chiara Pievatolo.