Bollettino telematico di filosofia politica
Il labirinto della cattedrale di Chartres
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Ultimo aggiornamento 29 ottobre 2000

B. Beccalli (a cura di), Donne in quota. E' giusto riservare posti alle donne nel lavoro e nella politica?, Feltrinelli, Milano 1999.

I saggi raccolti in questo volume, preceduti da una introduzione di Bianca Beccalli, mostrano chiaramente come la maniera in cui si sono venuti affermando i diritti delle donne o diritti di "genere", nell'ambito del lavoro e della rappresentanza politica a tutti i livelli – dopo il femminismo degli anni '60 e '70 - sia stata attraverso quella che gli anglosassoni chiamano "Affirmative Action", ovvero la cosiddetta "azione positiva".

E' quest'ultima infatti che ha permesso di conciliare i valori di libertà e di uguaglianza della tradizione politica occidentale alla base dei non meno tradizionali diritti civili classici con i nuovi diritti emergenti delle donne in virtù innanzitutto del loro inserimento nel mondo del lavoro. Sia in base al vecchio accorgimento della regola e dell'eccezione, sia in base al principio per cui l'uguaglianza non consiste sempre e soltanto nel trattare tutti in maniera uguale o "neutrale", ma anche talora nel trattare in maniera differenziata coloro che sono in posizione diversa.

E infatti il libro mostra che attraverso la "Affirmative Action" o azione positiva sia la Suprema Corte federale americana che la Corte di giustizia europea che infine la Corte Costituzionale italiana, non hanno avuto difficoltà fino alla prima metà degli anni '90 a riconoscere una discriminazione a favore delle donne, attraverso il sistema delle "quote" ad esse riservate nel mondo del lavoro, dell'istruzione o della rappresentanza politica, senza che questo significasse abbandonare il classico valore della uguaglianza come "uguaglianza di opportunità" o che prescinde dal riferimento o dall'appartenenza a qualsiasi "gruppo". In tal modo i tradizionali diritti civili risultavano, nei confronti della nuova posizione occupata dalle donne nella vita sociale, non già abbandonati ma per così dire "rinforzati" o elevati alla "seconda potenza".

E' vero che a partire dalla metà degli anni '90 –proprio quando cioè, si può notare, più forte si era fatto nei paesi occidentali l'inserimento delle donne nel mondo del lavoro, sicché i loro diritti più chiaramente rischiavano di apparire come diritti "nuovi" o postwelfaristici- in perfetta sintonia fra di loro la giurisprudenza ad es. della Suprema Corte Federale americana, quella della Corte di Giustizia europea e quella infine della Corte Costituzionale italiana sono sembrate invertire decisamente la rotta: sottolineando il conflitto fra la nozione di uguaglianza come "uguaglianza di opportunità" alla base dei tradizionali diritti civili e l'uguaglianza come "uguaglianza di risultati" ispiratrice della politica delle "quote" riservate ai soggetti più deboli o svantaggiati nel mercato del lavoro o nella rappresentanza elettorale. Nel senso precisamente che l'una non poteva mai completamente surrogare o sovrapporsi all'altra, ovvero nel senso che qualsiasi discriminazione avvenisse, a favore di chiunque fosse perpetrata, rimaneva pur sempre una discriminazione inconciliabile con l'uguaglianza di opportunità spettante a tutti gli individui come tali.

Ma se questo è indubbiamente vero, alcuni saggi del volume sottolineano come neppure tali più recenti espressioni della giurisprudenza costituzionale a proposito dei diritti delle donne, abbiano in realtà posto fine all'affermazione di tali diritti. Il brusco mutamento di rotta di tale giurisprudenza è infatti venuto via via esso stesso attenuandosi, l'azione positiva o l' "Affirmative Action" non è stata totalmente rigettata: essa è stata piuttosto spostata ad una applicazione caso per caso, ovvero è stata riservata una maggiore attenzione ai casi singoli o concreti.
Sicché in conclusione può dirsi che l' "Affirmative Action" continua in varie forme a rimanere lo strumento più utilizzato –si pensi ad es. alla maggior "credibilità" attribuita alle donne nei confronti di denunce di "molestie sessuali" da esse subìte sul luogo di lavoro- per la conciliazione della uguaglianza "universale" o "neutrale" con l' "uguaglianza dei risultati", ovvero per considerare i nuovi diritti individuali, tra cui appunto i diritti delle minoranze etniche o cosiddetti diritti "polietnici" e i diritti di "genere", alla stregua dei diritti civili tradizionali "rinforzati" o alla "seconda potenza".

Antonio De Gennaro


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Il Bollettino telematico di filosofia politica è ospitato presso il Dipartimento di Scienze della politica della Facoltà di Scienze politiche dell'università di Pisa, e in mirror presso www.philosophica.org/bfp/



A cura di:
Brunella Casalini
Emanuela Ceva
Dino Costantini
Nico De Federicis
Corrado Del Bo'
Francesca Di Donato
Angelo Marocco
Maria Chiara Pievatolo

Progetto web
di Maria Chiara Pievatolo


Periodico elettronico
codice ISSN 1591-4305
Inizio pubblicazione on line:
2000

Il settore "Recensioni" curato da Nico De Federicis, Roberto Gatti, Barbara Henry, Maria Chiara Pievatolo.