Bollettino telematico di filosofia politica
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Ultimo aggiornamento 11 ottobre 2002

Alberto Pirni, Charles Taylor. Ermeneutica del sé, etica e modernità, Lecce, Milella, 2002, pp. 428.


Sintetizzando l’intento del suo lavoro, Taylor ha scritto che sua principale preoccupazione è sempre stata rispondere alla domanda: cosa rende "la nostra vita significativa e appagante, [...]", ovvero "degna di essere vissuta"? In questo denso e ricco volume, Pirni sostiene che trovare una risposta a questo interrogativo equivale per Taylor a "comprendere la nostra identità" (p. 19).

Il soggetto morale descritto da Taylor è - secondo l’autore - un soggetto in continuo mutamento tanto nelle scelte quanto nelle dinamiche che lo spingono ad effettuarle. L’evoluzione del soggetto morale può essere interpretata soltanto tenendo conto di diverse componenti, la prima delle quali è quella di un agire le cui motivazioni non possono essere ridotte al meccanismo stimolo/risposta. L’importanza della nozione di "agente" nella filosofia morale di Taylor giustifica l’ampia attenzione che ad essa l’autore dedica nella prima parte del suo lavoro. "In ambito morale non si può prescindere dall’agire e quindi dalla nozione di azione: "Le azioni sono in un certo senso abitate dalle intenzioni che le guidano, perciò azioni e intenzioni sono ontologicamente inseparabili" (p. 24). L’azione e l’intenzione danno vita ad un intreccio (esclusivamente umano) che spinge l’uomo verso un fine.

La "valutazione forte [la quale] implica significanze riferentesi al soggetto in quanto esse implicano il discriminare le nostre motivazioni come elevate o basse, o intrinsecamente buone o cattive" (p.63) è - scrive Pirni, citando Taylor - uno degli elementi costitutivi dell’agente morale. Accanto ad esso va posta l’articolazione: "un’unificazione cosciente dei nostri pensieri, sentimenti e così via [...] un processo di un io che si rende certo di se stesso [...]" (p. 67). L’articolazione costituisce una specie di cuscinetto che permette al soggetto di muoversi all’interno di uno spazio morale, vale a dire di abbandonare posizioni morali assunte e di abbracciarne di nuove. "La nostra valutazione forte non è mai data e, per così dire, fissata in noi una volta per tutte ma, grazie all’articolazione, essa è costitutivamente aperta, ovvero implica nel suo stesso concetto la possibilità di essere messa in discussione, integrata e resa dunque o più sicura, o abbandonata in favore di un’altra che consideriamo migliore, meglio rispondente alle nostre esigenze e meglio esprimente la situazione in cui ci troviamo" (p. 74).

L’agente morale è responsabile delle scelte operate, sebbene la sua sia una responsabilità attenuata dalla possibilità di effettuare continui cambiamenti, possibilità dischiusa dal processo di articolazione. "Noi siamo pertanto pienamente e in prima persona responsabili per l’approvazione, per l’assenso conferito ad un certo gruppo di valutazioni forti, per averne scelto alcune piuttosto che altre e, in conformità a tale scelta, per le azioni che da essa conseguono" (p. 79).

Individuato con il concetto di human agency il soggetto capace di assumersi la responsabilità di scelte morali; il passo successivo che Taylor compie - secondo Pirni - consiste nel porsi il problema fondamentale di definire l’uomo. La dimensione dell'agente è sufficiente a definire la dimensione peculiarmente umana? Per rispondere a questa domanda, Pirni introduce un ulteriore termine tayloriano: quello di rispondente, vale a dire di "un essere che può essere chiamato e che può rispondere [...] che non è indifferente alle cose e persone che lo circondano, bensì che si rapporta ad esse secondo un criterio di significanza" (p. 95).

Entrano in gioco qui due accezioni del termine persona: la prima indica un soggetto che possiede una ragione strumentale, un’intelligenza volta alla risoluzione di problemi; la seconda implica il concetto di agency. Solo in quanto agency la persona trova il suo carattere distintivo in quello che potremmo chiamare criterio della significanza. Taylor scrive, infatti, che cercando una definizione di uomo "ciò che ci apparirà evidente è che ci sono materie di significanza per gli esseri umani che sono peculiarmente umane, e non hanno nessuna analogia con gli animali [...] orgoglio, vergogna, bontà morale, malvagità, dignità, senso del valore, ecc." (cit. a p. 97).

Alla domanda: "cosa distingue le persone dagli altri agenti?", secondo Pirni, la risposta di Taylor è che la persona umana ha "un tipo di coscienza che apre l'agente al mondo inteso come [...] fonte di significati valoriali" (p. 99).

