Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 19 giugno 2001

A. Zanini – U. Fadini (a cura di), Lessico postfordista. Dizionario di idee della mutazione, Milano, Feltrinelli, 2001

Il Lessico postfordista curato da Adelino Zanini e Ubaldo Fadini, composto di sessantuno voci corredate da un'ampia bibliografia generale, è il risultato di un'originale impresa collettiva, alla quale hanno partecipato cinquanta autori italiani e stranieri provenienti dal mondo accademico e dal campo editoriale e pubblicistico, nonché da movimenti politici e sociali. Molte delle voci contenute nel Lessico non si limitano ad offrire un'informazione ragionata, come si conviene ad uno strumento di consultazione, ma si presentano come brevi saggi, di taglio critico, generalmente tesi ad indicare possibili direzioni di ricerca.
Nell'Introduzione al volume i curatori propongono la traccia di un ipertesto in grado di connettere tra loro le voci del dizionario - operazione che d'altra parte mette in luce l'assenza, all'interno delle singole voci, di un'adeguata rete di rimandi interni. La traccia muove, inevitabilmente, da un tentativo di chiarificazione della nozione di “postfordismo”:

“Il termine indica un modello sociale il cui modo di produzione non è più dominato da forme di accumulazione verticalmente integrate e di distribuzione della ricchezza contrattate tra rappresentanze collettive e supervisionate dallo stato, bensì da forme di accumulazione flessibili, capaci di integrare, di mettere in rete, modi, tempi e luoghi di produzione tra loro molto diversi: dalla fabbrica robotizzata alla cascina Hi-Tech, dal distretto industriale alle maquilladoras messicane, ai templi della finanza globale.
Ne esce ridisegnato il carattere (inter)nazionale dei processi di produzione e controllo. In primo luogo è riformulato il rapporto tra sovranità politica e sfera economica; in secondo luogo, i processi mondiali di creazione di ricchezza, al cui interno i differenziali salariali tra le diverse realtà nazionali vengono utilizzati per la costruzione reticolare delle imprese su scala transnazionale. Essenziale in ciò è il legame tra informazione, comunicazione, sapere e produzione.” (pp. 11-12)

