Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 29 ottobre 2000

E. Pariotti, Individuo, comunità, diritti: fra liberalismo, comunitarismo ed ermeneutica, Torino, Giappichelli, 1997

Il libro di Elena Pariotti è qualcosa di più di una monografia dedicata a Charles Taylor, eclettico filosofo canadese annoverato fra gli esponenti principali del comunitarismo. L'autrice colloca questo pensatore nel dibattito fra liberali e comunitari, che ha attraversato gli anni '80 del Novecento, e nella connessa discussione sul multiculturalismo. Il fatto che non abbiamo più o non possiamo più pensare a una cultura omogenea dietro la sintassi del diritto e dietro le procedure democratiche, induce a riproporre il problema della costruzione e del senso degli sfondi sociali, politici e culturali della democrazia e del diritto (pp. 11-21). Questi temi, per quanto trattati in seno al un dibattito vivo soprattutto nel mondo di lingua inglese, vengono affrontati con uno sguardo europeo, sullo sfondo di una formazione di matrice ermeneutica. Uno sguardo che permette all'autrice di estrarre dalla discussione elementi interessanti, senza lasciarsi coinvolgere in una diatriba divenuta ormai stucchevole, e resa piuttosto asfittica dal peculiare provincialismo nord-americano, che tende a ridurre tutto il mondo alla propria provincia.
Che cosa può insegnarci Charles Taylor? In primo luogo - sostiene Elena Pariotti - ci può aiutare a smascherare il carattere illusorio delle versioni procedurali e neutraliste del neocontrattualismo e del liberalismo. Esse, infatti, ricevono un contenuto solo se si collocano in un contesto e in una cultura. Per questo, il problema delle differenze culturali è anche un problema liberale.( 25-70) La tradizione liberale stessa ha una sua storia e un suo orizzonte comunitario di senso (71-103).
Di più: si può sostenere che l'intersoggettività - e non la semplice individualità - sia la condizione di possibilità dell'etica, del diritto e della politica (135-158). Il contesto sociale, in altri termini, non va inteso come una collezione di valori effettivamente condivisi, ma come lo sfondo perché possa darsi libertà, personalità morale, scelta assiologica (157) Questa tesi è corroborata dalla prospettiva ermeneutica, per la quale noi ci formiamo come interpreti creativi solo contro l'orizzonte della cultura.
Elena Pariotti, d'altra parte, mette in luce anche i limiti del comunitarismo di Taylor. Charles Taylor vorrebbe recepire in maniera critica l'ideale moderno dell'autonomia e dell'autenticità individuale, mostrando che è esso stesso storico, contestuale e qualitativo. Il carattere di orizzonte proprio delle culture lo autorizza a sostenere che una struttura liberale di diritti fondamentali può accogliere in sé eccezioni e immunità concesse a tutela delle culture, le quali sono anche autorizzate ad intaccare qualche diritto individuale. Questa tesi, tuttavia, appare pericolosamente vaga; e lo è - afferma l'autrice - perché Taylor è vago anche per quanto riguarda la definizione e il senso della comunità nell'economia del suo pensiero. Una cosa, infatti, è accettare una nozione debole di comunità culturale, come orizzonte di sviluppo di una personalità morale differenziata, e un'altra aderire a una comunità in senso forte, come intero che determina, in quanto tale, le scelte morali (193-229)
Questa vaghezza non esiste nelle idee che Elena Pariotti sviluppa per proprio conto, nel dialogo con Taylor, e che le permettono di assumere una prospettiva critica nei confronti del suo autore. Se è vero che la neutralità dello spazio pubblico è una illusione che, nelle nostre società sempre più eterogenee, sta mostrando la corda, non si può tuttavia parlare di morale e di diritto senza avere in mente un soggetto - o, meglio, diversi soggetti - in grado di fare le proprie scelte. Per questo, bisogna tendere verso uno spazio pubblico inclusivo, nel quale l'universalità non sia pensata come un fatto, bensì come un processo o una costruzione sempre in fieri, e nel quale i diritti non vadano individualisticamente intesi come unici e soli strumenti di aggregazione e conciliazione dei conflitti, ma come qualcosa che si colloca e si spiega, anti-individualisticamente, in un contesto sociale, politico e culturale più ampio, e soprattutto, intersoggettivo. (231-245)
Con una similitudine: i diritti non devono essere pensati come le sbarre di una gabbia, cioè come elementi strutturali sufficienti a costruire, da sé, l'oggetto che costituiscono, ma come fili rossi in un tessuto variopinto - dei fili che, da soli, non riuscirebbero a formare il tessuto sociale nella sua interezza, con tutti i suoi colori. Per questo, non possiamo risolvere i problemi propostici dal multiculturalismo fondandoci solo sulla sintassi del diritto, ma dobbiamo considerare anche il significato del diritto nel suo rapporto con la cultura e con la politica, cioè con degli orizzonti che lo devono connotare senza mai determinarlo. Se così non fosse, e se diritto, politica e cultura si riducessero a una cosa sola, la sensibilità multiculturale ricadrebbe in tribalismo e nazionalismo (193 ss.).
Ora, se ho ben compreso il pensiero dell'autrice, una posizione del genere comporta che il contesto comunitario del diritto non vada interpretato come un dato di fatto, ma come una condizione di possibilità o un orizzonte in costruzione. Questo carattere costruttivo rende indispensabile una sintassi dei diritti individuali: l'orizzonte comune non esiste come tale prima della nostra libera interpretazione. Se così non fosse, anche un diritto che, per fare un esempio novecentesco, imponga ad alcuni di portare una stella gialla a sei punte, sarebbe, in quanto contesto comune fattuale, qualcosa di intersoggettivo. Uno spazio pubblico inclusivo, un ideale non di intersoggettività di fatto, ma di intersoggettività di diritto, possono, forse, pensarsi più coerentemente come orizzonte assiologico e non ontologico. Altrimenti anche l'autrice potrebbe ricadere - come peraltro non avviene - nelle difficoltà che illustra con tanta chiarezza a proposito di Charles Taylor.


Maria Chiara Pievatolo

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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/

A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Recensioni" è curato da Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Maria Chiara Pievatolo.