Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 29 ottobre 2000

Jean-Luc Nancy, L'esperienza della libertà, 2000, Einaudi, Torino (L'expérience de la liberté, 1988, Galilée, Paris).

SOCRATE -(...)E dimmi: tu affermi che non bisogna frenare le passioni, se si vuole essere come si deve, ma che, lasciandole crescere quanto più è possibile, si deve dar loro soddisfazione con ogni mezzo, e che proprio in questo consiste la virtù?
CALLICLE - Sì, affermo questo.
SOCRATE - Dunque, non è vero che quelli che non hanno bisogno di nulla sono felici!
CALLICLE - Infatti, le pietre e i morti, a questo modo, sarebbero i più felici.
SOCRATE - Però anche come sostieni tu, la vita è terribile. (...)
Platone, Gorgia 492 D-E


Jean-Luc Nancy è senza dubbio uno dei filosofi più di moda di questa interminabile fine di millennio. Noto da tempo in Francia, al punto da essere stato recentemente omaggiato da Derrida con una ampia monografia, ha varcato i confini italiani per rispondere all'invito di Roberto Esposito che attorno a lui ha organizzato a Napoli un convegno dedicato al tema della libertà. Pressochè simultanea la pubblicazione, per la prima volta presso un grande editore in Italia, di una delle sue opere fondamentali: L'esperienza della libertà, appunto.
Cos'è dunque la libertà per Nancy? La risposta appare chiara fin dal principio: "tutto tranne che un'Idea". La libertà viene anzi subito chiarita essere "un fatto", o meglio il "fatto dell'esistenza come essenza di se stessa" (pag.4). La storia ha, secondo Nancy, da tempo registrato i limiti del pensiero dell'essere come fondamento, all'interno del quale la libertà poteva darsi solo se fondata (o al limite come causa sui, come libertà necessaria, o autonecessitante). La libertà non può più essere una qualità o una proprietà da accordare o da rifiutare all'esistente sulla base di un qualsivoglia fondamento. Piuttosto bisognerà dire che "se la libertà è qualcosa, è proprio ciò che svanisce una volta fondato" (pag. 5). Il toglimento di ogni intento fondativo apre a Nancy la possibilità di una sorprendente piroetta dialettica. Sciolto dall'onere della fondazione il fondamento si ritrova a godere di una mai sperimentata libertà, la fine della filosofia venendo a coincidere appunto con il "rilascio del fondamento", con la sua "messa in libertà". Anzi, al limite estremo della filosofia non v'è che questo: "una libera disseminazione dell'esistenza", ovvero "il riconoscimento della libertà dell'essere nella sua singolarità" (pag. 6). Detto in altri termini la libertà, secondo Nancy, "non designa nulla di più, ma anche nulla di meno, dell'esistenza stessa" (pag.7).

Nancy ci chiama a pensare "la libertà e in libertà... semplicemente perchè non c'è altro da pensare"(pag. 9). Con ciò il nostro autore si mette nella condizione di concludere facilmente che "il fatto della libertà è il diritto dell'esistenza- oppure, il fatto dell'esistenza è il diritto della libertà" (pag.23), non andando molto più lontano dell'hegeliano tutto ciò che è reale è razionale (e viceversa). La libertà di Nancy non differisce qui molto dallo Spirito di Hegel; l'essere (o la libertà, o l'esistenza) è la storia sorprendente della libertà dell'essere stesso. Storia che, peraltro, rimane sempre "da fare" (secondo modalità pratiche piuttosto che poietiche). La libertà trova qui una nuova definizione come il farsi dell'esistenza, il suo esporsi alla presenza e il suo ritrarsi da essa (ma il pensiero per non finire non dovrebbe mai definire potrebbe forse dire Nancy, se l'originaria coincidenza di fatto e diritto non ponesse già da sempre al riparo da questa e molte altre spiacevolezze...).