Appare qui evidente che l'orizzonte teorico entro il quale il Lessico postfordista si muove è quello di un rinnovato interesse per la riflessione marxiana sul rapporto tra "struttura" e "sovrastruttura", stimolato in anni recenti da fenomeni di crescente intensificazione del rapporto tra sapere (comunicazione, informazione, linguaggio) e produzione. In ambito marxista, al tradizionale orientamento fondato sulla centralità del modo di produzione nella determinazione del modello sociale, si suole contrapporre una sensibilità di tipo gramsciano, maggiormente attenta al ruolo degli aspetti sovrastrutturali. Essa conduce in alcuni casi, anche a partire dall'incontro con discipline come l'antropologia e la psicoanalisi, all'uscita dall'orizzonte teorico marxista strettamente detto. Queste diverse sensibilità sono chiaramente presenti all'interno del Lessico, che di conseguenza non giunge, nel suo complesso, ad una definizione inequivoca del "postfordismo". Il termine indica dunque, nell'opera, tanto il modo di produzione emergente dai processi di globalizzazione (accezione ristretta), quanto il modello sociale ad esso corrispondente (accezione ampia).
Il principale intento dei curatori e degli autori del Lessico postfordista è d'altra parte quello di mettere in luce i tratti salienti di questa nuova "grande trasformazione" politica e sociale:
  1. in primo luogo, nel mondo postfordista muterebbe il rapporto tra economia e politica, con l'indebolimento della sovranità statale a favore di una nuova sovranità monetaria, detenuta innanzitutto dalle istituzioni internazionali di Bretton Woods (“di economic policies – osservano i curatori - è fatta la politica moderna, almeno a partire dalla fine degli anni venti; i principali attori d'essa, tuttavia, oggi non sono più i soggetti istituzionali, le cui capacità di governo sono fortemente compromesse”);
  2. in secondo luogo, si affermerebbe un nuovo modello di società, fondata sulla centralità della comunicazione e della produzione di immaginario e orientata al rischio e alla precarietà diffusa piuttosto che alla protezione sociale degli individui: in particolare il lavoro, assunto come “spia” essenziale della transizione postfordista, si identificherebbe con la “fatica del linguaggio”, con forme sempre mutevoli di interazione simbolica, linguistica e cognitiva (“l'agire comunicativo – osserva Paolo Virno - prepondera in tutti i settori industriali”), richiedendo una costante disponibilità all'acquisizione di nuovi ruoli e nuove competenze, in un'altalena continua di occupazione, inoccupazione, formazione;
  3. in terzo luogo, sul piano della costruzione delle identità collettive e individuali si realizzerebbero, nelle società postfordiste, mutamenti profondi e politicamente ambivalenti: nel contesto della crisi degli stati-nazione, ad esempio, sembrerebbero poste le premesse sia per nuove forme di imperialismo inclusivo (ispirato, secondo la tesi di Michael Hardt, al sogno della progressiva incorporazione di “un intero regno globale” piuttosto che all'idea del dominio di territori stranieri), sia per la creazione di nuove identità territoriali sovrane escludenti (in riferimento al processo di costruzione dell'Unione Europea, osserva ad esempio Marcello Maneri, “non si può evitare di considerare che il suo primo atto ufficiale – gli accordi di Schengen – è consistito nella costruzione della categoria degli esclusi”); dal punto di vista dell'esperienza soggettiva, d'altra parte, l'incertezza identitaria indotta dagli sviluppi della scienza e della tecnica (dalle tecnologie informatiche e digitali alle biotecnologie) potrebbe indurre tanto alla difesa regressiva di presunte identità originarie quanto, come afferma Antonio Caronia, all'assunzione dell'ibridazione con l'artificiale come prospettiva ineluttabile.
La discussione di questi temi apre, nel Lessico postfordista, almeno tre percorsi di lettura, intesi come direttrici di ricerca lungo le quali gli autori si dispongono con notevole autonomia teorica e mostrando un'ampia varietà di punti di vista.
In particolare, al complesso di questioni che ruotano attorno alle nuove configurazioni dell'economia e della politica nelle società postfordiste sono dedicate, tra le altre, le voci Agenzie monetarie transnazionali (C. Herold), Costituzione e sfera pubblica (S. Mezzadra), Finanza etica (L. Piccioni), Globalizzazione (C. Marazzi), Guerra (A. Dal Lago), Impresa (B. Vecchi), Legittimazione (B. Accarino), Sovranità (L. Ferrari Bravo), Strategie lillipuziane (M. Meloni), Toyotismo (G. Polo), che mettono in risalto i fattori di discontinuità emergenti nella transizione al postfordismo, dal cambiamento del modo di produzione e delle forme dell'agire politico, al mutamento di ruolo delle istituzioni di Bretton Woods, al nuovo protagonismo delle multinazionali e del capitale finanziario, fino alla crisi dei modelli costituzionali sorti nel secondo dopoguerra e all'evoluzione della strategia militare occidentale in seguito alla fine del bipolarismo Usa-Urss.
