Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
bfp
Articoli | Riviste | Recensioni | Bibliografie | Lezioni | Notizie | Collegamenti
Home > Recensioni
Ultimo aggiornamento 14 maggio 2004

Carlo Pancera, La formazione dell'uomo in Socrate. Bologna, Clueb, 2003, pp. XIV, 198.

Il V° secolo avanti Cristo segna una svolta nella vita culturale greca non solo perché è il secolo di Socrate (469 – 399), ma anche in quanto vede il passaggio dalla tradizione orale alla scrittura fonetica. Basata su un numero limitato di segni, la scrittura alfabetica, a differenza di quella ideogrammatica o geroglifica, rende possibile combinare e fissare un numero indefinito di parole. Il riverbero di questa conquista sull'educazione è d'enorme portata: da un insegnamento basato principalmente sul nozionismo e sulla tradizione orale, si rende ora possibile, mediante la scrittura, sviluppare la capacità critica e il ragionamento sui testi.

In questo clima, i sofisti inaugurano un nuovo modo d'analisi critica del discorso e codificano la retorica come tecnica della persuasione, in concomitanza con l'affacciarsi delle nuove esigenze legate alla politica e alla magistratura entro una democrazia diretta. I sofisti cambiano lo scenario educativo: da una formazione nozionistica ad impronta principalmente morale, si passa ad una pedagogia più utilitaristica e tecnica, riservata a chi poteva permetterselo. Com'è noto, i sofisti insegnavano a pagamento e nell'Atene di quel tempo poche erano le famiglie che potevano pagare un insegnante per i propri figli. La finalità educativa sofistica è quella di formare un cittadino in grado di farsi strada nella società attraverso un buon uso del linguaggio. (parte prima capitoli 1, 13)

Socrate tiene conto di tutto ciò, ma, paradossalmente, pur accettando l'impronta sofista, ripropone con forza la valenza dell'oralità nei confronti della nascente pratica della scrittura. (parte seconda capitolo 1)

Proprio sul terreno educativo cade l'accento del libro di Pancera. Quella che in termini moderni viene chiamata educazione permanente nasce proprio con Socrate: la formazione dell'uomo non si limita all'acquisizione di una professionalità o di semplici precetti morali, ma continua tutta la vita, alla ricerca della conoscenza di sé.

Il perno della paideia socratica è costituito dal dialogo: solo la relazione dialogica rende la vita degna di essere vissuta, caratterizza l'essere umano e lo conduce alla ricerca non solo della conoscenza di se stessi ma anche della propria posizione nella società, e della realtà che ci circonda. (parte 1 capitolo 8; parte 2 capitolo 7) Ricerca significa scavare dentro di sé fino a portare alla luce le proprie capacità e i propri limiti; non attraverso una speculazione silenziosa, ma attraverso l'ìnterazione, cui Socrate attribuiva importanza tale da ritenere di secondo ordine la testimonianza scritta rispetto alla relazione dialogica, perché essa non permette il confronto diretto fra allievo e maestro.

Proprio il rapporto fra maestro e allievo, nella concezione socratica, è particolare. Senza compenso, antidogmatico, fatto di dialogo, ironia, paradossi; il suo scopo non è ottenere successo in una professione, ma acquisire la competenza comunicativa indispensabile per mettere in atto la pratica dialogica attraverso la quale gli individui si conoscono e quindi si migliorano. Per iniziare un simile percorso è necessario farsi carico della sentenza dell'oracolo: sapere di non sapere, per infondere l'umiltà (humus) necessaria a fare attecchire il seme della conoscenza. (parte prima capitolo 4)

Dialogo che non significa, però, pronunciare vacue parole o formulare concetti cui non si possa prestare fede. Uno dei più nobili insegnamenti di Socrate, infatti, sta nel non proferire mai una parola che non possa essere mantenuta. Di qui, ciò che i greci chiamavano parrhesia (parte seconda capitolo 9), vale a dire la franchezza d'espressione che risulta essere una naturale dinamica del discorso e non, come spesso accade oggi, un autosmascheramento di sé, un falso atto di coraggio che tende a porre fine ad un comportamento ipocrita quando non risulta più vantaggioso. Niente era ipocrita in Socrate, nessun comportamento adottato tendeva a vantaggi personali. Sarebbe stato molto più facile, per lui, scegliere una via diversa da quella che lo portò all'ultima decisione e alla morte.


Come contattarci | Come collaborare | Ricerche locali | Notifica degli aggiornamenti

Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

angoloangolo

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000


angoloangolo

Il settore "Recensioni" è curato da Brunella Casalini, Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Angelo Marocco, Gianluigi Palombella, Maria Chiara Pievatolo.