Come appare evidente il principale interlocutore di Nancy è Heidegger, del quale vengono seguite le peregrinazioni attorno al concetto in questione. Nel 1929 in Dell'essenza del fondamento, Heidegger aveva definito la libertà come "il fondo abissale (Ab-grund) dell esserci" (citato a pag. 38). Questo abisso viene riletto da Nancy, al di là delle oscillazioni heideggeriane, con un intenzione del tutto peculiare: "L'abisso (della libertà) è il fatto che ci sia qualche cosa, e basta" (pag. 57). La libertà, non come enigmatico fondamento del fondamento dunque, ma come "fatto". Fatto che, a ben vedere, non dovrebbe neppure essere espresso attraverso forme sostantive. La libertà non è sostanza: è il liberamente con cui ciò che accade accade. E' la stessa prodigalità dell'essere o il suo evento. La filosofia non potrà mai allora appropriarsi della libertà come di un oggetto del pensiero, essendo il pensiero stesso esposto alla vertigine della libertà. Nè la libertà potrà essere alcunchè di simile alla "autonomia di una soggettività padrona di sè e delle proprie decisioni" (pag. 69). Anche perchè ogni singolarità contiene (secondo un tema caro a Nancy, che lo affronta in maniera più diretta in altre opere) già da sempre in sè il proprio rapporto con gli altri singolari: il Dasein è perfettamente simultaneo al Mitsein ovvero "il singolare del "mio" è di per sè un plurale" (pag.70). Essere significa Essere-in-comune, ovvero l'essere esiste solo come originariamente "spartito tra gli esistenti e negli esistenti" (pag. 72).

Il singolare è ciò che non obbedisce ad alcuna legge, che non possiede alcun fondamento, alcun carattere comune, che non è prevedibile, che anzi riesce sempre a sorprendere. E sorprendente in massimo grado è per Nancy la storia. Storia che in nulla differisce, in definitiva, dalla stessa libertà dell'essere che anzi ne costituisce "l'elemento" o la "modalità fondamentale" (pag. 13). Storia che dovrà allora essere "liberata" da ogni pretesa di fornire ad essa un senso, di comprenderla in un progetto, la libertà dovendo essere "assoluta" oppure non essere (cfr. pag. 109). Il massimalismo ipermetafisico di questa affermazione porta Nancy ad ingaggiare un vero corpo a corpo con la filosofia di Sartre. La sartriana "condanna alla libertà" viene denunciata essere "tragicamente in difetto di libertà" (pag.100-101). La libertà del "progetto" sartriano è, secondo Nancy,"la volontà di diventare causa di tutto ciò per cui mancano le cause", è una "causalità" desiderata che sfocia in un vero e proprio "eroismo della disperazione" (pag. 102). Per Nancy, che concepisce l'essere libero non come un "causare liberamente", ma come l'essere-libero dell'esistenza stessa, la concezione sartriana non riesce ad essere "pensiero libero della libertà" ma solo desiderio di tale pensiero. Il prezzo pagato da Nancy per la sua scelta di radicalità è quello di dover riconoscere "la possibilità del male" come costitutivamente congiunta al mettersi in gioco della libertà stessa. Nancy non vorrebbe dare "tenore ontologico all'indifferenza morale delle decisioni", ma anzi "riportare sul piano dell'ontologia la possibilità positiva ... del male e del bene" (pag. 10). Senonchè - a questo punto dovrebbe essere chiaro - il male è libertà - e non potrebbe essere altro giacchè tutto ciò che è è nella libertà e per la libertà. E la libertà dunque è il male - nella misura in cui si scatena "dentro di sè e contro di sè". Il male è "l'odio della libertà per sè stessa" , "l'inquietudine annientante dell'infinità astratta" di Hegel, ossia ancora "la libertà pura" (pag. 131-132).


"In tal senso, la pietra è libera. In altri termini, c'è in essa - o meglio, come essa - la libertà dell'essere che l'essere stesso è e che la libertà ... mette in gioco" (pag. 168). Sartre (l'ultimo Sartre in particolare), liquidato da Nancy un po' troppo facilmente, di certo non avrebbe negato la tragica deficienza di libertà propria della condizione umana. Nè, scoraggiato dall'inattingibilità di una libertà assoluta, si sarebbe messo a parlare con le pietre.


Dino Costantini
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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Recensioni" curato da Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Maria Chiara Pievatolo.