Ogni agente (human agency) si muove all’interno di un orizzonte costituito da domande morali fondamentali, ovvero da quello che Taylor chiama "il nostro spazio problematico". Di esso fanno parte tre questioni fondamentali: il significato della vita, gli ideali e i diritti. Le risposte a queste tre questioni definiscono per Taylor lo scopo della moralità, lo scopo della nozione di bene. Questi tre punti, di cui il primo è quello di maggiore significato per Taylor, costituiscono i "tre assi della vita morale" (p. 117).

Se la fine della metafisica, e delle grandi costruzioni sistematiche, impone alla filosofia di rivedere i suoi campi d'indagine, è evidente che per Taylor l’indagine filosofica deve orientarsi principalmente verso l’antropologia. Scrive Pirni: "La centralità assegnata alla questione sul significato della vita si spiega anche [nell’] aver sancito la fine della metafisica [la quale] determina anche la fine di un certo modo di fare filosofia. La filosofia contemporanea non ha più la possibilità di costruire e di proporre pretenziosi edifici metafisici; essa [...] deve cercare di legittimare per sé un ruolo forse più modesto, e tuttavia quanto mai prezioso [...]: l’edificazione di un’ermeneutica rivolta alla ricerca e all’esplicitazione di fonti di sensatezza per la vita di ogni uomo [...]. Ancora una volta il centro è posto sulla persona, sull’agente morale in quanto strong evaluator, anche se ora è introdotta la nozione di struttura, di quadro di riferimento" (p. 120).

Un individuo morale valuta e opera scelte, ma si chiede anche "Chi sono io?" Tale questione, relativa all’identità, diviene centrale nella modernità: "La questione sull'identità costituisce uno degli aspetti caratterizzanti la modernità. La questione "su chi sono io?" nell’epoca pre-moderna o non era affatto posta o, quand’anche lo fosse stata, trovava da parte del singolo uomo una risposta quasi immediata e per lo più scontata. La posizione, ovvero il ruolo, ovvero l'identità del singolo all'interno della società pre- moderna era sostanzialmente fissa [...]. La modernità comporta la fine di molte certezze [...]" (p. 127).

La risposta di Taylor alla domanda "Chi sono io?" è chiara: "Puoi dire di sapere chi sei se sai orientarti nello spazio morale, ossia nello spazio all'interno del quale nasce il problema di stabilire che cosa sia bene e cosa male, che cosa meriti di essere fatto e cosa no, che cosa abbia significato e importanza per te e cosa sia, invece, insignificante e futile" (cit. a p. 134). "La mia identità, ciò che io sono in quanto un sé, è essenzialmente definita dal modo in cui le cose per me hanno un significato" (p. 154). Per definirsi il soggetto deve dare senso alle cose. L’uomo è tale in quanto costruttore di significati. Il soggetto si crea un’identità donando significato alle cose. Proiettando fuori di sé il significato, investendo di significato ciò che lo circonda e il suo agire, egli prende coscienza della propria identità. L’alterità, il fuori, l’altro, il mondo, lo spazio pubblico, diviene così parte fondamentale nel processo di costruzione dell’identità.

Poter dire di sapere chi siamo significa dirlo a se stessi ma anche interagire con altri membri della comunità. Secondo Pirni, la "tesi secondo la quale un io esiste solo fra altri io va tenuta presente sia per offrire una definizione completa del concetto di identità [...] sia come punto di partenza per intendere le altre due linee tematiche fondamentali di Taylor a questo proposito: il linguaggio e la comunità" (p. 143). Il linguaggio ha per il filosofo canadese due caratteristiche peculiari: esso è sia "strumento della capacità umana di pensare", sia medium relazionale. Il linguaggio è sia costruttore di mondi sia strumento mediatico. La comunità, intesa in senso linguistico e culturale, è , invece, l’orizzonte di senso del soggetto, l’orizzonte nel quale esso non può astenersi dall’agire e quindi dall’essere agente morale.

Al tema della modernità fa da sfondo nella riflessione di Taylor il problema della secolarizzazione. Il processo di secolarizzazione, lo smarrimento religioso e la nascita di diverse fonti morali hanno lasciato il soggetto moderno privo d'identità, oltre che privo di Dio e di altri valori. Scrive Pirni: "Il fatto che la questione dell’identità si sia resa nell'età moderna sempre più "problema" non può anzi che comportare conseguenze avvertite innanzitutto sul piano del vissuto individuale. Scoprirsi a riflettere o a parlare della propria identità personale significa spesso esperire un senso di "spaesamento", non sentirsi "a casa", a proprio agio, avvertire, insomma, una sensazione di disagio" (p. 210). Il ripiegamento del soggetto su se stesso è dovuto, soprattutto, al venir meno della fonte morale teistica la quale, dall’illuminismo in poi, è divenuta una fra altre e non la fonte in assoluto.