Di società della comunicazione, dell'immaginario e del rischio, nonché di trasformazioni del lavoro e crisi dello stato sociale si occupano, in particolare, le voci Capitale culturale (M. Guareschi), Comunicazione (R. Scelsi), Consumo (R. de Biasi), Feticismo (A. M. Iacono), Lavoro e linguaggio (P. Virno), Media (F. Tonello), Rete (E. Guarneri), Spettacolo (F. Berardi), Terzo Settore (P. Tubaro), Welfare (A. Del Re), nelle quali da una parte emergono le grandi linee del dibattito politico attuale intorno a questioni come il destino del Welfare o le nuove forme del lavoro, e dall'altra si offrono le coordinate storiche e teoriche utili a delineare una ricerca, in primo luogo epistemologica, intorno ai problemi salienti posti dalla società delle immagini e delle merci.
Infine, alla costruzione delle identità individuali e collettive, oggi esposte al duplice rischio di una patologica cristallizzazione e di un'illusoria dissoluzione, nonché alla presa di nuove e onnipervasive tecniche di manipolazione, sono dedicate tra le altre le voci Biopolitica (M. Guareschi), Biotecnologie (F. Terragni), Corpo (T. Villani), Cyborg (A. Caronia), Esclusione/inclusione (M. De Carolis), Esodo (A. Zanini), Gender (L. Borghi), Identità (R. Genovese), Migrazioni (S. Mezzadra), Nomadismo (A. Zanini), Sicurezza e paura (S. Palidda), Singolarità/singolarizzazione (M. Guareschi), Straniero (M. Maneri), Transgender (H. Velena).
Non è qui possibile entrare nel merito delle molteplici questioni aperte in questi gruppi di saggi, né tantomeno rendere conto degli ulteriori percorsi di lettura che il Lessico postfordista consente di costruire intorno a temi cruciali come, solo per citarne alcuni, i nuovi diritti e le nuove forme di cittadinanza, le nuove configurazioni della pratica politica e le attuali forme di resistenza ai processi di globalizzazione, la centralità delle questioni poste dal femminismo nella transizione al postfordismo, l'indebolimento del senso della storia (ai quali si dovrebbe aggiungere, probabilmente, una questione sensibilmente sottovalutata nel volume, relativa alle nuove frontiere della questione ambientale). Non è possibile, inoltre, dare un'idea adeguata della complessa mappa teorica che il Lessico finisce per delineare, discutendo da una parte le tesi sui processi di globalizzazione e la crisi della modernità elaborate in anni recenti da autori come Beck, Bauman, Geertz, Giddens, Ritzer, Sassen, Sennett, e riprendendo dall'altra alcuni caposaldi teorici presenti nelle opere di Bateson, Bourdieu, Deleuze, Foucault, Haraway, Luhmann.
Vale tuttavia la pena sottolineare che il volume curato da Zanini e Fadini lascia aperta una questione teorica di carattere generale come quella relativa al rapporto tra “postfordismo” e “postmoderno” (ci riferiamo, con quest'ultimo termine, a quella corrente del pensiero contemporaneo che a partire dal saggio di J.F. Lyotard su La condizione postmoderna, del 1979, postula la perdita di credibilità delle "grandi narrazioni" moderne, come quelle relative alla ragione e al progresso). Gli autori del Lessico postfordista attribuiscono infatti significati e valori diversi alle due nozioni: alcuni, in virtù della centralità attribuita al modo di produzione nel determinare un concreto modello sociale, considerano centrale la nozione di “postfordismo” e tendono a screditare come generica, oltre che pericolosamente nichilistica, la nozione di “postmoderno”; altri, evidentemente più propensi a considerare in termini di circolarità il rapporto tra modo di produzione e modello sociale, utilizzano invece senza problemi la nozione di “postmoderno” e lasciano intendere che, al di là delle possibili derive nichilistiche, essa possa essere impiegata in un'accezione molto vicina alla definizione ampia del termine “postfordismo”.
Si tratta, chiaramente, di una questione di notevole interesse, in quanto ad essere chiamato in causa è il diverso rapporto che gli autori del Lessico intrattengono con le categorie marxiane e con il pensiero del tardo Novecento. In tal senso, e tenendo conto anche delle molteplici questioni particolari poste dai singoli autori, appare evidente che il volume curato da Zanini e Fadini potrebbe rappresentare la prima tappa di una ricerca collettiva, di taglio critico, tesa a portare in luce, formulare ed interrogare i problemi aperti dalla transizione in atto.


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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/



A cura di:
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Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000


Il settore "Recensioni" è curato da Brunella Casalini, Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Angelo Marocco, Gianluigi Palombella, Maria Chiara Pievatolo.