Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 31 maggio 2004

Salvatore Muscolino, Il problema della legge naturale in san Tommaso e Rosmini, Italo-Latino-Americana Palma, Palermo (Italia) São Paulo (Brasil) 2003, pp. 160.

Il saggio di Salvatore Muscolino muove da alcune constatazioni: l'esistenza della legge naturale come "un punto fermo della riflessione filosofica cristiana" (p. 9); l'importanza universalmente riconosciuta del pensiero di san Tommaso nel campo dell'affermazione del diritto naturale e della riflessione su di esso (p. 149); il fatto che Rosmini presenti la propria opera in continuità con quella della Scolastica, in particolare con quella dello stesso Tommaso (p. 87).

Sulla base di queste premesse, Muscolino sostiene "che l'interpretazione rosminiana del pensiero tomista, a partire dal problema della conoscenza, sia la chiave interpretativa più valida e proficua per comprendere a fondo il pensiero dell'Angelico", con la esplicita conseguenza che, "se la lettura rosminiana del pensiero di san Tommaso è la più valida, allora tante interpretazioni contemporanee del pensiero dell'Angelico andranno riviste, specie sul problema della legge naturale" (p. 13).

Il testo, che fornisce anche una valida bibliografia sull'argomento, si presenta ripartito in quattro capitoli, incorniciati da un'introduzione e da una conclusione, entrambe irrobustite da un rilevante lavoro nelle note.

Il primo capitolo affronta il problema gnoseologico in Tommaso, contrapponendo un'interpretazione che viene definita "tradizionale", che avvicina molto Tommaso ad Aristotele, a quella proveniente dalla scuola rosminiana, secondo la quale, al contrario, Tommaso va letto assieme a Sant'Agostino. La conclusione di Muscolino è che si potrebbe riassumere la posizione di Tommaso nel seguente modo:

  1. Accettando l'impostazione aristotelica egli [Tommaso] sottolinea con forza il ruolo dell'esperienza, che nella tradizione platonica veniva invece svalutato.
  2. Anche se deriva dall'esperienza, la conoscenza non si riduce esclusivamente ad essa. Nell'uomo è presente un lumen che fornisce all'intelletto agente gli strumenti con i quali operare [...]. La presenza di questo lumen è il residuo agostiniano presente nella dottrina gnoseologica tomista.
  3. In quanto questo lumen può essere ridotto all'essere comune, esso non ha il carattere divino (sebbene sia donato da Dio) alla maniera agostiniana o rosminiana. (p. 44)

Il secondo capitolo tratta della legge naturale in san Tommaso, la cui teoria, sostiene l'autore, continua a "costituire il punto di riferimento più importante per tutti coloro che si sono fatti portatori delle tradizionali istanze del giusnaturalismo" (p. 59).

Muscolino esamina inizialmente un'opera di Martin Rhonheimer, Legge naturale e ragion pratica. Una visione tomista dell'autonomia morale (2001) tr. it. di Natur als Grundlage der Moral (1987), ma vi scorge alcuni problemi, in particolare a riguardo dell'origine dei primi princìpi morali. Questi problemi sono dovuti, in ultima analisi, ad un "atteggiamento aristotelizzante nei confronti dell'etica tomista" (p. 65).

In séguito, l'autore delinea la propria visione della legge naturale in san Tommaso, trovandovi "una soluzione [...] intermedia tra quella volontaristica e quella intellettualistica", visto che il fondamento del comportamento umano è, sì, nella ragione dell'uomo, ma non può prescindere dal riferimento all'autorità di Dio (p. 70).

Nel capitolo terzo, dedicato alla concezione della legge naturale in Rosmini, l'autore intente dimostrare "come la teoria rosminiana [...] affondi le sue radici nel pensiero di san Tommaso", così come è stato delineato nelle pagine precedenti. In continuità con la premessa, si chiarisce che la migliore interpretazione del pensiero tomista è appunto quella fornita dalla scuola rosminiana.

Come esempio della vicinanza tra i due pensatori, può essere segnalato il fatto che anche Rosmini si pone "la domanda se la sua teoria della legge naturale sia etichettabile come volontaristica o intellettualistica. E, per lui, come abbiamo visto per san Tommaso, prevale una via di mezzo" (p. 89).

Bisogna tuttavia ricordare che, pur essendovi una "identità di contenuti e di fini (cioè la difesa del carattere oggettivo della verità)" tra i due filosofi, i loro punti di vista sono differenti: "metafisico l'uno [Tommaso], psicologico l'altro [Rosmini]" (p. 93).

Certamente, l'elemento che maggiormente richiama il pensiero di Tommaso è la centralità dell'essere nelle riflessioni rosminiane, tanto che "l'uomo, secondo Rosmini, ha un rapporto privilegiato con l'essere" (p. 95). E non v'è alcun bisogno di ricordare che l'intera filosofa di Tommaso è una grande filosofia dell'essere.

Infine, il capitolo quarto è dedicato alla politica in Antonio Rosmini, con particolare riguardo al concetto della persona. Pare, a Muscolino, che si possa delineare, a partire dalle opere del roveretano, la seguente proposta politica: esiste "un liberalismo, nelle intenzioni di Rosmini, con pari opportunità e con uno stato interventista", che ha la funzione di tutelare il rispetto della dignità umana (p. 133). Del resto, "la difesa della persona è un punto centrale della teoria giuridico-politica di Rosmini" (p. 129). Chiude il capitolo una breve analisi dell'opera rosminiana Delle cinque piaghe della Santa Chiesa e delle ragioni della sua condanna.

A conclusione dell'opera, l'autore invita a non trascurare la figura di Rosmini, così legato a san Tommaso e tanto impegnato proprio nell'elaborare, come lui, una filosofia dell'essere, nel tentativo di adeguare lo "spirito" tomista alle istanze e ai problemi del pensiero moderno.

L'opera, snella e concettualmente chiara, forse un po' militante, è un interessante saggio di "ermeneutica" dei testi tomisti, a partire dalle posizioni rosminiane. Il lavoro, pertanto, riesce a sollevare un problema di non piccola portata: la legittimità o meno di leggere Tommaso sulla base di Aristotele. Si può ridurre Tommaso ad un aristotelico tardo? In effetti, per motivi storici e teoretici è meglio fare l'operazione contraria: cercare, cioè, di cogliere la peculiarità e l'originalità del tomismo rispetto all'aristotelismo, se si vuole capire il modo di pensare dell'Aquinate, il cui punto di vista tiene conto di quanto è intervenuto, nel frattempo, in Occidente: l'arrivo del Cristianesimo e del pensiero da esso suscitato. Tommaso, insomma, ha assimilato Aristotele al Cristianesimo, non ha fatto l'operazione contraria. Per questo, al di là delle legittime discussioni e critiche che il testo di Muscolino può sollevare, rimane valida l'esigenza di una lettura che non falsi le posizioni del teologo del duecento, il quale, senza dubbio, corregge l'agostinismo con Aristotele, ma non rinnega Agostino. "Dio dà alle creature non solo di essere, ma anche di essere causa" (Tommaso). Il lume con cui conosciamo è in noi, ma non è nostro. E' Suo.

penna d'oca

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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

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A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000


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Il settore "Recensioni" è curato da Brunella Casalini, Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Angelo Marocco, Gianluigi Palombella, Maria Chiara Pievatolo.