Di fronte al pluralismo dei valori proprio della modernità il soggetto morale non può esimersi da un’interpretazione e da una valutazione. L’individuo tayloriano assume l’iperbene come ciò che è meritevole d’amore e come guida nelle scelte morali. L’iperbene è ciò che identifica l’uomo nel suo orientamento morale, è il paradigma che fonda la gerarchia fra i beni da perseguire. Dio è un iperbene, l’idea platonica è un iperbene, l’idea d’uguaglianza, di libertà, ecc. sono iperbeni. Essi sono epistemologicamente "sconvolgenti", al pari delle strutture scientifiche di Kuhn, in quanto possono essere non condivisi o alternativi alla prospettiva etica diffusa. L’iperbene costituisce, nella filosofia morale di Taylor, l’orientamento al bene che permette al soggetto di rimanere ancorato alla sfera della moralità, senza perdersi nel vasto mare delle fonti morali che la modernità ha portato con sé. È presente una svolta nell’epoca moderna, la "svolta verso l'interiorità" che il soggetto ha effettuato nelle sue scelte morali. Non riconosciamo più un’autorità esterna che indichi il percorso da seguire siamo noi a sceglierlo e ogni individuo ha il diritto e il dovere di sceglierlo e anche di cambiarlo: "Nessuno altro può, o deve, tentare di dettarne il contenuto" (p. 332).

Il pluralismo e l’assenza di un’autorità esterna alla quale sia possibile affidarsi spiegano la centralità che l’ermeneutica assume nella filosofia di Taylor, aspetto al quale Pirni dedica la terza e ultima parte del suo lavoro. "L’ermeneutica - scrive Pirni - si configura innanzitutto come una filosofia dell’interpretazione, una disciplina che non si propone di "definire" o di "fondare", ma, appunto, di "interpretare", comprendere e chiarire ciò che già può dirsi "definito" attestato nella Sacra Scrittura, stabilito e contemplato in una norma giuridica, ovvero sedimentato dalla tradizione e dalla storia. In una prospettiva filosofica che si richiama esplicitamente alla dimensione ermeneutica non deve dunque essere cercata alcuna definizione "stabile" e fissata una volta per tutte, e quindi neppure alcuna "fondazione" che si sottragga al "circolo ermeneutico", al continuo e inesausto rimando ad una ulteriore e migliore chiarificazione di ciò che si presuppone di definire" (p. 218). Conseguentemente, una posizione etica fondata sull’ermeneutica non prende in carico leggi dall’esterno (Chiesa o Stato), ma è il soggetto stesso ad assumere, di volta in volta, la scelta eticamente migliore. Questa concezione della morale è del tutto moderna e inaugurata da Kant.

INDICE:

PARTE PRIMA - La nozione di agente
I 1. Il concetto di agency
1.1.Un abituale obiettivo polemico
1.2.Il concetto di agency
1.3. Alcuni referenti teorici
2. L'agente in quanto strong evaluator
2.1. Import e Valutatore forte

3. Articolazione
3.1. Articolazione e autointerpretazione
3.2. L'apertura al pluralismo e la responsabilità
3.3. La dimensione linguistica
4. Agente e persona. Un primo bilancio.

PARTE SECONDA - Identità e modernità
5. Dall'agente all'ontologia morale
5.1. Identità e ontologia morale
5.2. Problema ontologico e problema trascendentale
6. L'identità fra linguaggio e comunità
6.1. Identità
6.2. Linguaggio
6.2.1.Modernità e linguaggio. Inquadramento teoretico
6.2.2.Espressivismo linguistico e identità
6.3. Comunità
7. La storia dell'identità moderna
7.1. Una questione di metodo
7.2 L'identità e la sua storia.
7.3 Alcune precisazioni
8. Identità, modernità, disagio. Un secondo bilancio

PARTE TERZA - Una fondazione ermeneutica dell'etica
9. Lo statuto del ragionamento pratico
9.1. Un approccio ermeneutico dell'etica
9.2. Il principio della spiegazione migliore
9.3. Il ragionamento pratico
10. L'etica e il bene
10.1. Il contesto teorico del discorso sul bene
10.2. I beni e l'iperbene
10.3. Il ruolo delle valutazioni forti
11. Il bene costitutivo e l'opzione teistica
11.1. L'iperbene in quanto bene costitutivo
11.2. Le fonti morali e gli imperativi Il teismo: un'opzione?
11.3. Pluralismo religioso ed esiti della secolarizzazione
11.4. Etica e motivazione. Un terzo bilancio
12. Prospettive ulteriori: etica ed ermeneutica della complessità

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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/



A cura di:
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Nico De Federicis
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Progetto web
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Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000


Il settore "Recensioni" è curato da Brunella Casalini, Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Angelo Marocco, Gianluigi Palombella, Maria Chiara Pievatolo.